Cronache Marziane

La mia auto, come me, inizia ad essere vecchiotta. Ha compiuto ormai 7 anni ed oltre 130.000 km, e sono arrivati i primi acciacchi. Così sono andato a curiosare negli autosaloni per un eventuale nuovo acquisto, anche a causa dei frequenti blocchi del traffico: a Torino e nelle principali città lo smog ha preso il posto dell’aria, e non si contano le esecuzioni sommarie da parte di inflessibili vigili ai quali scappa il furgone alimentato a carbone ma che fermano voi con un’ “euro 5”. Fucilazioni immediate nelle piazze principali.

Naturalmente non deve essere un’automobile qualunque, ma un mezzo di un certo fascino che prenda le dovute distanze dai mezzi popolari e dozzinali. Magari una cabrio o spider che si distingua.

Ho optato quindi per due marche prestigiose: una tedesca e una italiana. Due differenti esperienze che la dicono lunga sul detto l’apparenza inganna e che mi fanno pensare che l’auto nuova non sia poi così indispensabile.

Concessionaria tedesca

Lasciata l’auto nel parcheggio lindo e immacolato, arrivo ai piedi di una grande porta scorrevole con inserti in oro puro. Mentre entro con una lieve soggezione, due valchirie alate bionde con gli occhi di ghiaccio scendono dal soffitto come angeli, coordinate dalla dolce musica celtica di Enja, indicandomi la reception e salutandomi in gaelico. Una fata uscita da un libro di Tolkien mi dice: “Buongiorno signore, per cortesia si accomodi nella hall per attendere il suo turno; quando si accende l’aureola verde del primo consulente libero, la prego di dirigersi da lui.” Sono di sale, penso “Però, questi crucchi ci sanno fare…”

Concessionaria italiana

Dopo un duello rusticano con uno che voleva lavarmi il vetro a tutti i costi, riesco a parcheggiare nello spazio di una bicicletta tra un suv e una multipla. Entro in un enorme cortile pieno di auto usate, cercando le indicazioni per entrare nella concessionaria. Non trovandole, chiedo a uno dei 16 sorveglianti nullafacenti incollato al telefonino. “Capo guarda, laggiù a sinistra poi subbito a destra trovassi l’ingresso, minchiaèfacile”. Questa è stata la spiegazione di questo sconosciuto che a quanto pare invece mi conosce da una vita.

Cerco di attraversare la porta scorrevole ma pianto una musata sul vetro lasciando l’impronta come nella Sindone: a causa dello sciopero della manutenzione, è rotta. Dal 1975. Una delle impiegate dall’interno con gesti eloquenti trattenendosi dalle risate mi indica la portina di servizio. Entro, ma nessuno mi considera. Forse sono diventato invisibile. Giro sconsolato per un’oretta in mezzo a centinaia di auto usate.

Concessionaria tedesca

Dopo circa 5 minuti si accende l’aureola del venditore. Vengo fatto accomodare in un confessionale costruito interamente con il legno di un antico vascello vichingo che odora di mari tempestosi e di battaglie. Davanti a me il venditore Hans. Giacca, cravatta e parlata gioviale ma non invadente. Il giusto distacco che ci deve essere tra venditore e acquirente. Dietro Hans alcuni quadri raffiguranti i modelli più prestigiosi della casa, con sedili in pelle umana. Curiosa la scritta “Per ogni cliente che non paga, 20 clienti verranno uccisi.”

“Buongiorno signore in cosa posso aiutarla?”

Concessionaria italiana

Finalmente dal bancone della reception mi chiama una vocina: mi avvicino, e scorgo l’impiegata che essendo alta un metro e dieci con le zeppe è completamente nascosta. “Venga, l’accompagno da un venditore”.

Dopo essersi avvicinata ai primi non troppo convinta in quanto indifferenti, mi fa accomodare da un tipo che era girato e non poteva più scappare o fare finta di niente. “Piacere Lillo. Cosa posso fare per lei?”

Il venditore Lillo. Giacca e cravatta. Ma data la scrivania coperta, non si vede che è in bermuda e infradito. Dietro di lui, un manifesto con la spider che cerco, con il costo in evidenza, tutto compreso.

