Il problema dell’abbandono delle deiezioni canine continua ad essere di attualità, purtroppo. Anche perché cambiare le abitudini di qualche padrone maleducato, di certo la colpa non è dei nostri amici a quattro zampe, è molto dura: il senso civico di noi italiani è, solitamente, assai scarso e se non subentra il timore di essere colpiti nel portafoglio con multe, le campagne informative hanno risultati assai deludenti. Naturalmente stiamo parlando di pochi indisciplinati, perché la stragrande maggioranza dei proprietari viaggia ormai “armato” di paletta e sacchetto, ma questa pessima abitudine, reiterata nel tempo, lascia il segno sui marciapiedi e, talvolta, sulle nostre suole. Il problema è il medesimo, da Torino a Palermo, ma forse una soluzione c’è: a fornire l’ispirazione (su Cose Nostre ci siamo occupati più volte del problema) è stato, qualche settimana fa, il TGR Piemonte di RaiTre. In un servizio da Cherasco, la bella cittadina in provincia di Cuneo, il giornalista intervistava un consigliere d’opposizione che raccontava di aver presentato una mozione per istituire la raccolta del DNA canino per contrastare il fenomeno. Naturalmente i servizi tv sono spesso succinti e decido di approfondire l’argomento, non avendone mai sentito parlare.
Indagando sul web scopro la mia ignoranza sul tema e decido di contattare il consigliere che si chiama Paolo Tibaldi, e rappresenta una lista civica che si chiama “Cherasco Viva”. “Sono consigliere comunale da quasi cinque anni, siamo quindi a fine mandato. Pur essendo all’opposizione, ho sempre cercato di fare proposte costruttive ed il tema su cui sono più sensibile è quello dell’ambiente”, così comincia il consigliere, “Cherasco è una bella cittadina, con viali, una bella passeggiata intorno al centro storico, dei portici nel centro stesso: ebbene sono tutti insozzati dalle deiezioni canine, insieme alle aree giochi per i bimbi. Con la mia collega di lista abbiamo allora deciso di presentare una mozione, in febbraio, per tentare di trovare una soluzione a questo annoso problema di decoro, ma anche di igiene: la soluzione che proponiamo si sta adottando in molti Comuni ed è quella della raccolta del DNA dei cani in una banca dati. Una volta ottenuto il DNA, diventa poi semplice, analizzando le feci raccolte per strada, risalire al proprietario della bestiola e comminargli una multa”. L’Amministrazione comunale si è mostrata favorevole ad impegnarsi a valutare la proposta in un prossimo futuro”, conclude Tibaldi, “anche perché dopo la discussione in Consiglio comunale, la mozione è stata approvata all’unanimità. In realtà le mozioni erano due, perché un altro problema è legato anche alle urine dei cani: qui abbiamo chiesto al sindaco se non fosse possibile emettere un’ordinanza, come già hanno fatto altri Comuni, che imponga ai proprietari degli animali di lavare immediatamente le urine fatte su muri e marciapiedi. Anche qui abbiamo raccolto il consenso del Consiglio e speriamo di vedere risultati in tempi brevi”. A questo punto, cercando su internet ho trovato uno dei Comuni dove il progetto è già partito e ne ho contattato l’assessore all’Igiene Urbana, visto che l’idea è venuta, in questo caso, proprio dall’Amministrazione comunale.

Il Comune è Carmagnola, retto da una Giunta di centro-destra, e l’assessore si chiama Massimiliano Pampaloni: “Precisiamo subito che non ci siamo inventati nulla di nuovo a Carmagnola. Tre anni fa sono diventato assessore e la preoccupazione maggiore dei concittadini che mi fermano è quella delle deiezioni canine, ovunque. La soluzione più semplice sembra quella di chiedere alla nostra Polizia Locale di elevare più contravvenzioni in tal senso, ma non è così: territorio troppo vasto, carenza di personale, difficoltà nel dimostrare la responsabilità, insomma mille problemi ci vengono sollevati… Allora decidiamo di sottoscrivere una convenzione con le guardie zoofile dell’ENPA: come Amministrazione investiamo 4 mila euro l’anno ed in cambio abbiamo 4-6 guardie per 3-4 servizi a settimana, tra cui anche il soccorso ai randagi. Nel frattempo divento anch’io guardia ENPA!”. Problema risolto quindi? “Niente affatto”, risponde l’assessore, “rilevare l’illecito amministrativo è effettivamente complicato, i padroni dei quattro zampe negano, i risultati sono quindi trascurabili. Ma non demordo: sento parlare di Comuni che hanno raccolto il DNA dei cani per ovviare al dubbio su di chi sia la deiezione! Chiedo aiuto al Comune di Malnate, in Lombardia, uno dei primi in Italia ad aver adottato questo sistema, oltretutto con successo. E mi dimostrano che è un sistema standard, quindi riproducibile, basta appoggiarsi all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, cosa che facciamo con il nostro istituto di riferimento (Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta) firmando un accordo di collaborazione”. “Ovviamente il grosso del lavoro è creare la banca dati, mappando tutti i cani esistenti sul nostro territorio”, prosegue Pampaloni, “una volta fatto quello, possiamo mettere in campo le guardie zoofile e elevare le multe in caso di corrispondenze del DNA. Analizzando i costi, ho visto che un kit per il DNA costa dai 40 ai 60 euro (su internet), noi siamo riusciti ad ottenere, grazie all’accordo, un costo di 22 euro. Ed a differenza di altri Comuni del Torinese, non toccheremo un euro del bilancio, perché i costi li coprirà l’azienda raccolti rifiuti che serve la nostra città con un contratto di sponsorizzazione: per loro sarà un buon ritorno in ottica “customer care”, per noi un bel risparmio. Pensi che Beinasco ha messo a bilancio 40 mila euro, mentre a Moncalieri ne servirebbero 160 mila”. “È una soluzione che sembra davvero valida e sta funzionando in giro per l’Italia: ci sembrava opportuno provarci”, conclude l’assessore, “purtroppo per il cittadino italiano medio la deterrenza rimane lo strumento più forte. Non è un metodo per fare cassa, ma vogliamo finalmente vedere una città pulita: non è giusto che il 5-10% di proprietari di cani incivili sporchino tutto e rovinino la reputazione di tutti gli altri che rispettano le normali regole di convivenza civile. Speriamo che la prossima Giunta Regionale opti per istituire una banca dati regionale, sarebbe un grande traguardo ed una semplificazione per tutti quanti”. Un’idea davvero interessante e che pare, funzioni, sia in Comuni grandi, sia in quelli più piccoli: perché non provare ad adottarla anche da noi? Il prelievo non è invasivo, basta un semplice tampone buccale presso un veterinario o il canile di riferimento.

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