Può una ragazzina sedicenne di nome Greta, due treccine bionde e uno sguardo serioso, cambiare la vita di sette miliardi di persone?

Forse sì, se prendiamo in considerazione ciò che ha scatenato, tra milioni di giovani nel mondo, il suo attivismo ecologico contro il cambiamento climatico globale. Una sola persona, per mesi, con un cartello di protesta davanti alla sede del suo Governo (quello svedese) e la popolazione mondiale si è resa conto di essere sull’orlo di un baratro.

Ma cosa possiamo fare per realizzare il sogno di Greta e dei milioni di giovani che hanno aderito alla sua protesta?

Sicuramente passare per prima cosa dalle parole ai fatti, per esempio dando nome e cognome ai problemi ambientali e impegnarci nel cercare di affrontare almeno uno di questi.

Sicuramente il surriscaldamento è una drammatica realtà, ma è soprattutto la conseguenza di un inquinamento indiscriminato.

Più passa il tempo e più l’umanità produce rifiuti che non riesce ad eliminare. Rifiuti ingombranti, pericolosi, velenosi!

Perché tutto questo? Sicuramente perché la cultura diffusa è quella di…consumare!

L’ effimera felicità moderna si basa sul possesso delle cose, quindi più abbiamo e più siamo contenti, di conseguenza compriamo, usiamo e buttiamo.

Che cosa? Di tutto, ma in particolare tonnellate di plastica (100 milioni di tonnellate all’anno disperse per il mondo).

Ormai la plastica domina la nostra esistenza; è presente in ogni oggetto della nostra vita quotidiana e soprattutto è la regina di ogni imballaggio, confezione, inscatolamento. Ogni giorno portiamo a casa nostra quantitativi enormi di plastica sotto le forme più svariate e ogni giorno riempiamo sacconi con rifiuti della medesima materia inalterabile.

E’ sicuramente lei la peste di questo nuovo millennio e indubbiamente una delle cause principali di inquinamento. Uno degli indiziati principali come agente scatenante di quel surriscaldamento globale che tanto preoccupa Greta.

Si può eliminare?

Di sicuro si può limitare e sta solo in noi, che possiamo decidere già da oggi di cambiare stile di vita e ridurre, drasticamente il consumo di plastica.

Come? Evitando di usare buste in plastica, così come imballaggi inutili, soprattutto per gli alimenti, utilizzando contenitori recuperabili. Preferendo oggetti in vetro, legno e ceramica, molto più ecologici e per molti versi più salutari. Ponendo attenzione ad un riciclo accurato, per non disperdere questo sottoprodotto del petrolio sul territorio.

Gesti e scelte semplici, ma soprattutto fattibili. Un ritorno ad un passato, non poi così lontano, in cui si sopravviveva benissimo con la sporta di tela, il ‘barachin’ del latte, la bottiglia di vetro per l’olio … Un mondo dove l’alimento era l’essenza, non il contenitore.

Azioni concrete e non parole.

Greta, potrà anche essere, come molti detrattori ipotizzano, uno strumento di ‘sistemi’ ben più grandi e potenti (forse), ma un fatto è sicuramente indiscutibile: un semplice cartello, esposto per giorni da una ragazzina, ha sollevato il mondo come la più famosa leva di Archimede.

Smettessimo ogni tanto di fare, a parole , i tuttologi e iniziassimo a portare il nostro granello di senape, come raccontò circa duemila anni fa un uomo straordinario nella sua semplicità e umiltà, potremmo far veramente crescere una foresta che potrà dare riparo alle generazioni future.

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