Concessionaria tedesca

“Ho capito. Bene guardi la simulazione”. Hans mi illustra una presentazione della mia auto in 3D nel confessionale, è tutto impeccabile. Mi vengono descritti tutti gli accessori ed i prezzi fino al prezzo totale.

Mi vengono anche spiegate eventuali garanzie aggiuntive e assicurazioni supplementari. Vengo informato del tempo di consegna. Infine Hans passa alla valutazione della mia auto che, forse perché è tedesca, è molto soddisfacente. “Guardi, la sua auto è in buone condizioni, la tratteremo molto bene. Ora venga a vedere la sua auto, ne abbiamo una appena arrivata”. Suona il cellulare di Hans: “Mi scusi ma sono con un cliente. La richiamerò appena possibile, grazie”.

Concessionaria italiana

Lillo passa immediatamente a darmi del tu, e dandomi una pacca sulla spalla che a momenti vado a faccia in giù sul pavimento creando un’altra Sindone mi dice: “Tranquillo capo, sistemiamo tutto e te ne vai in spider”. Dunque l’auto costerebbe così, però con questo più questo più questo andiamo su questa cifra. Allora io obbietto: “Ma la pubblicità che fate non parla di tutto questo”. “Eeeh lo so, ma sai com’è la pubblicità, non dice sul serio…poi guarda la tua auto ormai ha troppi km, la dobbiamo dare ai commercianti e non abbiamo margine… posso darti questo più un album di figurine”.

Una bici sarebbe stata valutata di più. Suona il cellulare di Lillo: “Maddaibellaziooocometibbutta?” Probabilmente è un suo amico e attendo pazientemente. Dopo il primo quarto d’ora cerco di occupare il tempo salendo sull’auto, ma non c’è. Finalmente dopo un’oretta di confidenze e avventure erotiche con improbabili escort Lillo riattacca. “Scusi si potrebbe vedere l’automobile?”

“No, mi spiace ne avevamo una in prova ma è sparita, dovrebbe ripassare il prossimo mese”.

Concessionaria tedesca

“Senta Hans, qui è tutto perfetto, presentate le vostre auto in maniera impeccabile e professionale con quel tocco di freddezza tipico dei nordici. Ma cosa mi dice dello scandalo dieselgate? (anche noto come scandalo emissioni, è la falsificazione delle emissioni dei motori diesel di tutte le vetture vendute tra il 2009 e il 2015)

Anche la mia auto è stata richiamata per le modifiche…e non è per niente bello che un’auto pagata molti soldi in realtà si sia rivelata una mezza truffa, per fortuna scoperta”.

La sicurezza teutonica di Hans ha vacillato. Impallidendo lievemente cerca di darmi una giustificazione: “Guardi io non ero al corrente di questo fatto, ma errare è umano. Del resto lei arriva dal Paese della mafia… vede, tutto il mondo è paese…e poi conosciamo la qualità delle vostre auto”.

Mi saluta cordialmente accompagnandomi all’uscita, ma percepisco più freddezza. Effetto dieselgate

Esco da questo finto paradiso soddisfatto, perché ho capito che questo colosso tedesco non è più il simbolo di qualità ed efficienza che dice di essere. Tutto il mondo è paese…infatti anche loro rubano.

Concessionaria italiana

“Senta, quando sarebbe disponibile la vettura che mi ha illustrato?” “Eh, mi sa che ormai è tardi, abbiamo molte prenotazioni e sono finite. Sarebbe disponibile solo più un modello aziendale Abarth Superturbo rosso e nero in edizione speciale Fast and Furious, che arriverebbe a settembre”.

Saluto così il mio amico Lillo che ha ripreso la telefonata e mi dirigo alla reception per prendere almeno un pieghevole: le hostess non ci sono, o meglio sono in pausa caffè.

Allora: è meglio una prestigiosa e lussuosa casa automobilistica con venditori molto preparati e professionali che però ha truffato migliaia di clienti, o è meglio una casa con venditori “alla buona” magari meno educati, ma che almeno non vi frega?

Ok, ho capito. Prendo il telefono: “Pronto, officina? Buongiorno, per cortesia dovrei prenotare per il tagliando dei 130.000 km. Quando posso venire?”

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