PiazzeAmicheWEBAprile, dolce dormire, dice un noto detto popolare. Ma è anche il mese in cui è piacevole muoversi, ormai usciti dal torpore invernale. Le ore di luce si sono allungate, non fa più freddo, ma non fa ancora caldo. È il momento giusto per programmare una gita primaverile. Magari non nelle mete turistiche più gettonate, come Venezia, Firenze, Roma, troppo affollate. Meglio riscoprire quell’Italia minore, di località più piccole, ma ricche di storia, tesori artistici ed enogastronomici.
Le migliori guide per queste riscoperte possono essere le Pro Loco, per il loro legame diretto con il territorio. Proprio partendo da queste considerazioni, la nostra Pro Loco di Caselle vi ha proposto l’uscita turistica, nei giorni 12-13-14 aprile, con meta i Castelli Romani e la Sagra del Carciofo Romanesco di Ladispoli. Tre giorni alla scoperta di alcune chicche, in collaborazione con le Pro Loco amiche di Ladispoli e di Frascati.


 

Ladispoli: la Sagra del Carciofo Romanesco

Se una sagra arriva alla 69° edizione, non può che essere di successo. Si tratta, ci spiegano alla Pro Loco di Ladispoli, della più antica kermesse a livello mondiale dedicata a questo ortaggio, e vanta oltre quaranta tentativi di imitazione.  L’idea della manifestazione nacque ai tavoli della trattoria “La Tripolina”, nel 1950, da una discussione fra i soci pro loco. L’intento originario, rimasto immutato per tutte le successive edizioni della sagra, era quello di divulgare e far conoscere nel territorio circostante le virtù di questo ortaggio, e allo stesso tempo promuovere Ladispoli oltre i suoi confini.

La sagra ha cadenza annuale e la sua data è fissata in base al calendario agricolo di raccolta dei carciofi. Normalmente si svolge nel mese di aprile seguendo di poco, o come quest’anno anticipando, le festività pasquali.
La manifestazione dura tre giorni, dal pomeriggio del venerdì, con l’arrivo dei primi espositori, alla domenica sera, quando si svolge la cerimonia di chiusura con grandi spettacoli pirotecnici. Il protagonista assoluto è lui, la Mammola, il vero carciofo romanesco: si tratta di una cultivar testa larga e tondeggiante, che meglio di altre varietà si presta a essere cucinata intera, come nelle due ricette tipiche della tradizione romana: alla giudia e alla romana. Durante il periodo della sagra i migliori ristoratori della città propongono diversi menu a prezzo fisso, a base esclusivamente di carciofi, dall’antipasto al dessert. Ma per chi non vuole mangiare solo carciofi, le alternative sono molte: si possono trovare nella Piazza dei Sapori, allestita nel cuore della cittadina balneare: lì sono montati venti chalet, ognuno dei quali ospita le specialità di una regione d’Italia.

Uno dei momenti clou della sagra di Ladispoli è il concorso che vede sfidarsi i produttori di carciofi del territorio in una gara molto particolare: la scultura di carciofi. Utilizzando soltanto i petali o i fiori interi del gustoso ortaggio gli artisti per un giorno devono cimentarsi con la realizzazione di vere e proprie opere d’arte, che vengono esposte e premiate durante la manifestazione.

 

Castelli Romani: l’abbazia di San Nilo a Grottaferrata

Grottaferrata, cittadina dei Colli Albani posta su un’altura di natura vulcanica, conserva una chiesa molto particolare, davvero rara per i territori italiani in cui le celebrazioni religiose avvengono secondo il rito occidentale: l’abbazia di San Nilo.

abbazia di San Nilo a Grottaferrata

Protetta da una cinta muraria imponente, l’abbazia è sede particolare di rito bizantino della Chiesa cattolica.

Il monastero è stato fondato nel 1004 da un gruppo di monaci greci provenienti dalla Calabria per sfuggire alle incursioni saracene, guidati da S. Nilo da Rossano. Sul luogo ove fu fondato il monastero si trovavano i resti di una antica villa romana di età imperiale, fondata a sua volta sui resti di una cella sepolcrale di età repubblicana, che si dice essere la tomba della figlia di Cicerone.
La grata in ferro a protezione delle finestre del sepolcro diede il nome a
Grottaferrata.
Tipica delle chiese bizantine è l’iconostasi, una parete divisoria che separa la navata riservata ai fedeli dall’altare. Durante le celebrazioni le tre porte del muro divisorio vengono aperte per permettere di vedere l’altare. Il sacramento dell’eucaristia avviene con vino e pane lievitato, secondo quanto riportato dal Vangelo di San Giovanni. Il matrimonio, invece, prevede l’incoronazione degli sposi; questi, dopo avere bevuto il vino dallo stesso calice, girano per tre volte intorno all’altare con una candela in mano. Il percorso della vita coniugale illuminata dalla luce del credere.

 

Castelli Romani: Villa Falconieri, gioiello nel cuore di Frascati

Nella città di Frascati, uno dei numerosi borghi che costituiscono la zona dei Castelli Romani, si erge una meravigliosa villa situata in posizione elevata rispetto al centro urbano: Villa Falconieri. Si tratta della più antica delle Ville Tuscolane, le dimore patrizie costruite tra il XVI ed il XVII secolo da nobili famiglie romane per trascorrervi momenti di ozio e di svago. Durante il periodo della cattività avignonese, quando il papa trasferì la sua sede in Francia, gli aristocratici romani si spostarono dalla città di Roma verso località più sicure, facendo costruire sulle alture dei Colli Albani castelli e fortificazioni che assicuravano loro protezione e riparo.

Villa Falconieri a Frascati

Villa Falconieri venne costruita nella prima metà del XVI secolo per volere di Alessandro Rufini, vescovo di Melfi, che fece erigere la sua dimora nelle vicinanze dell’area del Tusculum, l’antica città romana fondata secondo la leggenda da Telegono, figlio di Ulisse e della maga Circe. Il palazzo nobiliare cambiò più volte proprietario fino a che non fu acquistato nel 1628 da Orazio Falconieri, che chiamò l’architetto Francesco Borromini per il suo restauro. Gli spazi interni del palazzo vennero affrescati tra il Seicento ed il Settecento con motivi mitologici, ritratti dei componenti della famiglia, paesaggi della campagna romana.

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, Villa Falconieri divenne la sede delle truppe tedesche comandate dal Feldmaresciallo Kesserling. Durante il tragico bombardamento di Frascati, nel settembre del 1943, furono sganciate dai bombardieri americani più di mille bombe, causando  la morte di centinaia civili e la distruzione del 90% della cittadina laziale. Anche l’ala destra di Villa Falconieri venne giù e fu restaurata soltanto nel 1959. Oggi il palazzo ospita l’Accademia Vivarium Novum, un’istituzione di promozione ed insegnamento delle lingue classiche, che ogni domenica mattina organizza delle visite guidate, tenute da studenti provenienti da ogni parte del mondo, per coloro che arrivano a Frascati con l’intento di conoscere questo gioiello architettonico.

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