Si direbbe proprio che l’acquerello continui ad appassionare e incuriosire. La mostra “Ad Acqua” alla Pinacoteca Albertina ha registrato in due mesi una forte presenza di visitatori. Una mostra in più sedi come capita spesso oggi per valorizzare tutti i punti della costellazione museale torinese.
I Musei Reali di Torino hanno dedicato al pittore Bagetti (1764-1831) all’interno della Galleria Sabauda, la mostra “Ad acqua. Vedute e paesaggi: tra realtà e invenzione”; mentre negli Appartamenti del re Vittorio Emanuele II, erano esposti 68 acquerelli tra cui quelli dedicati alle grandi battaglie del Risorgimento.” La Pinacoteca Albertina ha ospitato invece i grandi acquerellisti della seconda metà del  ‘900 e i contemporanei scelti dalla curatrice Marcella Pralormo: da Soffiantino, Calandri, Sironi, Griffa a Gai con i suoi allievi Andreoli e Allisiardi e poi Lequio, Luisolo, Gammino, Regge, Girard, Garelli, Osha, Lobalzo e il favoloso Faravelli. Io e le amiche acquerelliste siamo passate più e più volte ad ammirare la mostra e a sfruttare le preziose “demo”, come si chiamano oggi le dimostrazioni degli acquerellisti in pubblico.

Dell’acquerello è risaputo  che si tratta di una tecnica difficile: quando il pigmento, lasciata la sua veste d’acqua, si ferma sul foglio non c’è modo di cancellarlo! Ci vuol tempo per imparare a domare la goccia che corre dove vuole, a caricare il pennello della quantità giusta di pigmento, a intervenire sul semibagnato per ottenere una fusione e non una poltiglia grigiastra e sporca…
Ho seguito per oltre vent’anni il corso di acquerello di Luciana Bey “garzone” di bottega di Micheletti e allieva di Pinuccia Gramola e le sono immensamente riconoscente, ma ora che lei ci ha lasciati per più eterei lidi la mia missione è, oltre ad organizzare ogni anno una mostra in sua memoria, quella di inseguire, come lei suggeriva, la bella macchia dell’acquerello, con più assiduità e coraggio. Abbiamo creato un laboratorio in cui trovarci ad acquerellare liberamente ogni settimana, ma la cosa più bella e importante è che periodicamente cerchiamo di incontrare dei bravi maestri di acquerello che possano lavorare per tre ore davanti a noi. Non voglio il workshop che sicuramente conviene agli artisti, ma che produce una decina di opere tutte uguali, con ritocco finale del maestro (quasi sempre). Voglio poter captare qualcosa che serva al mio modo di dipingere: un suggerimento, una tecnica, una luce che possa trasferire nel mio acquerello. A ognuno dei maestri incontrati fino ad ora posso dire grazie per qualcosa che ha trovato eco in me e sono felice che quasi tutti quelli che ho invitato fossero proprio lì alla Pinacoteca Albertina! Era il mio obiettivo, così continuo nel progetto. E a voi propongo il racconto specialissimo di questi incontri, piccole miniere di conoscenze e curiosità, cominciando da Alberto Lanteri che è artista a tutto tondo e non solo acquerellista, poichè è maestro di varie tecniche.

Alberto Lanteri. Amici da sempre? Almeno da quando nello storico negozio di belle arti di Ferrua in via xx settembre lo incontro per la prima volta e suggerisce la possibilità di un ritratto. (solito approccio, penso io) Appena lui esce, mi si racconta di quanto sia conosciutissimo all’estero e poco in Italia, questo Lanteri, allievo di Annigoni, pittore figurativo che ha ritratto anche i reali d’Inghilterra e che io ho trattato con nonchalance. Lo incontro di nuovo per caso in ospedale, accanto al letto della sorella morente, e mi invita all’inaugurazione della nuova abitazione-studio in c. Matteotti. Folgorazione. Vedo i ritratti, le piume, le biglie, i particolari che lo caratterizzano e rompono la noia di un figurativo ormai passato di moda. Prendiamo accordi e ora  Alberto Lanteri è qui nel nostro laboratorio: stringe le mani calorosamente. Non mi sembra vero. E non vuole essere pagato! ”Un vero artista, dà!”

“Ho portato la mia carta, su questa sono sicuro di lavorare con gli effetti che piacciono a me”

E mette sul tavolo il blocco di carta Magnani/Annigoni adatta a molti tipi di tecniche. Color avorio ambrato, leggera ma indeformabile.

Comincia con una delle sue piume così particolari: disegna di getto, con il pennellino carico di acquerello verde, il vessillo e le barbe della piuma, ripassa sul bagnato alcune parti. Usa il colore acrilico bianco (mi sembra di sentire le urla inorridite di acquerellisti d’antan rimasti fermi alla proibizione assoluta del bianco che non sia quello proprio della carta…) per creare zone più luminose, lascia asciugare, altri tocchi sulle barbe. Mentre la penna asciuga prosegue con una delle sue splendide biglie; disegna con mano sicura, direttamente ad acquerello color magenta, una sfera perfetta; lascia la macchia di luce, che riprenderà con l’acrilico bianco, va con pennellate in tondo  dando volume e luce alla sfera; di nuovo sul bagnato usa il pennello grande sintetico (io lo compro al colorificio Morano di via S.Secondo, 28 ci racconta) per tirare e sfumare. Infine ci va su con piccoli tocchi più scuri. Eccola che rotola!

Ma l’incanto nasce quando abbozza lì accanto, un occhio e un naso, con un seppia scuro diluito moltissimo e il pennello usato come una matita: esce il bulbo, esce l’iride con la sua luce. L’effetto è un chiaroscuro levigato e realistico: per un attimo vedo le mani dei nostri Grandi maestri del Rinascimento all’opera davanti a noi. E poi disegna il mio occhio, ritratto lì per lì, più bello del mio…mi sembra!

Per finire un mucchio di pietre, corpose, vitali come quelle dipinte per la mostra “Tracce” inaugurata da poco ad Altamura. Lavora di scuri e di bianchi, asciuga, crea nuovi spessori. Mi rassicura il fatto che lavori con i miei pennelli sottili e i miei acquerelli White Night: dunque posso sperare!!!!I pennelli grandi usati per sfumare ce li lascia addirittura in regalo.

E ci regala anche il prezioso foglio su cui ha lavorato, che anche un profano riconoscerebbe come un Lanteri. Tre sigarette fumate fuori con Franca, un assaggio di crostata e di bugie,due caffè e un bicchiere d’acqua, mentre noi già effervescenti di nostro, con le “bollicine”doc siamo scatenate. Chiediamo  un po’ di tutto, facciamo vedere i nostri lavori e i suoi commenti sono buoni:… è gentile!

Sono contenta perché gli piacciono i ritratti eseguiti da Giada Gaiotto a grafite: per noi è hobby, per lei professione! Siamo davvero felici, abbiamo potuto anche filmare il suo lavoro che resterà come insegnamento prezioso nei nostri incontri del mercoledì dedicati all’acquerello.

P.S. Ieri l’ho visto consegnare un ritratto a Papa Bergoglio.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here