Ci sono giornate che restano nella memoria e soprattutto nei ricordi. Sappiamo che arriveranno, non saranno mai come le abbiamo immaginate: sappiamo che non sarà facile arrivare alla prossima alba.
Facciamo finta di non interpretare i messaggi, di non capire, ma poi la realtà si abbatte come un tronco dopo un furioso temporale: qualcuno ha scritto la parola “fine”.
Inizia un capitolo nuovo, o meglio una nuova storia, alcuni protagonisti non ci sono più, i nuovi protagonisti siamo noi, più soli più vulnerabili e soprattutto più orfani. Anche se per molto tempo siamo stati noi i genitori dei nostri genitori, perché spesso così succede, la loro perdita ci disorienta.
Abbiamo camminato al loro fianco, siamo stati il loro sostegno come loro sono stati il nostro, abbiamo avuto i loro consigli e i loro insegnamenti, abbiamo subito i loro errori, perché anche questo succede, ma da adesso in poi dovremo camminare da soli, cercare il consiglio e l’insegnamento di altre persone, se abbiamo la fortuna di averne, ripensare ai loro errori come ispirazione per non commetterne a nostra volta.
Spesso proprio dopo il distacco ci rendiamo conto del perché ci siamo dedicati a loro in modo così costante, a discapito del nostro tempo, per amore, solo per amore, e quando non ci sono più al di là di ciò che abbiamo fatto ci dispiace per ciò che avremmo voluto e non siamo riusciti a fare.
Mia madre se ne è andata in punta di piedi, silenziosamente, come è vissuta, cercando di non disturbare, di chiedere il meno possibile, ringraziare tutti coloro che si avvicinavano al suo letto, o meglio alla sua barella, visto che è stata “parcheggiata” all’O.B.I. di Ciriè per quattro giorni; è stata messa in un letto “vero” in una stanza “vera” per consentirle una morte dignitosa poco prima del suo decesso.
Era una persona di 90 anni che apparentemente stava bene e che ripeteva spesso: -Quando sarà il caso non fatemi niente, lasciatemi andare, sono vissuta anche troppo…”
Avrei voluto succedesse nel suo letto, un passaggio rapido e veloce, se lo sarebbe meritato dopo una vita nella quale ha imperato una unica parola: lavoro. Vacanze mai, il mare visto una volta sola, in viaggio di nozze, 66 anni fa… Questo è e sarà uno dei miei grandi rimpianti, non avercela riportata. Lei diceva che andare in macchina la faceva star male e in parte era vero, ma la ragione fondamentale era il suo legame con il piccolo mondo nel quale era nata e vissuta, la sua folle paura degli spostamenti e dei cambiamenti. In questo e in molte altre cose eravamo così dissimili: io come mio padre, viaggiatore virtuale; lei ponderata e saggia. Io impulsiva e irruenta,  lei mai sentita imprecare o lanciare anatemi. A volte le dicevo: “Un sano “vaffa…” ogni tanto ci vorrebbe…, rispondeva che a sistemare le cose c’era “Dio vede e Dio provvede”. Non sempre, mamma e non sempre in modo equo.
Negli ultimi tempi siamo vissute in stretto contatto; si muoveva in modo incerto, sempre più insicura e disorientata ma soprattutto aveva bisogno di un contatto fisico, lo manifestava chiaramente, piccola e fragile. A volte mi chiamava mamma, mi diceva che sentiva la mancanza di quella vera: era il presagio di ciò che stava per accadere?
Mi manchi, mi manca il tuo voler fare qualcosa, aiutarmi, chiedermi come stavo, come stavano i “bimbi” come li chiamavi tu; i tuoi continui grazie con i quali mi esasperavi, te lo dicevo e mi rispondevi che bisogna dirlo, “per prudenza”, era il tuo modo per ricambiare le nostre attenzioni. L’ultima notte a casa, passata insieme, difficile (anche se nessuna di noi due poteva immaginare quanto stava per succedere), mi ringraziavi e mi dicevi di tornare a letto. Ti ho risposto che tu avevi passato tante notti in piedi per me, visto che per parecchio tempo, appena nata, dormivo di giorno e stavo sveglia la notte, era quindi doveroso ciò che stavo facendo: è sempre doveroso esserci quanto un genitore ha bisogno. Quanto faremo per lui non sarà mai abbastanza, e quanto avremo fatto, anche se non del tutto, ci farà sentire meno vuoto il suo posto.
Arrivederci mamma e grazie di tutto, stavolta te lo dico io. In cambio ti chiedo di buttare quaggiù un occhio ogni tanto, adesso puoi vedere davvero le cose come stanno….
Conto su di te.

 

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