Le stagioni autunnali delle istituzioni musicali torinesi, e non solo torinesi, si sono caratterizzate ‒ tanto nella loro programmazione, quanto nell’atmosfera che si respirava in sala tra i professionisti e gli spettatori ‒ per un mix di due fattori solo in apparenza contrastanti. Da un lato, un diffuso senso di precarietà, testimoniato da calendari in genere di corta gittata, ancorché spesso ricchi di appuntamenti, e da un senso di incertezza dettato da normative in evoluzione continua nel tentativo di dare una risposta adeguata alle necessità sociali e alla mutevole situazione pandemica (contemperare le due esigenze, bisogna ammettere, non è affatto semplice, e il modo in cui lo si è fatto può suscitare alcune legittime perplessità). Dall’altro lato, però, si percepiva un chiaro desiderio di guardare avanti e non arrendersi, sfruttando ogni anfratto concesso dal legislatore per fare spettacolo e portarvi pubblico.
A Torino, la stagione itinerante del Teatro Regio (che negli scorsi mesi non poteva usare la sala di piazza Castello, causa manutenzione straordinaria del palcoscenico) ha toccato svariate sedi cittadine. Di particolare interesse è stata la tappa del 29 ottobre all’auditorium Rai “Arturo Toscanini”, quando il Teatro ha voluto unirsi alle celebrazioni per il settimo centenario dantesco. Per l’occasione, non è stata scelta una delle più celebri composizioni ispirate alla figura del poeta toscano o alla sua Divina Commedia, ma una rara pagina giovanile di Ermanno Wolf-Ferrari, La vita nuova (1901). Definita “cantica su parole di Dante”, è di fatto una cantata per baritono e coro (al soprano spettano pochi brevi interventi), nella quale la voce maschile dà voce al poeta intonando versi tratti dalla Vita Nova dantesca (fatte salve alcune interpolazioni). Dirigeva Donato Renzetti, baritono era Vittorio Prato, in ottima forma, e una prova notevole è stata offerta dal Coro del Regio. Il direttore artistico Sebastian Schwarz ha pensato di inserire nella composizione alcuni intermezzi recitati, tratti dalle parti in prosa della Vita Nova e affidati alla voce di Alessandro Preziosi. La tappa del 26 novembre all’auditorium “Giovanni Agnelli” del Lingotto è stata l’unica produzione operistica della stagione del “Regio Metropolitano”, un’Aida in forma di concerto inserita nelle celebrazioni per il centenario del tenore Enrico Caruso, commemorato prima della performance facendo ascoltare una sua registrazione di «Celeste Aida»: confronto non da poco per il tenore Stefano La Colla, che pochi minuti dopo avrebbe dovuto intonare la stessa romanza.
Per l’opera in forma scenica, nei mesi scorsi occorreva andare fuori Torino. Come mia consuetudine, sono stato al festival Donizetti di Bergamo, dove le partiture del compositore bergamasco sono ogni anno proposte con grande attenzione filologica. Si può nutrire qualche perplessità su alcune scelte registiche un po’ temerarie, ma complessivamente il festival sta vivendo una crescita costante della qualità artistica. L’edizione 2021 non ha presentato rarità donizettiane, ma ha visto l’allestimento di due titoli celeberrimi quali L’elisir d’amore e La fille du régiment (quest’ultima trasposta dal regista ai tempi della rivoluzione cubana), accanto a Medea in Corinto di Giovanni Simone Mayr, il maestro di Donizetti. Al Teatro Carlo Felice di Genova, dove mancavo da alcuni anni, sono invece tornato per Bianca e Fernando, opera giovanile di Bellini, proposta nella seconda versione, che il compositore approntò per l’inaugurazione del teatro genovese nel 1828. La scarsità di presenze tra il pubblico, particolarmente evidente a Genova ma abbastanza costante nelle recite dello scorso autunno, è almeno in parte attribuibile alle insicurezze del periodo che stiamo vivendo; ma non si può evitare di domandarsi se la pandemia non abbia indotto mutamenti di abitudini che resteranno anche quando il virus sarà stato definitivamente sconfitto.
L’apertura di teatri e sale da concerto, confermata in Italia anche quando oltralpe sono ricominciate le chiusure, ha infuso fiducia alle nostre istituzioni musicali, che in questi mesi hanno annunciato programmi di più ampio respiro per il periodo inverno-primavera, e in alcuni casi per l’intero anno 2022. L’auspicio è che la fiducia sia stata ben riposta, anche se le notizie che giornalmente ci giungono sulla diffusione delle nuove varianti del coronavirus non lasciano del tutto tranquilli sul fatto che questi progetti si possano davvero realizzare.

Questo mese al botteghino…

Unione Musicale: (https://www.unionemusicale.it/) Vari concerti tra il Conservatorio e il Teatro Vittoria. Il 9 febbraio, al Conservatorio, il pianista Gianluca Cascioli presenta un articolato recital che comprende musiche di Chopin, Debussy, Busoni, Ligeti e dello stesso Cascioli.
Filarmonica: (https://www.oft.it/it/)
Accademia Stefano Tempia: (https://www.stefanotempia.it/)
Polincontri Classica: (http://www.policlassica.polito.it/stagione) Il 31 gennaio, al Politecnico, conferenza-concerto con il pianista Andrea Bacchetti. La programmazione dei prossimi mesi è in via di definizione.
Concertante: Il 23 gennaio, a Palazzo Barolo alle 17, concerto del baritono Alessandro Corbelli, al pianoforte Gioele Muglialdo. La “Mozart Nacht und Tag”, organizzata in collaborazione con l’Associazione Baretti e il Conservatorio, è stata rimandata alla primavera.
Educatorio della Provvidenza: (https://www.educatoriodellaprovvidenza.it/)
Orchestra Rai: (http://www.orchestrasinfonica.rai.it/) Il 27-28 gennaio Ottavio Dantone dirige la Sinfonia n. 1 di Beethoven e la Sinfonia n. 4 “Italiana” di Mendelssohn. Il 10-11 febbraio Fabio Luisi propone Abitare la battaglia di Riccardo Panfili e la Sinfonia n. 4 “Romantica” di Bruckner.
Concerti Lingotto: (https://www.lingottomusica.it/) L’8 febbraio la Gewandhausorchester di Lipsia interpreta il Concerto per violoncello e orchestra di Dvorak (solista Sol Gabetta) e la Sinfonia n. 6 “Patetica” di Cajkovskij. Dirige Andris Nelson.
Teatro Regio: (https://www.teatroregio.torino.it/) Ultimi due appuntamenti della stagione itinerante: il 22 gennaio, al Lingotto, oratorio Elias di Mendelssohn, diretto da Fabio Biondi. Il 26, concerto del Coro del Teatro, diretto da Andrea Secchi, al grattacielo di Intesa Sanpaolo. Il 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, riapre la sala del Regio per l’opera-monologo Il diario di Anna Frank di Grigorij Frid, interpretata dal soprano Shira Patchornik, direttore Giulio Laguzzi, regia di Anna Maria Bruzzese.

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