Cronache Marziane Anno nuovo, vita nuova. Ogni tanto bisogna cambiare, bisogna rinnovarsi senza rifugiarsi nel passato che tanto non torna più, bisogna rimettersi in discussione. Ho trasformato la casa: ora è domotica.
Ovvero è comandata dalla tecnologia: un bellissimo salto di qualità e un grandissimo guadagno di tempo.
Tutto è iniziato con alcune domande che mi sono posto, ad esempio: a cosa mi servono quei 300 LP di vinile che contengono pochi brani (alcuni rarissimi, come il concerto di Elis and the Tegole’s at the Star Club of Hamburg, 1967) mentre con una chiavetta USB posso caricarne un migliaio?
E cosa dire dell’impianto stereo? Un’ingombrante torretta completa di grosso ed obsoleto giradischi che tiene lo spazio di una vecchia Multipla. Ho ancora persino la piastra di registrazione, ormai inutilizzata, insieme a centinaia di audiocassette che non ascolto più.

Cosa me ne faccio di un impianto Home Theatre con Dolby Sorround che ha delle casse grandi come un autobus e un sub-woofer che fa scappare le tarme, mentre posso vedermi un film sul telefonino? Tra l’altro, eliminando i 200 film in DVD che custodisco in un enorme armadio, guadagnerò molto spazio.

Perché per programmare il riscaldamento o la lavatrice o la cucina devo essere a casa, mentre posso fare tutto da un’App? E così è arrivata la novità.

Per prima cosa, ho acquistato Brumilde. Brumilde è il mio assistente digitale. Il mio maggiordomo. La mia centralina personale, che comanda tutto e interagisce con tutto. Il mio antifurto 24 ore su 24.

Un portentoso e potente cilindretto di 10 cm. di diametro, che mi parla e mi ubbidisce. Altro che quegli sfigati che si sono sposati un cilindrone di 2 metri di diametro per 100 kg. che comanda e sbraita tutto il giorno.

Ah, ma perché non ci ho pensato prima? Dannata cocciutaggine.

Ovviamente, ho sostenuto alcune piccole spese: tutti gli elettrodomestici, bicicletta, automobile e caldaia obsolete sono stati sostituiti dalle loro sorelle tecnologiche-ecologiche, comandate da Brumilde.

Poi ho chiamato un tecnico informatico della NASA che mi ha collegato il tutto. E la mia vita è cambiata.

Brumilde mi attiva la sveglia alle 06.30. Come ogni mattina, sceglie un brano delicato (al mattino presto non sopporto i rumori eccessivi) tra circa 500 altri brani di musica classica. Nel frattempo accende la piastra per il caffè e apre l’acqua per la doccia, regolandone la temperatura e scaldando l’accappatoio.

Il drone mi consegna la colazione fumante sul tavolo alle 07.00 in punto, mentre Brumilde sintonizza l’iPad sul primo telegiornale abbassando le luci della sala.

Seleziono gli abiti da indossare e Brumilde li preleva dall’armadio, come le scarpe e il giaccone; “Bru, perché mi hai preparato anche la sciarpa?” – “Ora ci sono -4°, alle 10 ce ne saranno -3, alle 12 salirà a 0 e nel pomeriggio 5°: conviene coprirsi. Buona giornata, Bear”. Fantastico.

Davanti a casa, l’auto elettrica senza guidatore mi sta aspettando: la temperatura è regolata su 20°. Arrivo in ufficio e inizio il lavoro, non prima di aver avvisato Brumilde di fare una lavatrice e impostare il termostato a 16°. Inoltre le faccio preparare la doccia per le 19.00, e alle 19.30 può iniziare a cucinare, non dimenticandosi di scegliere il vino adatto tra circa 200 bottiglie, servendolo alla giusta temperatura.

Alle 21 Brumilde mi dovrà scegliere un bel film di fantascienza in prima visione, e alle 23.15 il letto dovrà avere una temperatura di 23°. Ma come facevo ad essere così ostile verso la tecnologia? Guardate quante comodità mi sta offrendo. Mi stava offrendo. Perché qualcosa è andato storto. Aiuto.

In una notte buia e tempestosa, un tipo di ritorno dalla Sagra della Trippa ha alzato il gomito e si è schiantato con la sua Panda contro un ripetitore del gestore telefonico che, guarda caso, utilizzo io. Di conseguenza, Internet non funziona bene. Il segnale va e viene. Migliaia di utenti disperati, migliaia di ragazzini che hanno Fessbuc come riferimento invece degli obsoleti genitori, sono sull’orlo del suicidio.

