I Lavandè di Mappano rinascono dalle loro ceneri. E mai metafora potrebbe essere più azzeccata, per la nuova associazione culturale guidata da Gisella Ferrando, appartenente ad una storica famiglia di lavandai di Mappano, che di cenere, sottoforma di lisciva, tanta ne è ha utilizzata per pulire e lavare il bucato a generazioni di torinesi. I Lavandè dunque rinascono, nel solco e nella storia tracciata dalla madre e dalla nonna di Gisella Ferrando, rispettivamente Giacinta e Mariuccia Martinengo, che più di trent’anni fa, fondarono questo storico sodalizio culturale e folcloristico. I nuovi Lavandè hanno scelto di presentarsi, il mese scorso, proprio in quei luoghi mappanesi dove, storicamente era maggiore l’insediamento delle prime lavanderie a conduzione famigliare, che sfruttavano l’acqua del canale di via Borgaro. Dove oggi, poco distante, sorge il monumento dedicato alla storia dei Lavandai di Mappano. Un gruppo, quello dei Lavandè, mantenuto in vita a lungo, grazie proprio all’impegno incessante di Antonio Miriello, il quale durante la serata di presentazione, avvenuta presso il “Caffè Memory”, in piazza Cesare Pavese, ha consegnato alla “nuova” associazione il labaro trentennale, che è ora nella disponibilità del gruppo presieduto dalla Ferrando, che ha accanto il consiglio direttivo formato da Marina Cubito, Silvia Tomaselli ed Andrea d’Arino. Ma c’è ancora un altro labaro, che festeggia il secolo di vita, ad essere entrato a far parte del patrimonio associativo: il labaro della Società Lavandai l’Augusta, costituita nel 1921. Di cui quest’anno ricorre il centenario. Labaro prezioso che necessita di un importante intervento restaurativo e conservativo. «Questa presentazione si sarebbe dovuta svolgere più di un anno fa – ha ricordato la presidente Gisella Ferrando – ma la pandemia ha bloccato ogni iniziativa sul territorio, e questa serata che avremmo voluto essere molto più partecipata, proprio in ossequio alle disposizioni anticovid, abbiamo deciso di limitarla agli amministratori, la stampa e gli associati. Sicuramente in un prossimo futuro, avremo tempo e modo di dare vita ad una iniziativa aperta a tutte le altre associazioni mappanesi, ed ai tanti amici e simpatizzanti dei Lavandè. Una serata però fortemente voluta e desiderata, che coincide con la presentazione ufficiale dell’associazione dei Lavandè di Mappano – ricorda la Ferrando – che riprende con rinnovato impegno e slancio i progetti e le iniziative storiche e culturali a trent’anni dalla sua prima fondazione.

Mi preme in questa occasione – ha continuato il presidente – ringraziare quanto ci hanno spronato a riprendere le attività di questa associazione, che non guarda solo al passato di Mappano, ma anche al suo futuro. Vorrei dedicare questa serata al primo presidente dei Lavandè: Antonio Miriello, ed a Maria Albertin, membro storico ed attivo per tanti anni, ed alla memoria di tanti lavandai, ex lavandai amici e simpatizzanti, che ci guardano ora dal cielo, in particolare mia mamma Mariuccia Martinengo, accanto ai miei nonni Giacinta e Giovanni, ed a Rosina Verderone, recentemente scomparsa, madre di Marina Cubito, membro del nostro direttivo. Il loro impegno, i loro progetti di trent’anni fa, sono oggi i nostri impegni, i nostri progetti».«La nostra associazione – ha precisato la Ferrando – si pone proprio questo obiettivo: fare memoria. Non dimenticare chi ci ha preceduto. E questo lo si può fare in tanti modi. Noi abbiamo scelto quello di riscoprire e valorizzare in maniera adeguata il patrimonio materiale ed immateriale, legato al mondo dei lavandai e della civiltà contadina. Un mondo che nel tempo ha plasmato la nostra comunità, e che noi vogliamo onorare, attraverso la raccolta di testimonianze, documenti, oggetti. Ma andando anche nelle scuole, fra le nuove generazioni dei mappanesi, a ricordare la loro storia, le loro origini. Offriamo la nostra totale disponibilità a collaborare con la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo mappanese, la dottoressa Veronica Di Mauro (presente alla serata ndr). Per fare questo abbiamo bisogno del sostegno e del contributo di tutti. In ogni forma possibile: come sponsor, associandosi, donando materiale. Il nostro sogno è di poter dare vita, un giorno, all’Ecomuseo dei Lavandai di Mappano e della civiltà contadina, che possa raccogliere in un unico spazio le testimonianze del nostro passato. Forse è solo un sogno, ma sappiamo che sono in tanti a crederci». Durante la serata è stato presentato anche il nuovo logo dell’associazione, concepito da Anna Visconti, affermata designer e socia dei Lavandè, anch’essa, come molti altri iscritti, nipote di lavandai.

