Un mese fa, su questa pagina, si parlava del cambio di management al Teatro Regio, e di come l’arrivo del nuovo sovrintendente Sebastian Schwarz (il quale – nel mio articolo era solo ipotizzato, perché è stato ufficializzato dal teatro poco dopo la chiusura del nostro numero di settembre – ricopre anche il ruolo di direttore artistico) lasci presagire una programmazione futura più sfiziosa di quella che ha caratterizzato l’ultima stagione. Un anticipo di tale programmazione più sfiziosa (il cui merito, tuttavia, ricade sulla precedente direzione del teatro, dal momento che Schwarz ha ereditato il cartellone 2019-2020 già definito, anche se non del tutto rifinito) si è avuto con la serata inaugurale della nuova stagione d’opera, il 3 ottobre.

Dopo una serie di aperture che avevano visto alternarsi Verdi e Puccini (con qualche rara incursione wagneriana), il teatro ha infatti proposto, come primo titolo del nuovo anno, un’opera francese, e non di quelle più celebri: “Les pecheurs de perles” (I pescatori di perle), capolavoro giovanile di quel Georges Bizet che deve la sua immortale fortuna alla successiva “Carmen” (la quale, per inciso, sarà in scena al Regio nel mese di dicembre: bella idea presentare entrambi i titoli nella medesima stagione!). Le due opere, si badi bene, hanno assai poco in comune: sono diversi il genere, il carattere, l’ambientazione, lo scioglimento e la definizione dei personaggi; e nei “Pescatori” si riconosce molto più una tappa dell’evoluzione del teatro musicale francese verso le sue caratteristiche tardo-ottocentesche che non un’anticipazione della “Carmen”. Una delle caratteristiche dell’opera francese fin de siècle fu la passione per l’esotismo, che nei “Pescatori” si ha con l’ambientazione nell’isola di Ceylon, in un villaggio di pescatori di perle che vivono secondo proprie leggi arcaiche e tribali; ambientazione che rende credibile una storia che, alle nostre latitudini, avrebbe dell’assurdo. Rispettando lo spirito di questo esotismo, i registi Julien Lubek e Cécile Roussat hanno ideato uno spettacolo naif, con un che di fiabesco, capace di accattivare lo spettatore con la sua gestualità di gusto rituale e scene-costumi genericamente orientaleggianti.

Hasmik Torosyan

Dal punto di vista musicale, qualche pecca esecutiva va probabilmente attribuita alla sostituzione last minute del baritono, che ha anche impedito lo svolgimento di una prova generale.
Ma l’impressione è che, per quanto non siano mancati alcuni dettagli validi, come la direzione di Ryan McAdams e le prestazioni di Orchestra e Coro e della protagonista Hasmik Torosyan, si potesse fare di più per valorizzare l’opera di Bizet e onorare l’importante appuntamento cittadino. Il pubblico, all’inizio un po’ freddo, non ha fatto mancare i suoi applausi. Non spetta a me fare la cronaca mondana della serata, ma sicuramente c’era una buona presenza della Torino “che conta”, a partire dall’elegantissima Chiara Appendino.

L’inaugurazione della stagione, si sa, è una serata simbolicamente rilevante, ma in fin dei conti è assai più importante che proceda al meglio l’attività quotidiana del teatro. In questi giorni sono appena iniziate le recite di una “Tosca” che, sulla carta, promette di non aver nulla da invidiare a quella che il 7 dicembre aprirà il Teatro alla Scala. Quel che preoccupa un po’, sono i troppo posti vuoti che, in molte recite, figurano sulla biglietteria online del Regio. E si sta parlando di un’opera popolarissima con un cast di rilievo. L’unica recita quasi sold out è la pomeridiana feriale; quella in cui, una ventina d’anni fa, si trovava più facilmente posto. Lo stesso fenomeno si ripete nei piccoli concerti delle varie associazioni che animano la vita musicale classica di Torino: per avere successo bisogna suonare al pomeriggio. Forse è un sintomo di come stia cambiando il pubblico dell’opera, del quale una percentuale sempre più alta appartiene a una fascia d’età che preferisce evitare le uscite serali. E che tra qualche anno, si teme, non uscirà nemmeno più di pomeriggio. Se andare all’opera e ai concerti non torna ad essere cool tra i giovani, si profilano tempi difficili per chi crede nella musica colta interpretata dal vivo.


QUESTO MESE AL BOTTEGHINO…

Unione Musicale: il 23 ottobre, al Conservatorio, recital pianistico di Alexandre Tharaud, il programma spazia nella musica francese da Couperin a Ravel. Il 30 ottobre, sempre al Conservatorio, terzo appuntamento del ciclo Schubert-Schumann proposto dal soprano Lisa Larsson con il pianista Andrea Lucchesini. Ancora al Conservatorio, il 6 novembre l’Orchestra “Antonio Vivaldi” di Venezia interpreta un programma italiano, da Vivaldi a Nordio (direttore e violino solista della serata).

Filarmonica: la stagione, dedicata al concetto di tempo (nell’accezione inglese di time), si apre il 22 ottobre con “It’s time”, Giampaolo Pretto dirige l’ouverture “La bella Melusina” di Mendelssohn e la Sinfonia n. 1 di Brahms.

Concertante: il 6 novembre, alle ore 17, all’auditorium Vivaldi, “Sospiri all’opera”, con i soprani Francesca Lanza e Ivanna Speranza, Claudia Ravetto violoncello, Anna Barbero pianoforte.

Educatorio della Provvidenza: il 28 ottobre concerto in memoria di Walter Baldasso, a nove anni dalla sua scomparsa.

Polincontri Classica: il 21 ottobre, alle 18, nell’auditorium del Politecnico, serata “veneziana” con Lieder di compositori ottocenteschi ispirati dalle atmosfere di Venezia.

Orchestra Rai: il 24-25 ottobre, James Conlon dirige la Sinfonia n. 6 “Pastorale” di Beethoven e la Sinfonia n. 3 di Prokof’ev.

Concerti Lingotto: apertura di stagione il 20 ottobre con la Oslo Philharmonic Orchestra, dirige Vasily Petrenko, pianista Leif Ove Andsnes. In programma il poema sinfonico Don Juan di R. Strauss, il Concerto per pianoforte e orchestra in la minore di Grieg e la Sinfonia n. 10 di Sostakovic.

Teatro Regio: il 20 ottobre ultima replica dei Pecheurs de perles di Bizet. Fino al 29 ottobre Tosca di Puccini, con Anna Pirozzi, Marcelo Alvarez, Ambrogio Maestri (cui si alternano Davinia Rodriguez, Jonathan Tetelman, Gevorg Hakobyan), dirige Daniel Oren, regia di Mario Pontiggia. A novembre è tempo di danza: dal 6 al 10 La bisbetica domata, musica di Dmitrij Sostakovic, coreografia di Jean-Christophe Maillot, con Les Ballets de Monte-Carlo. Dal 14 al 17 Fuego, musica di Manuel de Falla, regia di Antonio Gades e Carlos Saura, con la Compania Antonio Gades. La stagione di concerti si apre il 26 ottobre con un appuntamento diretto da Daniel Oren.

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