Oggi purtroppo si fa tutto con il computer, è tutto on line. Non c’è via di scampo e non c’è pietà perché la regola vale per tutti: anche per le persone con più di 70 anni. Dovete prenotare una visita specialistica? Dovete iscrivervi sul sito della ASL, volete sapere come mai la pensione non è ancora arrivata? Dovete iscrivervi al sito dell’INPS, c’è la pestilenza fuori e volete che vi portino la spesa a casa? Dovete iscrivervi al sito del supermercato, avete la patente scaduta? Dovete iscrivervi al sito della motorizzazione, non vi sentite bene e non siete sicuro di essere ancora vivo? Dovete iscrivervi al sito dei servizi funebri, e così via. Spaventoso. Ma dove andremo a finire?
Ma come si fa a pensare che una persona anziana si metta al computer, districandosi tra password, iscrizioni, scarico dei pdf, controlli di sicurezza, virus, siti sicuri, e-mail, pagamenti on line eccetera?
Con i miei 60 anni, appartengo a quella generazione che ha dovuto per forza adeguarsi ai tempi, o meglio a tutta questa tecnologia per quanto riguarda il lavoro ed il tempo libero.
Quando iniziai a svolgere il lavoro da disegnatore progettista nel 1980, avevo il tecnigrafo (per i ggiovani 3.0: no ragazzi, non è un gioco della Play Station, ma un tavolo da disegno…) e le mine (matite dalla diversa gradazione di durezza ed intensità di colore), che successivamente furono sostituite dalle meravigliose penne a china Rapidograph dai diversi spessori, da 0,2 fino a 2 mm.
Ma anche allora il progresso avanzava inesorabilmente: in breve tempo il tecnigrafo fu sostituito dal computer, i progetti non si facevano più manualmente ma con un software chiamato Autocad che imperversa ancora oggi e per stamparli arrivarono i plotter, ovvero delle grosse stampanti dapprima con le rapidograph inserite in un apposito cestello, poi con le cartucce a colori come le stampanti. Anche in quel periodo ebbi grossi problemi per adeguarmi.
Ma adesso con la mia età, inizio veramente a dare i numeri: non solo trovo grosse difficoltà ad apprendere nuove procedure, ma mi dimentico proprio le cose. Solo l’altro giorno tentavo di cancellare un numero sbagliato su Excel sbianchettando lo schermo… Mah! Ma anduma avanti.
Quindi, ho dovuto gettare la spugna. Mi sono arreso. Sto parlando dei film in televisione: non ne posso più di vedere “Mamma ho perso l’aereo” o “Rambo” o “Sette spose per sette fratelli”.
E sono stufo di rivedere i DVD (a proposito sono circa 250: se qualche lettore li volesse acquistare in blocco, li vendo volentieri). Di noleggio, manco a parlarne: i negozi sono tutti estinti.
E allora vada per la Pay TV. I maledetti lo sanno che ormai la gente la preferisce, anche a causa dei vari blocchi dovuti all’abbonamento al coronavirus. E devo aggiungere che c’è una scelta notevole: film, telefilm, serie tv, documentari, fino ad arrivare allo sport con le solite partite di calcio… meno male, altrimenti come farebbero a sopravvivere quei poveri calciatori con contratti milionari?
Dopo una ricerca terrificante durata quasi un anno condita da puro terrore per l’ignoto e da una diffidenza degna di un eremita in Nepal, ho scelto una “piattaforma” che offre solamente film, che chiameremo Sonosfinity. E qui iniziano le complicazioni. Mi sono dovuto iscrivere al sito, o meglio ho dovuto creare l’account (mio dio, sto parlando come uno di quei tristi informatici) ovvero un profilo personale di un utente all’interno di un sistema digitale attraverso il quale accedere ad un servizio… “Buongiorno, per creare l’account digiti una password”… Naturalmente la prima che viene in mente è “pippo”… ”Attenzione, la password deve contenere almeno 8 caratteri di cui uno maiuscolo, deve avere segni come + o -, non deve avere spazi, non deve essere già stata creata, deve essere creata tra le 02.03 e le 04.05 in una notte di luna piena di un giovedì in un anno bisestile”.
Già mi girano i maroni. Comunque, dopo 12 tentativi ci sono riuscito. Ora viene la seconda parte: acquistare il misterioso codice di 20 cifre per accedere all’abbonamento annuale.
Naturalmente le cose semplici non funzionano: fino a qualche tempo fa, per ottenere questo codice bastava andare in una ricevitoria del lotto, si pagava e si riceveva il tagliandino. Non è più così.
