A parte il “Nulla Eterno” che si è registrato al termine del tanto acclamato G20 di Roma ( con buona pace per la povera Greta Thunberg e i milioni di giovani e non che si dannano l’anima con lei per imprimere una svolta sostanziale all’equazione Produci/Consuma=Guadagna/Inquina), è stato oltremodo ‘carino’ constatare la supponente incoerenze dei ‘grandi’ di questo nostro misero pianeta, nello spostare i loro nobili lombi da Roma a Glasgow, per il successivo Cop26, utilizzando centinaia di aerei privati e successivi mega Suv. Il minimo sindacale per chi per ora con trasporto accorato la causa della lotta all’inquinamento e al surriscaldamento globale. Chapeau!
Ma di fronte a questa incoerenza bestiale non ho potuto, nel mio piccolo, evitarmi il mal di pancia con un parallelismo locale.

Coerenza
Eravamo nei primi anni Settanta e la Regione Piemonte, coerentemente nell’ottica di uno sviluppo economico generale, un adeguamento tecnologico e pure un minimo di attenzione alla sicurezza dei cittadini, avvia un progetto per la trasformazione dell’aeroporto della città di Torino ( l’attuale Sandro Pertini) che prevede il rifacimento dell’aerostazione e, soprattutto, la costruzione di una seconda pista che avrebbe notevolmente ampliato il traffico aereo ed escluso l’abitato di Caselle dal cono atterraggio/decollo. Perfetto!
Invece, in modo altrettanto coerente, 70 aziende agricole del territorio ( in rappresentanza di altrettante famiglie, i cittadini dei Comuni coinvolti nella faraonica proposta e le amministrazioni locali, scendono in piazza e si oppongono a un progetto che, a loro giudizio, determinerebbe un impatto ambientale ed economico ( sulle attività agricole) assolutamente insostenibile e inaccettabile, pur confrontandolo con le ipotetiche ricadute di sviluppo prospettate dalla Regione.
Quindi: niente seconda pista e per il rifacimento dell’aerostazione si dovranno aspettare gli Anni 80/90.

Incoerenza
Passano gli anni, si vive l’ubriacatura della “Milano da bere” e del berlusconismo, e vuoi che Caselle resti ai margini? No, e a fine Anni Novanta si parte con il progetto aree ATA. Ovviamente non si parla di sviluppo strutturale, ma di consumo!
Consumo in termini commerciali, consumo in termini di territorio.
L’idea è di creare un’area limitrofa all’aerostazione finalizzata a convogliare milioni di ‘clienti’, passivi, in un Circo Barnum del commercio per consumare, consumare, consumare…
E per tirare su il tendone del Circo si bruciano 300.000 mq di aree verdi.
Con gli anni le mode cambiano ( vedi sopra), cambiano i progetti, ma (coerentemente) rimane in piedi la filosofia del consumo fine a se stesso.
L’ incoerenza, come a Glasgow, questa volta diversamente dal caso della seconda pista, è che l’Amministrazione locale si fa paladina della proposta, mettendo assolutamente in secondo piano qualsiasi idea di sostenibilità e di prospettiva ambientale, ed escludendo qualsiasi forma alternativa di sviluppo economico se non quello, deleterio e anacronistico, del Dio Consumismo.
Altrettanto incoerenti i cittadini, si dimostrano incapaci di coagulare una protesta forte e condivisa.

La storia, passando da Glasgow a Caselle, ci sta dicendo a chiare lettere che non è in grado di insegnarci proprio niente… ma proprio nulla!

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