La foto che vedete è il fermo immagine di un video che dura pochi secondi. Cinque non di più.
L’ho trovato su un aborrito, oppure osannato, social: Instagram.
Cercatelo e guardatelo ne vale la pena. Io non so come definirlo: splendido, affascinante, meraviglioso. Certo, è tutto questo, ma anche di più. Ci spinge a riflettere e a porci un bel po’ di domande scomode e che, spesso, volutamente evitiamo.
Non conosciamo il nome di questo bel bimbo, né il luogo dove è stato girato il video: da un turista? Da un volontario di qualche ONG?
Sicuramente ha un’età tra i 3-4 anni, è vestito poveramente con abiti laceri e dalle taglie troppo grandi per lui. Probabilmente abiti passati a lui dopo essere stati indossati da un fratello maggiore. Avrebbero bisogno di un lavaggio ma evidentemente l’acqua, da quelle parti, è più preziosa dell’oro.
È scalzo e abita in una povera capanna fatta di tronchi. Cosa che denuncia un contesto sociale povero.
In questo video si vede il bimbo che, con molta disinvoltura e padronanza del corpo e dei propri gesti, esegue alcuni passi di danza degni di un danzatore esperto e di consumata esperienza.
L’esibizione si chiude con una mirabile torsione del corpo a destra accompagnata dalle mani. La testa compie un contro movimento verso sinistra. Gli occhi, che sprizzano vivacità e felicità, incrociano i nostri realizzando un contatto magnetico da cui non riesci a staccarti.
La prima volta che l’ho visto non riuscivo a staccare gli occhi. L’avrò rivisto decine di volte: bellezza e arte allo stato puro.
Chi gli avrà insegnato tutto ciò? sicuramente nessuno. Gli Africani il senso del ritmo e della danza ce l’hanno nel DNA.
I genitori di questo bimbo, vista la realtà, avranno ben altre preoccupazioni e problemi cui far fronte: acqua, compito delle donne e ragazze, che il più delle volte devono fare molti chilometri a piedi per qualche tanica d’acqua, cibo ecc.
Questo bimbo, vista la sua età può permettersi di vivere felice nonostante le condizioni di vita che ci sono nel suo villaggio.
Andrà a scuola? Non credo. Crescerà.
Quando avrà raggiunto una certa età, poniamo 15-16 anni, molto probabilmente deciderà di scappare via, verso la ricca Europa. Sarà costretto ad un viaggio massacrante verso la Libia, da dove cercherà di imbarcarsi clandestinamente. Saprà che rischia molto: anche la vita.
Ma non avrà alternative.
Va bene, direte. E le domande che evitiamo? Non c’è bisogno di formularle. Le conosciamo tutti.
E poi c’è chi li considera delinquenti e invasori.
E se ci fossimo stati noi nei panni di quel bimbo?

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