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mercoledì, Febbraio 28, 2024

Il nuovo anno all’O.N.U.


Quello che è appena terminato è stato, senza dubbio, uno degli anni più difficili nella storia dell’Onu. Ma è anche stato, uno degli anni in cui proprio gli ostacoli e le evidenti inadeguatezze dell’organizzazione internazionale, hanno messo in luce la volontà di cercare delle soluzioni, per tentare di risolvere vecchi e nuovi problemi. Durante un incontro con i giornalisti accreditati, è stato lo stesso Segretario generale, Antonio Guterres, a mettere a fuoco le amarezze, ma anche le speranze, che hanno contrassegnato il primo anno del suo secondo mandato. Ha parlato delle tragedie che si leggono ogni giorno sui giornali, ma anche dei piccoli passi, spesso ignorati dalla stampa, che in qualche modo stanno cambiando gli scenari mondiali. ”Le divisioni geopolitiche hanno reso la soluzione dei problemi globali più difficile e qualche volta impossibile. Finisco quest’anno con una ferma convinzione: questo non è il momento di rimanere in disparte, è il momento della determinazione e perfino della speranza”, ha osservato Guterres. “Malgrado le limitazioni, lavoriamo per trovare delle soluzioni reali, magari non perfette, ma pratiche, che possano fare una differenza nella vita della gente”. Al primo posto delle preoccupazioni, ovviamente, è la guerra in Ucraina, un conflitto per cui lo stesso Guterres, purtroppo, non vede all’orizzonte serie trattative di pace, almeno fino alla fine del 2023. Anche se lo scenario è allarmante, qualche piccolo passo è stato fatto. Grazie all’accordo sul grano, 14 milioni di tonnellate di grano sono partite dai porti dell’Ucraina e 380.000 hanno raggiunto paesi in crisi come l’Afghanistan, l’Etiopia, la Somalia e lo Yemen. Adesso, si lavora per far salvare i raccolti del prossimo anno, e per far partire, verso l’Africa, i fertilizzanti russi finora bloccati dalle sanzioni nei porti europei. Inoltre, lo sforzo per favorire lo scambio dei prigionieri, ha già avuto un discreto successo. E mentre gli occhi del mondo sono rimasti fermi sul dramma Ucraina, al Palazzo di Vetro la diplomazia ha fatto qualche passo utile: in Etiopia l’Unione Africana si è impegnata per un accordo di pace, e ha ottenuto un cessate il fuoco che fino ad ora ha retto; in Congo, l’Angola si è messa alla guida dello sforzo diplomatico per risolvere le tensioni nella parte orientale del Paese; in Yemen una tregua, sia pure fragile, ha concesso un attimo di respiro a una popolazione martoriata da troppi anni di conflitto armato. Antonio Guterres poi ha parlato della crisi climatica. Il 2022, si è chiuso con un panorama preoccupante, che ha visto i Paesi più inquinanti sempre più arroccati sulle proprie posizioni, malgrado qualche piccola concessione nei confronti dei paesi più poveri e più colpiti, ma le prospettive di una reale diminuzione del riscaldamento globale sono sempre lontane. A questo riguardo il Segretario generale ha annunciato, a sorpresa, durante il suo incontro con i giornalisti, una nuova e provocatoria iniziativa. A settembre del 2023, ha detto, sarà convocata una riunione dei leader mondiali; non soltanto i governi, ma anche le imprese. Per partecipare a quello che ha chiamato il Climate Ambition Summit. Dovranno essere presentate delle soluzioni credibili e serie. “Sarà il summit del concreto, niente eccezioni e niente compromessi”. Insomma, niente promesse vaghe e impegni ambigui. Per dimostrare che la crisi climatica e la guerra in Ucraina hanno comunque messo in moto una volontà di cambiare, che era rimasta sottotono per molti anni, e che coinvolge le Nazioni Unite, Guterres ha citato, la volontà espressa da molti Paesi di fare qualche passo concreto verso la riforma del Consiglio di Sicurezza. ”La questione centrale riguarda la composizione del Consiglio di Sicurezza e il diritto di veto. Per la prima volta ho sentito dire chiaramente dagli Stati Uniti e dalla Russia che sarebbero favorevoli a un allargamento dei membri permanenti e ci sono state, da parte della Francia e della Gran Bretagna, delle proposte per delle restrizioni al diritto di veto”. Un anno, insomma, che ha lasciato l’Onu ferita, inquieta e spesso sommersa dalle accuse di essere diventata incapace di realizzare il suo mandato, ma anche un’organizzazione internazionale che proprio la crisi sta spingendo a cambiare e a rimettersi in moto. Personalmente, debbo dire che non sono affatto ottimista, il consiglio di sicurezza ha ben poco di democratico; secondo me, così com’è, non avrebbe nemmeno senso di esistere, non ci resta che sperare che, almeno in parte, le buone intenzioni di Guterres si concretizzino.

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Ernesto Scalco
Ernesto Scalco
Sono nato a Caselle Torinese, il 14/08/1945. Sposato con Ida Brachet, 2 figli, 2 nipoti. Titolo di studio: Perito industriale, conseguito pr. Ist. A. Avogadro di Torino Come attività lavorativa principale per 36 anni ho svolto Analisi del processo industriale, in diverse aziende elettro- meccaniche. Dal 1980, responsabile del suddetto servizio in aziende diverse. Dal '98 pensionato. Interessi: ambiente, pace e solidarietà, diritti umani Volontariato: Dal 1990, attivista in Amnesty International; dal 2017 responsabile del gruppo locale A.I. per Ciriè e Comuni To. nord. Dal 1993, propone a "Cose nostre" la pubblicazione di articoli su temi di carattere ambientale, sociale, culturale. Dal 1997 al 2013, organizzatore e gestore dell'accoglienza temporanea di altrettanti gruppi di bimbi di "Chernobyl". Dal 2001 attivista in Emergency, sezione di Torino, membro del gruppo che si reca, su richiesta, nelle scuole.

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