UnaVocePocoFaWEBAl Teatro Gobetti, si è tenuto un concerto in ricordo di una figura che ha segnato la vita musicale della Torino del secondo Novecento: il maestro Franco Mariatti. Nato nel 1931, morto il 31 dicembre 2016, è stato un musicista poliedrico: compositore, direttore d’orchestra e di coro, pianista, didatta in istituti d’ogni ordine e grado. Accanto alla carriera accademica nei Conservatori (prima quelli di Alessandria e di Torino, dove insegnò Armonia e Contrappunto, infine quello di Brescia, di cui fu direttore dal 1981 al 1997), infatti, Mariatti non perse mai l’entusiasmo per l’insegnamento e l’organizzazione di attività musicali in realtà “di provincia”, come l’istituto “Lessona” di Volpiano e la città di Varallo Sesia, dove ebbe la costanza di divulgare la cultura musicale e di formare una fitta schiera di allievi, che in numero cospicuo di sono ritrovati al Gobetti per rendergli omaggio. Vogliamo ricordare i loro nomi uno ad uno: i soprani Annamaria Borri e Fatima Bertuccelli, i pianisti Patrizia Granero e Andrea Musso, il flautista Franco Zanotto, lo Schubert Guitar Ensemble (i chitarristi Carmine La Vecchia, Laura La Vecchia, Paolo Bianchi), i coristi dell’Ensemble Mariatti dell’istituto “Lessona” (Barbara Allasia, Gianfranco Bagnardi, Daniela Botta, Carolina Carattini, Isa D’Azzeo, Silvia Grande, Anna Carla Loru, Teresa Monaco, Pina Paonessa, Enrica Rolle); tutti grati a chi, con proverbiale ma proficua severità, li seppe accompagnare appassionatamente nel loro percorso di crescita musicale.

L’omaggio concertistico si è rivolto, come era naturale, soprattutto al Mariatti compositore, del quale è stata proposta una ricca antologia di pagine che copre tutta l’estensione del suo catalogo. Un catalogo non ingentissimo dal punto di vista quantitativo – sia per via dei numerosi impegni che il maestro aveva su vari fronti, sia perché, come hanno ricordato i figli Franco e Barbara al termine della performance, Mariatti era perfezionista e licenziava solo composizioni di cui fosse davvero convinto –, ma vario nei generi e interamente inserito nel solco del linguaggio tradizionale della musica tonale. Mariatti, infatti, non si accodò alle avanguardie che cercavano una rivoluzione del linguaggio della musica, ma si espresse attraverso pagine gradevoli e intelligibili per qualsiasi ascoltatore, senza per questo rinunciare a dire qualcosa di attuale e a dar voce alle eterne problematiche dell’animo umano. Il programma dell’11 febbraio è iniziato con “La fontana malata”, una delle prime opere del compositore diciottenne, che nel 1949 mise in musica, per soprano e pianoforte, l’omonima poesia di Aldo Palazzeschi, rispecchiando nell’alternanza di parlato e di canto quella mescolanza tra sentimenti crepuscolari e gusto futurista che caratterizza il poeta toscano; e si è concluso con alcune opere scritte agli albori del terzo millennio, tra cui l’intonazione di due testi di Pablo Neruda (“Amore” e “Sonetto d’amore”) che rivelano un gusto più espressionistico. Fra questi due poli, tante pagine cameristiche, strumentali e vocali, presentate in ordine sostanzialmente cronologico.

Raffaele Montanaro intervistato da-Marco Leo ricorda il suo incontro con Franco Mariatti

A metà del concerto è stata aperta una parentesi, per ricordare un incontro avvenuto tanti anni fa, nel nome della musica. Agli inizi degli anni Sessanta, Franco Mariatti tenne un corso di dattilografia presso una casa di cura di Torino in cui risiedeva un ragazzino rimasto orfano e appassionato di musica, Raffaele Montanaro, del quale si è già parlato su queste colonne. Iscritto al corso di dattilografia, Montanaro apprese che il professore era un musicista, e gli chiese di farsi ascoltare al pianoforte; dopo averlo ascoltato, Mariatti lo incoraggiò a proseguire e lo autorizzò a usare il pianoforte “bello” presente nel salone, del quale gli fu concessa la chiave (prima aveva a disposizione solo uno strumento guasto su cui chiunque era libero di strimpellare). Il giovane Raffaele non ebbe la possibilità di dedicarsi a tempo pieno alla propria vocazione musicale, ma continuò a coltivarla da autodidatta giungendo a comporre un ricco catalogo; grato a chi gli diede quel fondamentale incoraggiamento, Montanaro ha ricordato l’episodio nel suo volume autobiografico “La musica mi ha salvato”, e ne ha parlato al Teatro Gobetti, poco prima che il pianista Andrea Musso suonasse le sue composizioni “Notturno” e “Fantasia”, come intermezzo nel programma dedicato a Franco Mariatti. Il “Notturno” era proprio la pagina che, ancora in fase di elaborazione, Mariatti aveva ascoltato in occasione di quel fortuito incontro, quasi sessant’anni fa.

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