Fitta la presenza, all’iniziativa ufficiale dei Lavandè, anche di amministratori locali. Gli assessori Massimo Tornabene, Davide Battaglia, Cristina Maestrello, le consigliere Margherita Profiti e Sara Bellosta, il presidente del Consiglio comunale di Mappano Sergio Cretier, e sindaci: naturalmente il primo cittadino della neonata municipalità mappanese, il professor Francesco Grassi, accanto al sindaco Borgaro Claudio Gambino ed il sindaco di Caselle Luca Baracco, non ha voluto far mancare la sua presenza neppure il parroco di Mappano don Pierantonio Garbiglia. Ed è proprio dal sindaco di Mappano che sono giunte parole di grande apprezzamento, nei confronti della rinata associazione: « E’ con affetto ed emozione che partecipo a questa presentazione ufficiale dell’associazione dei Lavandè – ha esordito il primo cittadino mappanese – non è un caso che nello stemma del nostro Comune sia presente un mastello pieno di preziosa acqua con il tipico asse da lavandai. E’ uno stemma che racchiude il segno di valori che nascono dalla dignità del lavoro in armonia con le risorse che la natura ha messo a disposizione di generazioni di lavandai, prima fra tutte la pura acqua di sorgente che sgorga ancora nelle nostre terre. L’amministrazione comunale oggi qui rappresentata, si impegna a sostenere le iniziative della rinata associazione ed in particolare è pronta ad iniziare un percorso di progettazione che ci conduca alla realizzazione dell’Ecomuseo dei Lavandai di Mappano, un sogno nel cassetto di tanti mappanesi. Sono sicuro che oggi, la neopresidente Gisella Ferrando, figlia di Mariuccia e nipote di Giacinta, saprà interpretare al meglio il mandato che le è stato affidato: quello di far rivivere la storia dei Lavandè di Mappano, nella memoria delle nuove generazioni e nelle tradizioni del nostro Comune». L’assessore alla Cultura Cristina Maestrello, a nome di tutta l’amministrazione, ha annunciato l’arrivo di un finanziamento dal parte del Ministero degli Interni, pari a 24 mila Euro, da destinare alla progettazione degli spazi destinati all’Ecomuseo dei Lavandai e della Civiltà contadina mappanese, che dovrà sorgere in un immobile di proprietà comunale. Un primo, tangibile segno, per dare forza ad un sogno che ha iniziato a prendere forma più di trent’anni fa. Ed è proprio un oggetto, di cui si era persa ogni memoria, è stato recentemente presentato all’associazione dei Lavandè: è l’automezzo appartenuto a Giovanni Martinengo, nonno di Gisella, di cui non si avevano più notizie da molti anni. «Dal 1952 fino ai primi anni del 2000 – spiega la presidente Gisella Ferrando – era nelle disponibilità della mia famiglia. Ma decisamente ammalorato e non più utilizzabile, pertanto, a malincuore, perché era un ricordo di famiglia e dell’attività dei miei nonni, decidemmo di venderlo ad un appassionato di mezzi d’epoca, residente però a Padova. Ma poi da allora, cioè per quasi venti anni, non abbiamo più avuto notizie di quel camion così particolare, e per noi pieno di ricordi». Fino a quando, un signore di Ceretta di San Maurizio, appassionato di autovetture storiche, ha contattato la Ferrando, spiegandole che il mezzo di suo nonno era stato completamente restaurato: una Fiat 1100 Elr, del 1952, il camioncino guidato dal nonno di Gisella. Mezzo sul quale lei stessa era più volte salita da bambina. «E’ stata una emozione incredibile – rivela la Ferrando – come vederlo uscire dal tunnel del tempo e dei ricordi. Il mezzo completamente restaurato e funzionante». Tutto questo è merito di Santino Balma, amatore di mezzi di trasporto d’epoca. Balma, con pazienza, e dopo oltre quattro anni passati in giro per l’Italia, a trovare i pezzi mancanti o sostituire quelli rovinati dall’usura del tempo, è riuscito con tenacia e passione, a restaurare completamente il mezzo, facendolo tornare non solo alla sua piena funzionalità, ma anche sostituendo le pelli originali degli interni, gravemente danneggiati, le parti meccaniche e della carrozzeria. Il camioncino a lungo utilizzato da Martinengo, e poi restaurato da Balma, trae origine dalla celebre 1100, prodotta sul finire degli anni Trenta del secolo scorso, dalle quali derivarono, nel tempo, diverse versioni, tutte costruite dalla Fiat. Il signor Santino Balma, anche lui visibilmente emozionato, per questo incontro, così inaspettato, ha promesso ai Lavandè di Mappano, che per ogni futura iniziativa, manifestazione pubblica, patrocinata dall’associazione guidata da Gisella Ferrando, si impegnerà di portare l’automezzo a Mappano, pronto a far conoscere un pezzo di storia dei lavandai ai mappanesi.

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