Il turno di lavoro nella grande fabbrica volgeva al termine. Le auto in produzione continuavano a sfilare davanti agli operai. Il lavoro di per sé non era pesante. Si trattava di montare sempre lo stesso componente sulle auto prodotte nella grande fabbrica. Pesante non era. Stressante e alienante sì.
Franco, come tutti gli altri uomini e donne, era pronto. Appena la campanella avrebbe dato il segnale di fine turno, tutti si sarebbero fiondati verso le bollatrici.
Come un lampo che squarcia le tenebre il trillo della campanella si insinuò nel rumore di fondo del capannone rompendo il torpore che già aleggiava tra i componenti del turno che terminava alle 22.
Tutti si avviarono verso le bollatrici per strisciare il badge in quei moderni aggeggi elettronici che avevano sostituito quelle meccaniche. Anche Franco, raccolte le sue poche cose, si avviò con calma. Non aveva fretta. Lui, nonostante andasse per i quarant’anni, non aveva una famiglia che lo aspettava. Era uno scapolone. Non aveva mai preso in considerazione la cosa. Era uno spirito libero. Però, sotto sotto, guardava con una certa invidia gli altri, a casa c’era chi li aspettava e avrebbero trovato la cena pronta. Lui avrebbe dovuto provvedere da sé.
Salì in auto e si avviò verso casa. In realtà non aveva nessuna voglia di andare a rinchiudersi nel suo disordinato appartamentino da single. Erano appena le 22 e poteva vagabondare un po’. Si sarebbe fermato a bere una birra, mangiare una pizza e poi via a letto.
Andava un po’ a zonzo, così a caso. Senza rendersene conto si trovò dalle parti di Corso Stupinigi.
Quando la strada divenne più isolata si accorse che ai lati dell’arteria c’erano diverse ragazze di colore in abiti succinti. “Ecco – pensò – Queste poveracce stanno lì in attesa di clienti. Forse aspettano proprio quelli come me che sono soli, oppure uomini di una certa età in cerca di emozioni e annoiati da un menage familiare spento.”
La serata era freddina e le ragazze si stringevano per trovare un po’ di quel caldo che gli striminziti vestitini non potevano fornire: erano fatti per attirare non per scaldare.
Franco non aveva mai pensato di far ricorso a quel tipo di compagnia anche se il pensiero di provare lo aveva avuto. La vergogna e la timidezza finora avevano fatto da barriera.
Mentre pensava queste cose intravide una di queste ragazze isolata dalle altre. Era bella e alta: “Avrà sui vent’anni” pensò. Istintivamente si fermò, abbassò il finestrino e si sporse:” Ciao”, disse la ragazza, “vuoi un po’ di compagnia? Visto che fa freddo ci scaldiamo assieme. Non costo molto.” Franco la guardava: era davvero bella. Istintivamente disse di sì. La ragazza salì in auto e lui partì.
Mentre tornava a casa pensò che tutto sommato era stato piacevole e la ragazza non si era mostrata per nulla volgare. Pensava:”Sono delle povere criste, chissà come sono finite in quel giro.”
Dopo qualche settimana, si ritrovò in quella stessa strada buia e isolata. La ragazza era sempre lì assieme alle sue compagne di sventura. Tornò ancora altre volte.
La ragazza oramai lo riconosceva e lo salutava con un sorriso che mostrava una parata di denti bianchissimi e salutandolo diceva:” Ciao amico, come stai?” Franco si accorse che non andava solo per appagare i suoi istinti. Quella giovane donna dalla pelle color ebano gli faceva tenerezza.
Delle sere, quando non c’erano clienti, rimanevano in macchina a ripararsi dal freddo e chiacchierare. Selly, così si chiamava la ragazza, si accomodava in auto assieme alla sua amica Lilian e qualcun’altra. Franco cercava di porre domande ma le ragazze erano restie a parlare di certe cose: erano terrorizzate. Una sera Franco con fermezza chiese:” Ti chiami davvero Selly? Dai, suona falso.” “ Certo che no”, rispose la giovane donna, “quello è il nome che ci ha dato la maman. Nel nostro lavoro ci va un nome accattivante.”