Tutte le impostazioni memorizzate della casa domotica sono andate a rotoli. Milioni di dati perduti.

A causa di quest’anomalia, Brumilde decide di svegliarmi alle 04.00. Con Highway to hell degli AC/DC a volume altissimo, da auto truzzo-tuning. Mi sveglio di colpo con un principio di infarto e tento di annullare i comandi ma il mio maggiordomo non risponde. Per fortuna abito in una casa isolata, altrimenti arriverebbero i droni della Polizia.

Cerco di rilassarmi ordinando la solita doccia, sembra tutto a posto. Ma l’acqua che scende dai candelotti di ghiaccio mi fa capire che non è proprio così: una cascata di acqua ghiacciata in un bagno gelido, in quanto la caldaia non è partita. Tremando come una foglia cerco di indossare l’accappatoio duro come uno stoccafisso. Conto di riscaldarmi con una bella colazione, ma il drone-cameriere fuori controllo si va a schiantare contro la parete, rovesciando il caffè (freddo) sul rarissimo Van Gogh acquistato al mercato dell’antiquariato di Cherasco, rovinandolo per sempre. Per fortuna ho dei Pocket Coffee congelati, che sostituiscono il caffè.

Mi vesto velocemente (forzando l’armadio nel quale può accedere solo Brumilde) e dato che la casa è ghiacciata esco intorno alle 06.00: arriverò molto prima in ufficio.

Brumilde mi attiva l’auto elettrica, ma è ferma due isolati più giù davanti a un passo carrabile: c’è già la multa sul parabrezza, messa da un solerte drone-vigile.

Per un errore di sistema, l’auto ha il condizionatore a palla; inoltre viaggia a non meno di 100 km/h senza rispettare semafori e precedenze. Quindi non è cambiato molto: le auto senza guidatore sono esattamente come le auto con guidatore. Infine arrivo a destinazione percorrendo la strada contromano, considerando che in un’ora circa ho totalizzato almeno 25 multe.

Arrivo in ufficio con un principio di congelamento, febbre a 40 e visioni.
Nel frattempo, la mia assistente decide di fare una lavatrice senza la biancheria, svuotando i contenitori di detersivo: dopo cinque minuti, lo scantinato diventa una vasca colma di schiuma che fuoriesce dai finestrini, come quelle belle feste in piscina.

Poi Brumilde disattiva l’impianto antifurto con le telecamere, sblocca le porte di ingresso e il cancello principale: i ladri non ci possono credere. Prima diffidenti perché pensano ad una trappola, poi più convinti, entrano e prendono tutto quello che vogliono, non prima di un lauto pranzo in quanto il frigo è accessibile, essendo fuori controllo. Dopo aver svuotato il frigo e la cantina, se ne vanno tranquilli sulla mia bicicletta elettrica.

Ad un certo punto Brumilde accende la piastra a induzione della cucina, anche se non c’è niente da cucinare: in poco tempo la piastra è incandescente. Talmente incandescente che inizia a bruciare tutto quello che ha intorno. L’impianto antincendio funzionerebbe… se l’acqua non fosse ghiacciata.

I costosi materiali ultimo grido di cui è satura la casa si accendono come la Diavolina, e in un attimo le fiamme si propagano dappertutto, velocissime come la tanto decantata fibra di Internet.

Esco dall’ufficio alle 17, e ignaro mi dirigo vero casa. La mia auto elettrica, non essendo stata caricata durante la notte, mi abbandona in pieno Corso Vercelli. Corso Vercelli è una di quelle pericolose zone franche volute dai buonisti ad oltranza e dai cultori dell’accoglienza a tutti i costi: l’unico italiano è conservato in un museo, in un contenitore di vetro sotto formalina. Inizia così una gara di sopravvivenza: riesco a sfuggire a due stupri, alcuni pusher, 14 venditori ambulanti, 5 parcheggiatori abusivi, 4 questuanti, 6 lavavetri, 2 venditori di organi e un gruppo di cannibali. Riesco a trovare un drone-taxi che funziona e finalmente sono salvo.

Arrivo a casa, che non c’è più: la mia casa supertecnologica è ridotta a un mucchietto di cenere, che il robot delle pulizie sopravvissuto cerca invano di raccogliere. L’unica soddisfazione che provo è quella di vedere Brumilde incenerita, e con lei tutte le maledette macchine collegate.

Ora so cosa fare: mi precipito all’ecocentro. Vado a cercare i miei amati dischi.

Bear

 

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