Per una oscura macchinazione del destino, l’unico modo di avere questo codice è di acquistarlo su “Ammazzon”, ovvero la più grande piattaforma di acquisto on line che ha rovinato tutti i negozi, dall’abbigliamento agli alimentari, dai libri al giardinaggio. Non c’è altro modo.
Dunque, il modo più facile per acquistare on line è quello della carta di credito; ma dato che non mi fido per niente di queste transazioni, l’alternativa è quella di acquistare in una ricevitoria del lotto un “buono regalo”… Maledizione ma non era la stessa cosa? Mah… Ah, naturalmente prima di fare tutto bisogna iscriversi, quindi creare un altro account, in questo caso su “Ammazzon”.
Tralasciando la procedura che ormai conosciamo, dopo essermi iscritto ed aver segnato l’ennesima password sull’apposito quaderno da 1.300 pagine, mi sono quindi recato in una ricevitoria.
“Buongiorno, per cortesia vorrei un buono regalo “Ammazzon” da 100 euro”… “Ecco il suo buono, lo sto stampando”. Incredibile ho pensato…è fatta! Neanche per sogno: al momento di pagare con il bancomat: “Mi spiace, ma per questa operazione accettiamo solo contanti. Se vuole c’è una banca qui vicino, a 120 km.” E così, pensando ad un futuro ritiro in una baita inaccessibile, ho prelevato.
Ovviamente non è finita, siamo a metà operazione: ho dovuto ricollegarmi al sito di “Ammazzon” e versare il buono regalo sul mio account, per poter finalmente usare questi soldi per l’acquisto.
Dopo una intera serata a cercare di capire come effettuare l’ordine e dove cercare questo maledetto abbonamento, ce l’ho fatta: evviva, ho ordinato l’abbonamento di Sonosfinity!!
Devo riconoscere che queste piattaforme sono molto efficienti: nel giro di due giorni è arrivato.
Nel frattempo ho dovuto munirmi del wi-fi, ovvero della rete internet a casa, soprattutto per motivi di lavoro: quando mi collegavo con la semplice scheda telefonica Sim, passavo ore a guardare una rotella che girava perché abitando qui nel Burundi il collegamento saltava ogni 10 minuti.
Un film di solito durava tre giorni. Anche qui ho dovuto adeguarmi…
Finalmente l’abbonamento è arrivato con un corriere direttamente da Marte: vestito come un astronauta, con mascherina e guanti, ha lasciato il pacco sul muretto ed è scappato terrorizzato veloce come un furetto… Certo che questo Covid ci ha resi lievemente diffidenti…
Sono subito andato su Sonosfinity, ma entrando ho sbagliato a digitare la password, o meglio ho sbagliato una lettera… impallidendo, è uscito il messaggio: “Attenzione password errata, digiti una nuova password”. Invocando ancora una volta un blackout mondiale di un anno almeno, mi sono inventato una nuova password. “Attenzione per il controllo sicurezza le abbiamo inviato sul telefono un codice di 6 cifre, lo digiti nello spazio sottostante”. Con la forzata pazienza di un bradipo, ho digitato il codice. Finalmente ce l’ho fatta. “Attenzione, dichiara di non essere un robot”. Questa non l’avevo mai sentita. D’accordo magari sono un po’ freddo, ma addirittura un robot… Comunque:
“In alcune di queste 8 foto ci sono dei truzzzi, li indichi con il flag nel riquadro a fianco” Fatto. E finalmente sono riuscito a rientrare nel sito.
“Buongiorno, riattivi il suo abbonamento digitando il codice da 20 cifre” Con il terrore di sbagliare e impiegando quasi 5 ore, ho inserito correttamente il codice. Evvai! Ci sono riuscito! Per un anno posso vedermi tutti i film e tutte le serie tv che voglio, senza pubblicità e interruzioni! Mitico.
La sera ho preso il mio iPad e non vedendo l’ora di gustarmi l’ultimo film di fantascienza: mi sono sistemato sul divano, abbassato le luci, versato il Cointreau nel bicchierino da gustare lentamente e trovata la pellicola.
È stata dura, ma finalmente non mi dovevo più preoccupare di niente, solo guardarmi il film.
Avviandolo, un messaggio: “Attenzione, il formato di questo film (alta definizione) non è supportato dal suo device (…iPad…). È necessario avere un video con risoluzione di almeno 4k”.
Abitanti di Corio, non vi preoccupate non era un UFO. Era il mio iPad, sarà atterrato sul Monte Soglio.

Bear

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