Eliseo Calegari, detto Elis, per chi legge questo giornale non ha bisogno di presentazioni. Se qualcuno tenesse in mano “Cose Nostre” per la prima volta, sappia che non è un direttore d’orchestra, ma il nostro direttore responsabile. Oltre che di giornalismo, si occupa di sport e, come mi rivelò qualche anno addietro, è appassionato di musica, in particolare di canto. Ciò che mi stupì fu quando, un paio d’anni fa, mi telefonò per chiedermi se sapessi consigliargli un valido insegnante di canto lirico, che io individuai nel tenore Matteo Pavlica. Incuriosito dalla ferma volontà di studiare a un’età non più verdissima, mi ripromisi di approfondire con Elis il discorso del suo rapporto con la musica. Ecco giunta l’occasione, che offriamo alla curiosità di tutti i lettori.

Elis, ci racconti come si è sviluppato il tuo rapporto con la musica?
Marco, intanto grazie perché mai avrei immaginato di essere intervistato da un critico par tuo e soprattutto come…cantante. Tutto ha origine in famiglia: mio padre Goffredo era un tenore, arrivato a Torino nel 1929 con un contratto al Teatro Regio. Poco prima del debutto si ammalò, contraendo una forma di angina che gli minò la possibilità di continuare la carriera musicale professionalmente. Ho pochi ricordi di lui, perché morì quando avevo cinque anni e mezzo, ma rammento come in un sogno la voce suadente che mi cantava la ninna nanna. Darei non so che cosa per riascoltare, sentire la sua voce. Anche i suoi dischi sono andati persi durante la guerra. Mia madre non mi incoraggiò mai a praticare la musica, sostenendo che non avrei potuto eguagliare mio padre, così il mio rapporto con quest’arte, con la mia voce è sempre stato piuttosto combattuto.

Negli anni ’60-70, come tanti giovani, strimpellavo la chitarra e cantavo con i miei amici, ma non mi ritrovavo nell’estetica di una certa canzone d’autore, specie di quella impegnata, degli anni ’70, che per i miei gusti era troppo poco melodica. Così, per più di trent’anni, mi sono  limitato a poche esibizioni private, e mi è rimasto un certo rimpianto di non aver coltivato la mia voce. Poi, un insieme di eventi casuali mi ha fatto riscoprire questa vocazione. Una forma acuta di afonia causata dal lavoro di insegnante mi ha portato a rivolgermi alla logopedista Lisa Poli, la quale, tra le terapie, mi suggerì di cantare. I miei famigliari mi regalarono una console per la riproduzione di file musicali e mal gliene incolse: io mi sono molto divertito, loro un po’ meno perché non sono più riusciti a farmi stare zitto. Ho ripreso dimestichezza col canto, tanto da decidere, per festeggiare i miei dieci anni alla direzione del giornale, di offrire uno spettacolo nel quale ho interpretato canzoni pop. Però mi sono reso conto di cantare di puro istinto, di forza, senza tecnica alcuna. Mi sono quindi risolto a rivolgermi a degli insegnanti di canto per prendere qualche lezione. Le prime sono state Rossana Landi e Ilaria Allegri: entrambe devo ringraziarle, perché mi hanno dato i primi rudimenti, m’hanno aiutato a credere nelle doti che avevo e fatto intuire e suggerito di accostarmi al repertorio d’opera, poi di farmi seguire da un tenore, che avrebbe potuto aiutarmi con maggiore profitto, e così ti ho fatto quella telefonata un paio d’anni fa…

E come prosegue lo studio con Matteo Pavlica?
Intanto, devo dirti che non ti ringrazierò mai abbastanza. Matteo, tenore al Regio di Torino, si è rivelato da subito l’insegnante giusto: colto e preparatissimo, mi ha fatto conoscere…un altro mondo. È molto legato a ciò che conduce a un corretto uso della voce, e con lui sto facendo un percorso, un grande lavoro sulla tecnica della respirazione, per educare e rispettare la mia voce sbrigliata, posizionandola sempre più “in maschera”, e giungere a quel suono morbido che si definisce “canto sul fiato”. Pavlica mi ha fatto anche scoprire arie che non avrei mai immaginato di cantare, di autori come Caccini, Carissimi o Tosti. Ultimamente stiamo facendo lezione online: non è come in presenza, ma riteniamo comunque importante dare continuità al lavoro, e devo dire che Matteo segue gli allievi con molta costanza e dedizione, assegnando i giusti “compiti a casa”.