Franco chiese:” E qual è il tuo vero nome?” . “ Sono nigeriana, come gran parte delle ragazze che vedi in strada; il mio nome è Adetokumbo e la mia amica Lilian si chiama Feyikemi. Capisci, non possiamo avere nomi del genere col lavoro che facciamo. Io mi chiamo Selly e lei Lilian.” Franco incalzò:” Mi spiegate come siete finite qui a Torino e su questa strada?”
“ Ok”, disse Selly, “vedi Franco la Nigeria è un grande paese. Ci sono pochi ricchi che fanno ciò che vogliono, ma gran parte della popolazione è poverissima. C’è una corruzione molto diffusa, anche la polizia è corrotta. Tutti tentano di scappare, ma ci vogliono molti soldi che nessuno ha. Capita che le belle ragazze vengano avvicinate da donne, le maman, che a loro volta si sono arricchite con il commercio di ragazze. Lavorano sempre in due, una in Nigeria e una qui. Quella in Nigeria avvicina la ragazza e le prospetta chiaramente di cosa si tratta. Si accollano tutte le spese e portano la ragazza in Italia. Con la complicità della polizia sequestrano i documenti e tengono sotto ricatto la nostra famiglia. Finché non abbiamo ripagato tutto il debito, sempre molto salato, non torniamo libere. Le ragazze accettano perché è l’unico modo per sfuggire ad una vita misera. In questo modo possiamo aiutare la famiglia. Io e Lilian dobbiamo restituire alla maman oltre 50.000 euro, più le spese di mantenimento.”
Incalzò Lilian:” Quando torniamo dal lavoro ci controllano dappertutto per sincerarsi che non abbiamo nascosto soldi. Viviamo in molte in poche stanze. Quando finiamo di pagare il debito torniamo libere. La maman trattiene il 50% più le spese, il resto lo inviamo alle famiglie e qualcosina lo teniamo noi.”
“ Io e Lilian tra qualche anno saremo libere. Stiamo sulla strada da più di tre anni. Tieni presente una cosa, siamo io e Lilian che vogliamo liberarci per costruirci una vita normale. La maggior parte delle ragazze che vedi pensano solo a sottrarre quanti più soldi possibile ai clienti per arricchirsi e pensano magari di diventare a loro volta delle maman per arricchirsi ancora di più.”
Disse Lilian:” Io quando sarò libera vorrei aprire un laboratorio di sartoria africana, c’è molta richiesta, da ragazza ho imparato a cucire. È la mia passione.”
“E tu Selly cosa farai?”, chiese Franco. “Appena sarò libera conto di andare a Parigi dove ho un fratello che lì ha un buon lavoro. Spero di trovarlo anch’io”, rispose Selly.
Da quel giorno Franco si sentì ancora più coinvolto nel destino delle ragazze. Cercava di aiutarle senza irritare la maman. Bisognava essere accorti visto il ricatto che esercitavano anche sulle famiglie.
Dopo qualche anno, come previsto, Selly e Lilian riuscirono a ripagare il debito e tornarono libere.
Lilian aprì finalmente il suo laboratorio da sarta: ebbe un grande successo. Franco la aiutò acquistando e regalandole una macchina da cucire.
Selly andò a Parigi da suo fratello che la accolse a braccia aperte. Subito trovò lavoro come lavapiatti. Col tempo, data la sua bellezza, si impiegò come commessa in una boutique di una grande casa di moda. Lavoro dove mostrò di avere talento.
Dopo qualche anno Franco ricevette una lettera. L’aprì e inizio a leggere:
“Egr. Sig. Franco,
lei ovviamente non mi conosce. Io però conosco bene lei, grazie alle parole di Selly.
Vorrei ringraziarla di vero cuore per l’aiuto che ha dato alla mia Selly.
Qualche tempo fa l’ho conosciuta ad una festa di amici. Quella ragazza dal viso bello e dolce mi piacque da subito.
Selly ha voluto che sapessi tutto della sua vita, dei suoi affanni e delle sue vicissitudini e quelle delle sue amiche. Con le lacrime agli occhi mi ha raccontato di lei che l’ha aiutata a resistere e superare le difficoltà. Ha detto che le sarà eternamente grata: anch’io le sono grato.
Ora Selly è mia moglie e siamo felici, anche per merito suo.
Spero un giorno di poterla ringraziare di persona.
Francois Mallè”
Franco piegò il foglio e si avviò al lavoro.
Un sorriso apparve sul suo volto.

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