“I veri pazzi sono fuori da qui”, questa la frase che lessi più di 10 anni fa su un muro del “repartino” psichiatrico di un grande ospedale torinese durante un tirocinio in psichiatria. Potrebbe sembrare una frase banale, scontata, ironica o addirittura inappropriata, eppure io ne rimasi molto colpito e, ancora oggi, a distanza di tanto tempo, continuo a tornarci su.
All’interno di quel reparto psichiatrico erano ricoverati giovani e anziani, donne e uomini, apparentemente tranquilli, come se quelle mura tutto sommato fossero la loro casa, e non fossero reclusi lì in quanto ritenuti pericolosi per se stessi o per gli altri. Persone sicuramente con delle storie molto difficili alle loro spalle, fatte di violenza, disagio sociale ed economico, talvolta abusi, con disturbi mentali di vario tipo. Persone che prima della Legge Basaglia numero 180 del 1978 venivano rinchiuse dentro i manicomi, luogo in cui i “normali” emarginavano coloro che venivano considerati “diversi”.
Nel suo libro “I miei matti” il noto Psichiatra Vittorino Andreoli descriveva così il manicomio: “I matti erano immobilizzati in camicie di forza, legati e costretti su sedie fissate alle pareti; tra urla ma soprattutto in una puzza terribile di feci e di orina. Donne private di qualsiasi dignità, ammassi di carne nuda gettati sul freddo del pavimento, corpi legati alle pareti e lordi di escrementi: un girone dantesco”; qualcosa di terribile e che per fortuna oggi appartiene solo alla storia ed a i ricordi di chi ha vissuto tutto ciò.

Ma chi sono i “pazzi”? il termine, crudo, deriva dal latino patiens cioè «paziente, che patisce». Senza scomodare la Treccani, una bella definizione può essere quella tratta da una celebre canzone in cui i “pazzi” vengono definiti “punti di domanda senza frase, migliaia di astronavi che non tornano alla base, sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole, i matti sono apostoli di un Dio che non li vuole”.
Oggi i termini “matto” e “pazzo” vengono fortunatamente poco utilizzati in quanto possiamo definire con più precisione e più dignità le patologie psichiatriche, grazie ai progressi fatti in campo diagnostico e terapeutico. L’accezione più negativa, usata già da Boccaccio e da Dante, come sinonimo di “stupido, stolto” e “privo di discernimento” non appartiene più alla medicina.

Proprio però a causa di tutto ciò che è avvenuto in passato, oggi dire ad un paziente che potrebbe essere utile sottoporsi ad consulto psichiatrico o psicologico mette un po’ di tensione e perplessità, un tabù ancora difficile da sorpassare. C’è ancora il timore che rivolgersi a tali professionisti possa rappresentare un pericolo per la propria vita sociale e lavorativa. Negare le difficoltà, rinviarle o sminuirle può portare però ad una compromissione del proprio benessere, non solo psichico, ma anche fisico. In quest’ultimo periodo abbiamo visto un peggioramento ed un incremento dei problemi psichici: disturbi d’ansia, insonnia, attacchi di panico, depressione. Molto spesso ci si è trovati di fronte alla paura di una malattia inattesa ed imprevedibile, alla privazione della propria libertà per via delle quarantene e del lockdown, a convivenze forzate (che a loro volta hanno portato ad un aumento delle violenze domestiche), ad un peggioramento dei problemi economici e sociali.
E allora forse dovremmo sconfiggere questo tabù e appoggiarci a chi può davvero risollevarci. Nella follia c’è sempre un po’ di saggezza.
Come disse De Andrè, “Il matto è un emarginato che in realtà forse ha una comprensione maggiore della realtà.”
Rompiamo questo tabù: anche chiedere aiuto vuol dire fare prevenzione, perché i veri pazzi, è vero, sono fuori da qui.

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Torino nel 2008, ho partecipato a numerosi protocolli di ricerca in ambito endocrinologico, quattro dei quali pubblicati su riviste internazionali. Mi sono specializzato in Medicina Generale nel 2014. Ho collaborato con l’associazione PCOS-Italy gestendo l’ambulatorio multidisciplinare specifico per donne con sospetta diagnosi di PCOS c/o la Fondazione Tempia di Biella. Sono stato Direttore Sanitario della casa di riposo “Madonna delle Grazie” di Cintano (To), Medico Prelevatore c/o la CDC di Torino, Medico Fiscale e Medico Necroscopo in ASL TO3, Medico Sociale per diverse società sportive tra le quali i Giaguari di football americano ed i Bassotti di calcio a 5. Ho lavorato inoltre per l’istituto di Medicina dello Sport di Torino avendo il privilegio di visitare parte della prima squadra della Juventus FC e del Torino FC. Ho lavorato per vari Juventus Summer Camp (Madonna di Campiglio, Procida e Vinovo), in RAI come medico di struttura durante la registrazione di diversi programmi televisivi, per la Piccola Casa della Divina Provvidenza “Cottolengo” di Mappano, per l’RSA “Casa Serena” a Torino, come Consulente Medico per la Scuola Superiore di Osteopatia Italiana e occasionalmente come docente per corsi di Primo Soccorso BLS per aziende pubbliche. Attualmente sono Medico di Medicina Generale a Caselle T.se, via Roma 19. Ho infine l’onore di essere il Presidente del Lions Club Caselle Torinese Airport e membro del Comitato Medico Scientifico dell’Associazione Italiana Cuore e Rianimazione “Lorenzo Greco” Onlus.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.