UnaVocePocoFaWEBNella primavera del 2018, il Teatro Regio fu investito da un terremoto che portò, a seguito della scoperta di un buco di bilancio, alle dimissioni dell’allora sovrintendente Walter Vergnano, con conseguente decadenza del direttore artistico Gaston Fournier-Facio e del direttore musicale Gianandrea Noseda (il quale fece sapere di non voler più proseguire la sua collaborazione con il teatro). Il Consiglio d’indirizzo del Regio, su pressione del Comune, indicò, a maggioranza, come nuovo sovrintendente William Graziosi, che scelse come direttore artistico Alessandro Galoppini, da anni collaboratore alla direzione dell’ente in qualità di direttore dell’area artistica e responsabile del casting. La stagione 2018-2019, rimodellata da Graziosi e Galoppini sulla base di quanto precedentemente programmato, ha presentato un cartellone pressoché interamente fondato sul grande repertorio italiano, ammiccando alle preferenze di un pubblico che non pare molto curioso quando deve scegliere che cosa ascoltare; e una qualità esecutiva che, sia pure sempre dignitosa, è in più occasioni parsa inferiore a quanto il Regio produceva negli anni di Vergnano e Noseda. Ma non è un mistero che talune scelte artistiche siano state imposte da una difficile situazione economica.

Di tutto ciò si era già parlato su queste colonne. Ora veniamo agli aggiornamenti. William Graziosi, essendosi inserito nel mandato di Vergnano, ne ha ereditato l’originaria scadenza, prevista per l’estate di quest’anno, in concomitanza con la decadenza del Consiglio d’indirizzo; dopodiché, sarebbe stato necessario procedere a una sua conferma o a nuova nomina. Il Consiglio d’indirizzo ha anticipato lievemente i tempi, dimettendosi in primavera, subito dopo l’approvazione del bilancio 2018, cosicché a giugno si è potuto insediare il nuovo Consiglio, sia pure vacante di un seggio (quello di nomina regionale, ritardato dal cambio di giunta); Consiglio che ha deciso, per la nomina del nuovo sovrintendente, di aprire un bando internazionale, affinché la scelta potesse essere ragionata e trasparente. In teatro, intanto, non tutto filava nel migliore dei modi: i rapporti tra Graziosi e Galoppini, che parevano iniziati sotto buoni auspici, si sono fatti via via più tesi, tanto che, alla conferenza stampa di presentazione della prossima stagione, Galoppini ha affermato che, in caso di conferma di Graziosi alla sovrintendenza, avrebbe interrotto la propria collaborazione con il Regio.

Quando è stato pubblicato il bando, più d’uno ha avuto l’impressione che si trattasse del tipico concorso “all’italiana”, tagliato su misura per riconfermare il sovrintendente uscente, fortemente sostenuto dall’amministrazione comunale. Nonostante ciò, si sono presentati circa duecento candidati, alcuni dei quali di altissimo profilo. E, con una certa sorpresa, il 19 luglio il Consiglio d’indirizzo ha fatto il nome di un outsider, Sebastian Schwarz (la conferma del ministro Bonisoli, arrivata il 24 luglio, era sostanzialmente un atto dovuto). Chi avesse letto questa scelta come una vittoria del “partito” di Galoppini, però, si sarebbe sbagliato: nonostante si sia immediatamente detto contento della nomina e pronto a collaborare, infatti, Galoppini è stato messo alla porta il 2 agosto, dopo decenni di collaborazione col teatro. I motivi ufficialmente sono tecnici: il suo inquadramento contrattuale non sarebbe compatibile con le direttive ministeriali; ma non è difficile leggere in questo passo una decisione d’altro tipo: voltata pagina, la si volta del tutto. Del resto, dato il profilo professionale di Schwarz, è verosimile che intenda svolgere in prima persona anche le funzioni di direttore artistico. Ma chi è il nuovo sovrintendente del Regio? Tedesco, 45 anni, Schwarz ha all’attivo un curriculum ricchissimo che contempla laurea in musicologia, studi specialistici in amministrazione dello spettacolo e una carriera lavorativa interamente passata nel mondo teatrale e musicale, in tutta Europa: spiccano i ruoli alla direzione artistica del Theater an der Wien e della Kammeroper di Vienna, e la sovrintendenza del festival di Glyndebourne, in Inghilterra. Di sicuro, il suo profilo di direttore artistico eccentrico e audace segna una netta discontinuità con la gestione precedente, e, per i melomani, una discontinuità gradita: molto probabilmente ci attenderanno stagioni più sfiziose di quella appena conclusa (ma occorre riconoscere che già il cartellone 2019-2020, firmato da Graziosi e Galoppini, presenta svariati motivi d’interesse). La vera prova, per Schwarz, sarà quella di dimostrarsi, oltre che brillante direttore artistico, abile manager di un teatro che sopravvive in una situazione finanziaria complessa.


QUESTO MESE AL BOTTEGHINO…

MiTo – Settembre Musica: il festival prosegue in città fino al 19 settembre, con concerti tutti i pomeriggi e le sere. Il tema di quest’anno, “Geografie”, vuol mettere in evidenza le relazioni tra musica e luoghi. Si segnalano: il 13, alle 21, al Regio è ospite la Filarmonica della Scala, diretta da Chung, per “Russie”, con il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov (solista Alexander Romanovsky) e la Sinfonia n. 6 “Patetica” di Cajkovskij. Il 14, alle 17, al Conservatorio, “Persepoli”, si esegue l’oratorio Alexander’s Feast di Handel, a cura dell’Accademia del Santo Spirito. Il 15, alle 21, al Regio, “Nuove geografie”, con l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, diretta da Temirkanov, che propone Larghetto for orchestra di James MacMillan e la Sinfonia n. 1 di Mahler. Il 19, alle 17, al Conservatorio, “L’Italia, domani”, con l’Orchestra degli allievi dei Conservatori di Torino e di Milano. Sempre il 19, alle 21, si chiude il festival all’auditorium Rai con “Isole gioiose”, concerto dell’OSN Rai, diretta da Axelrod, che propone pagine di Debussy, Qigang Chen e Mahler (Sinfonia n. 4).

 

Inaugurazioni: l’Unione Musicale apre il 16 ottobre al Conservatorio, con un recital pianistico di Alexander Romanovsky dedicato a Chopin. Inaugurazione fuori porta per la stagione di Concertante, il 15 settembre alle 16:30 a Palazzo Mistrot di Villarbasse, con un concerto lirico che contempla quattro voci e pianoforte. La stagione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai inizia l’11-12 ottobre, James Conlon dirige l’ouverture Egmont di Beethoven, il Concerto in re minore per violino, pianoforte e archi di Mendelssohn (Mariangela Vacatello, pianoforte; Roberto Ranfaldi, violino) e la Sinfonia n. 5 di Sostakovic. Il Teatro Regio inaugura il 3 ottobre (repliche fino al 20) con Les pecheurs de perles di Bizet, con Hasmik Torosyan, Kevin Amiel, Fabio Maria Capitanucci, Ugo Guagliardo, direttore Ryan McAdams, regia di Julien Lubek e Cécile Roussat. L’opera di alterna con Tosca di Puccini (recite dal 15 al 29 ottobre), cantano Anna Pirozzi e Marcelo Alvarez (cui si alternano Carmen Giannattasio e Jonathan Tetelman), direttore Daniel Oren, regia di Mario Pontiggia.

 

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