Ci vuoi dire qualcosa su di te come ascoltatore?
Ho sempre ascoltato molta musica, e, quanto alla classica, mi appassiona l’opera più della musica strumentale. Amo tutta l’opera, ma in particolar modo quella del ‘900: sarà che papà era un tenore pucciniano, ma amo “Tosca” e “Boheme” su tutto. Saranno scelte “nazional-popolari”, ma se sento “Cavalleria rusticana” di Mascagni mi commuovo ogni volta che ne ascolto l’intermezzo, il pezzo che adoro in assoluto. Posso dire di essere sempre stato affascinato dalle belle voci, e questo mi ha messo in difficoltà con i miei coetanei quando ero ragazzo e si era imposto un tipo di canzone che non valorizzava la vocalità. Un tempo, però, quando sentivo un’aria d’opera o una canzone, mi concentravo sull’ascolto della composizione musicale; adesso, anche grazie agli insegnamenti di Matteo Pavlica, ho imparato ad ascoltare le voci e i loro dettagli tecnici, cosa che mi è utile per riascoltare e analizzare la mia voce, voce che in tante circostanze mi è sembrata più un fardello, che una dote. È stata per lungo tempo un cruccio: i miei risuonatori hanno sempre fatto sì che arrivasse forte, troppo forte e comunque. Mai potuto sussurrare un segreto…
Come si concilia la musica con il giornalismo e lo sport, le altre tue grandi passioni?
Per me giornalismo e sport sono inscindibili, dato che sono stato per anni giornalista sportivo, anche per grandi testate. La musica è costantemente stata presente come colonna sonora della mia vita, adesso ho deciso di dedicarle più spazio, e mi dispiace di non avere tutto il tempo che vorrei per coltivarla.

Che progetti hai per il prossimo futuro?
Vorrei dedicare, appena si potrà, dei recital a due amici scomparsi di recente, Bruno Picat Re e Michele Faugno, e poi spero che ci sia la possibilità di fare un saggio di fine corso insieme a tutti gli altri allievi di Matteo Pavlica. Intendo continuare a cantare e a curare la mia voce, che, come ti ho detto, ho sempre considerato come una “compagna scomoda”, ma adesso che ho imparato a conoscerla e a controllarla meglio; grazie a Matteo, ne sto scoprendo lati apprezzabili che mi erano sconosciuti. Non mi piace mai riascoltarmi perché mi trovo sempre e ancora pieno di difetti, ma sto imparando a conoscere questo mio strumento meglio: la voce che per tanto ho detestato si sta rivelando una compagna speciale con la quale approfondire una più garbata e gradita convivenza. La conoscenza mi sta portando a fare meno fatica e a trovare un’armonia inaspettata.

Per concludere, diciamo qualcosa sulla musica a Caselle?
È molto praticata, basti pensare che il nostro centro sportivo è frequentato da parecchi musicisti. Mi dispiace che non ci sia un vero spazio per fare spettacolo, perché il Polifunzionale di via Bona e Sala Cervi hanno poca capienza, e il Palatenda ha una cattiva acustica. Avremmo voluto organizzare una rassegna per tutti i musicisti casellesi al centro sportivo, ma la pandemia ci ha fermati. Siamo però fiduciosi di riproporre il progetto in futuro.

Questo mese al botteghino…
Si brancola ancora nel buio circa la possibilità di riaprire i luoghi in cui si svolgono spettacoli dal vivo.  È quindi opportuno controllare le normative emanate dalle autorità competenti e far riferimento, per i programmi venturi, agli aggiornamenti via via pubblicati sui siti web delle varie istituzioni musicali. Si tenga presente che alcune istituzioni hanno avviato un programma di eventi in streaming, dei quali si potrà trovare notizia sui siti stessi.
Unione Musicale: https://www.unionemusicale.it/
Filarmonica: https://www.oft.it/it/
Accademia Stefano Tempia: https://www.stefanotempia.it/
Polincontri Classica: http://www.policlassica.polito.it/stagione
Educatorio della Provvidenza: https://www.educatoriodellaprovvidenza.it/
Orchestra Rai: http://www.orchestrasinfonica.rai.it/
Concerti Lingotto: https://www.lingottomusica.it/
Teatro Regio: https://www.teatroregio.torino.it/

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