Ciao Greta (Thunberg), scusa se ti do del tu, ma potresti essere (anagraficamente) mia figlia, ed oltretutto hai lo stesso nome della mia seconda figlia. Hai anche un viso decisamente vispo e furbo, in senso buono, proprio come la mia Greta. Mi permetto, modestamente, di scriverti questa lettera, che non leggerai mai, perché è da un po’ che seguo le tue iniziative e gesta e in occasione dell’ennesimo “Friday for future”, ho preso il coraggio di buttare giù queste poche righe. Se le leggessi, probabilmente non ti farebbero piacere, tutta presa dalla tua irruenza tipica dell’adolescenza e della gioventù. Anch’io alla tua età avevo mille sogni e mille speranze: speranze in un mondo migliore, più giusto, più libero e più democratico, ma anche più ecologicamente sostenibile, per toccare un tema a te molto caro. Poi gli anni passano e i sogni e le speranze, quasi sempre, svaniscono, tra mutui e bollette da pagare, il lavoro da cercare o mantenere… Ho scritto quasi sempre, perché pur crescendo e perdendo l’ardore della gioventù, certi sogni e certe speranze non le perdiamo del tutto: semplicemente le mettiamo in un angolo del cuore e della testa, forse sbagliando ed omologandoci alla massa ed al pensiero dominante. Sai, anche a me questo mondo non è che mi piaccia tanto così com’è. Lo stiamo egoisticamente consumando, letteralmente, mentre però buona parte della popolazione mondiale soffre, tra guerre, dittature, carestie, epidemie. Quando penso a voi ragazzi (e quindi alle mie figlie) mi viene in mente un proverbio dei nativi americani, quello che più o meno dice che il nostro pianeta non lo abbiamo ereditato dai nostri progenitori, ma lo abbiamo avuto in prestito da voi che siete i nostri figli: se ragionassimo tutti così, le cose andrebbero sicuramente in maniera diversa, ma i nostri egoismi ed il dio denaro ci ottenebrano la mente. Come ho scritto qualche riga prima, oggi siete di nuovo in piazza: bravi, fate bene! Però ho un tarlo che mi rode: non vorrei che tu stia rischiando di diventare una sorta di “brand”, di prodotto da vendere, proprio per qualcuno di quelli che vorresti combattere, perciò devi fare attenzione, molta attenzione! Vedo il tuo libro campeggiare in molte vetrine: per carità, nulla di male, visti poi i libri che vedo a fianco e che in taluni casi non meriterebbero di essere pubblicati. Però, ripeto, non vorrei che tu diventassi un prodotto per fare business. Vedo in tv e leggo sui giornali che incontri i grandi della Terra, fai conferenze in giro, mobiliti molti giovani in nome del pianeta e del vostro futuro. Ci accusi di aver pregiudicato proprio il vostro futuro, ed è vero, ma davvero pensi che quei grandi che ti stringono la mano siano diversi da quelli che il pianeta lo stanno uccidendo? Non avrebbero il potere di fermare questo scempio se solo lo volessero? Continuano a riunirsi per fare protocolli e raccomandazioni che poi gli stati più grandi e potenti tanto non applicano, vanificando tutto. Trump addirittura è tornato ad utilizzare il carbone pur di rivendicare l’indipendenza energetica degli States, come se non sapessimo le macchinazioni che ci sono dietro alle turbolenze ed i conflitti che avvengono in Venezuela, Libia o Iran. Se poi vogliamo parlare della tua civile Svezia, sicuramente saprai del prossimo spostamento della cittadina di Kiruna, nella regione della Lapponia, che ha la colpa di essere vicina al più grande giacimento di ferro di tutta l’Europa, un giacimento che faceva gola persino ai nazisti ottant’anni fa. Ebbene, scava scava, pare che la cittadina sia diventata instabile, perciò la compagnia mineraria ed il governo hanno deciso, semplicemente, di spostare tutto perché “business is business”. I cittadini sarebbero d’accordo perché tutti lavorano intorno a quella miniera. Tutti d’accordo tranne i Sami: ovviamente i lapponi, come noi li chiamiamo, neanche sono stati consultati! Inoltre, temo che ormai sia troppo tardi: non sono pochi gli scienziati che affermano che, quand’anche da oggi riuscissimo ad ottenere un impossibile “inquinamento zero”, gli effetti del riscaldamento globale da noi causato sarebbe ormai irreversibile. Voi giovani, comunque, continuate a manifestare: perlomeno potrete dire di averci provato e le colpe saranno nostre, di noi adulti. Ma a cosa servirà avere un colpevole se non si risolve il problema? Non a molto.

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