Dal 23 settembre presso il nostro Istituto Comprensivo riprenderanno regolarmente le lezioni a tempo pieno e anche la mensa sarà operativa, assicura l’Assessore all’Istruzione Erica Santoro, ma quest’anno… niente pranzo portato da casa e consumato nei locali della mensa scolastica. Lo ha  deciso, come forse già sapete, la Corte di Cassazione, alle famiglie resta la scelta di portare a casa i figli e riportarli a scuola dopo pranzo, altrimenti, dovranno adeguarsi.

Si tratta di una sentenza delle sezioni unite della Corte di Cassazione, che ha così accolto il ricorso del Comune di Torino, ribaltando una precedente pronuncia della Corte di Appello favorevole alle richieste di alcuni genitori che preferivano il pasto portato da casa: “La mensa non è un diritto soggettivo” e la gestione del servizio di refezione è affidato “all’autonomia organizzativa” delle scuole.

La Corte di Cassazione ha deciso che “un diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici, non è configurabile e, quindi, non può costituire oggetto di accertamento da parte del giudice ordinario, in favore degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado“.

“Non bisogna confondere il diritto alla gratuità dello studio con i servizi scolastici che non sono obbligatori, ma si pagano e dipendono dalla Scuola e dai Comuni che li erogano. La mensa scolastica è un servizio che se presente, deve essere considerato come momento didattico “ dice Erica Santoro.

L’Assessore prosegue: “In quel momento i ragazzi imparano a condividere un pasto, a mangiare dei cibi che magari a casa non vengono preparati. L’Istituzione scolastica non è un luogo dove prevalgono i diritti individuali, salvo casi particolari dov’è giusto che prevalga il diritto alla salute. Rispetto ai bambini che non hanno delle patologie non c’è un diritto, dice la Cassazione, ma seppure, alcuni bambini più “difficili”, hanno delle resistenze al cibo della mensa, allora possiamo realizzare insieme con i genitori e la scuola degli accorgimenti, affinché queste resistenze vengano superate.

Non è escluso il diritto del genitore a partecipare all’organizzazione della refezione scolastica, anzi è invitato a farlo, ma questo va fatto attraverso gli adeguati strumenti a disposizione come il Comitato Mensa.2

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