Finora ho evitato di esprimermi su virus, vaccini, green pass, di cui si è parlato anche troppo in questi ultimi 2 anni, perché non è materia di mia competenza e sono stati già troppi gli incompetenti a dire la loro. Ma, com’è facile constatare, il bilancio di questa tragedia universale è la somma di serie conseguenze, non solo di carattere economico. In particolare, nel 2020, appena il mondo intero ne è venuto a conoscenza, non è affatto emersa una leadership eccezionale dalle figure al potere, ma piuttosto da medici, infermieri, operatori sanitari, impegnati nel tentativo di salvare vite umane; da tecnici e scienziati che si sono adoperati alla ricerca frenetica dei vaccini; e da tutti coloro che, a titolo assolutamente gratuito, si sono prodigati nell’assistere chi era in difficoltà. Quando tutto il mondo si fermava sono state queste persone a fare la differenza. Dietro a questo “eroismo” la pandemia ha messo a nudo le conseguenze dell’abuso di potere, ormai strutturale e di lunga data, aumentando nel mondo il potere di leader politici mediocri, bugiardi, egoisti e disonesti. I Paesi più ricchi hanno determinato quasi un monopolio della fornitura mondiale dei vaccini, lasciando i Paesi con meno risorse ad affrontare le peggiori conseguenze in termini di salute e diritti umani, con uno sconvolgimento economico e sociale che si protrarrà a lungo nel tempo. E mentre milioni di persone sono morte e altri milioni perdono i loro mezzi di sussistenza, come valutiamo il fatto che i redditi dei più ricchi miliardari sono cresciuti, che i profitti dei giganti della tecnologia sono aumentati, che i mercati azionari dei centri finanziari di tutto il mondo sono cresciuti? Come è potuto accadere, ancora una volta, che l’economia globale abbia fatto sì che quelli che hanno di meno sono quelli che pagano di più? E’ emersa la debolezza della cooperazione internazionale: un sistema fatiscente, remissivo verso i più forti e carente nel sostenere i più deboli, incapace, se non riluttante, ad ampliare la solidarietà a livello globale. Dopo anni di colossali fallimenti, questa è stata l’ulteriore conferma, che le istituzioni politiche mondiali non sono all’altezza degli obiettivi globali che dovrebbero perseguire. La pandemia ha messo tristemente in luce l’incapacità del mondo di cooperare in modo efficace e equo, di fronte allo scoppio di un evento globale. Pertanto, è difficile sfuggire a una sensazione di pericolo imminente quando, guardando al futuro, riflettiamo su una crisi di portata ancor maggiore, per la quale non esiste alcun vaccino: la crisi climatica. Nel 2020, e poi 2021, milioni di persone hanno subìto gli effetti catastrofici di eventi climatici estremi. Calamità aggravate dal riscaldamento globale e dall’instabilità climatica, hanno avuto un pesante impatto sul godimento dei vari diritti, per milioni di persone, tra cui quelli alla vita, al cibo, alla salute, all’alloggio, all’acqua. Dalla siccità prolungata in Africa sub-sahariana e India, fino alle devastanti tempeste tropicali in tutto il sud-est asiatico, fino agli incendi catastrofici che hanno colpito California e Australia e persino la Siberia. Qual è stata la risposta? L’impegno preso dai Paesi cosiddetti sviluppati, secondo gli accordi di Parigi, era quello di garantire almeno 100 miliardi di dollari di finanziamenti per il clima, per i Paesi in via di sviluppo, entro il 2020, ma, come si sa, non è stato rispettato. Ed è significativo che gli Stati non si siano assunti gli impegni necessari per raggiungere l’obiettivo di riduzione globale della metà, delle emissioni di gas serra, entro il 2030. Tempi fuori dal comune richiedono risposte fuori dal comune e leadership fuori dal comune. Le fondamenta per una società globale sostenibile non risiedono solo nella ripresa economica. Occorre maggiore responsabilità nel rispetto dei diritti umani, e un ripensamento del nostro rapporto con il nostro habitat; l’ambiente, la salute e l’economia non possono farsi concorrenza. Questo significa, tra l’altro, la rinuncia ai diritti di proprietà intellettuale dell’organizzazione mondiale del commercio, permettendo il necessario ampliamento della fabbricazione di prodotti per la salute. In una società post pandemia non c’è spazio per decisioni poco lungimiranti. Finché a dominare l’economia globale saranno gli investimenti speculativi, eccessivamente avidi, in attività incentrate sul carbonio, la crisi climatica non farà che peggiorare, portando con sé molteplici violazioni e avvicinandoci, sempre più velocemente a un punto di non ritorno, che mette in pericolo l’esistenza della famiglia umana.

Sono nato a Caselle Torinese, il 14/08/1945. Sposato con Ida Brachet, 2 figli, 2 nipoti. Titolo di studio: Perito industriale, conseguito pr. Ist. A. Avogadro di Torino Come attività lavorativa principale per 36 anni ho svolto Analisi del processo industriale, in diverse aziende elettro- meccaniche. Dal 1980, responsabile del suddetto servizio in aziende diverse. Dal '98 pensionato. Interessi: ambiente, pace e solidarietà, diritti umani Volontariato: Dal 1990, attivista in Amnesty International; dal 2017 responsabile del gruppo locale A.I. per Ciriè e Comuni To. nord. Dal 1993, propone a "Cose nostre" la pubblicazione di articoli su temi di carattere ambientale, sociale, culturale. Dal 1997 al 2013, organizzatore e gestore dell'accoglienza temporanea di altrettanti gruppi di bimbi di "Chernobyl". Dal 2001 attivista in Emergency, sezione di Torino, membro del gruppo che si reca, su richiesta, nelle scuole.

1 commento

  1. Complimenti ad Ernesto Scalco. Analisi molto lucida della situazione strategica mondiale. Amarezza per le esigui vie d’uscita dal vicolo cieco che l’umanità sta percorrendo. Difficile un cambio radicale di rotta anche per gli interessi degli attuali detentori del potere.
    Dino Negrin

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