Ogni tanto, il critico musicale ricorda un suggerimento che il direttore gli diede all’inizio della sua collaborazione: se possibile, dedicare l’articolo di marzo alla donna. Quest’anno, l’occasione ci è offerta dall’opera che il Teatro Regio mette in scena proprio in questi giorni: Norma di Vincenzo Bellini. Norma, infatti, è una tragedia di donne. Intendiamoci: se si guarda all’aritmetica, i personaggi sono sei, tre uomini e tre donne. Tolti i due comprimari (Clotilde e Flavio), restano due uomini e due donne. E, se si guarda alla presenza musicale, non si può dire che i due uomini siano meno rilevanti della seconda donna, alla quale non è riservata alcuna aria solistica. Tuttavia, dal punto di vista del rilievo drammaturgico e psicologico, le cose stanno diversamente.
Ripercorriamo la trama dell’opera: nelle Gallie dominate da Roma, poco prima dell’avvento di Cesare, la grande sacerdotessa del dio Irminsul, Norma, nonostante il voto di castità ha una relazione con il proconsole romano Pollione, dal quale ha avuto due figli. Pollione, stanco di lei, si è invaghito di una giovane novizia druida, Adalgisa, l’ha sedotta e si appresta a partire con lei per l’Italia. Norma, che già sospetta l’infedeltà di Pollione, viene a sapere il tutto dall’ignara Adalgisa, maledice l’amante fedifrago e giunge sul punto di uccidere i propri figli. A differenza di Medea, però, ella risparmia i bimbi, grazie al sostegno della rivale, che, disingannata sul conto di Pollione, cerca di aiutare Norma a riconquistare l’amante. Quando il proconsole viene arrestato dai druidi, che lo hanno sorpreso mentre tentava di rapire Adalgisa, Norma potrebbe vendicarsi; ma chiede di rimanere sola con lui per tentare un’ultima volta di convincerlo a tornare sui propri passi. Vistolo irremovibile, Norma denuncia pubblicamente di essere venuta meno ai propri voti, e lascia che i drudi la ardano sul rogo insieme a Pollione, che finalmente comprende la forza della passione della sua antica amante. Di personaggi ne ho citati tre, perché l’essenza del dramma si comprende benissimo senza bisogno di nominare il quarto, Oroveso, padre di Norma, voce di basso, che canta due arie ma è di fatto confinato nel ruolo di capo politico dei druidi che anela a una riscossa contro Roma. Quanto a Pollione (il tenore), non fa che ripetere per tutta l’opera lo stesso concetto: non amo più Norma, adesso amo Adalgisa e voglio partire per Roma insieme a lei. Soltanto nel finale vive una maturazione psicologica che lo porta a riabbracciare Norma. Il dramma interiore, dunque, è interamente concentrato nelle due protagoniste femminili, amiche-rivali, donne di diversa età, caratura e profondità di carattere, accomunate dalla stessa esperienza di disillusione. Adalgisa la vive da adolescente in balia delle emozioni, ma più pronta ad adattarsi alla realtà; Norma da donna matura e consapevole, ma incapace di accettare l’abbandono. Tra di loro c’è un’istintiva empatia, che si traduce in atteggiamenti reciprocamente solidali. I tratti dei due caratteri si rispecchiano nelle voci che li incarnano. Bellini volle l’opera per due soprani: uno di timbro più chiaro, per il ruolo, dalla tessitura più corta, di Adalgisa (alla prima, nel 1831, fu Giulia Grisi); l’altro più drammatico e spericolato ‒ quello che si definisce un soprano drammatico d’agilità ‒ per il ruolo, più ampio nelle dimensioni come nell’estensione di registro, della protagonista (alla prima fu Giuditta Pasta, che interpretava anche ruoli di contralto). In seguito, divenne d’uso far interpretare Adalgisa a un mezzosoprano, attribuendole così un timbro più scuro rispetto a quello di Norma, contravvenendo alle intenzioni di Bellini e a una realistica raffigurazione delle età e dei caratteri di queste due figure femminili. Norma è uno dei più antichi titoli del teatro d’opera che possa vantare una continuità performativa, perché non è mai scomparso dai cartelloni. Assenze, più o meno prolungate, sono state dovute essenzialmente alla difficoltà di costruire dei cast in grado di affrontarne con successo le notevoli difficoltà esecutive. Il Regio ci prova ora con un gruppo di interpreti belcantisti, come è giusto che sia, ai quali, in attesa di ascoltarli, va il nostro “in bocca al lupo”. E un augurio a tutte le donne.

Questo mese al botteghino…

Unione Musicale: (https://www.unionemusicale.it/) Vari concerti tra il Conservatorio e il Teatro Vittoria. Il 6 aprile, al Conservatorio, recital del pianista Pierre-Laurent Aimard, che spazia dal rinascimentale al contemporaneo.

Filarmonica: (https://www.oft.it/it/) Il percorso sui solidi geometrici prosegue con due appuntamenti al Conservatorio: il 22 marzo l’icosaedro, abbinato all’acqua; il 12 aprile l’ottaedro, abbinato all’aria.

Accademia Stefano Tempia: (https://www.stefanotempia.it/) È stata programmata una stagione lunga un solo trimestre ma fitta di appuntamenti. Il 2 aprile in Cattedrale (replica il giorno seguente a Genova) è previsto un concerto in memoria delle vittime del ponte Morandi, durante il quale saranno proposte tre prime assolute composte per l’occasione da Giuliana Spalletti, Marco Sinopoli e Giancarlo Zedde, su testi di Giacomo Bottino.

Polincontri Classica: (http://www.policlassica.polito.it/stagione) È stato pubblicato il seguito della stagione, fino a giugno. Il 21 marzo duo Magariello-Novarino con un programma russo; il 4 aprile Giacomo Fuga, Carlotta Fuga e Claudio Voghera propongono le Sonate per pianoforte di Sandro Fuga

Educatorio della Provvidenza: (https://www.educatoriodellaprovvidenza.it/)
Concertante: Numerosi concerti in diverse sedi alle ore 17. Il 26 marzo, all’Educatorio della Provvidenza, recital del soprano Raffaella Angeletti, al pianoforte Achille Lampo. Il 29 marzo alla Tesoriera “Delizie francesi”, con il baritono Carmelo Corrado Caruso e la pianista Anne Colette Ricciardi.

 

Orchestra Rai: (http://www.orchestrasinfonica.rai.it/) Il 7-8 aprile Daniel Harding dirige il Concerto n. 2 per violino e orchestra di Bartok (solista Leonidas Kavakos) e la Sinfonia n. 1 di Brahms. Il 15 aprile, come concerto di Pasqua, è in programma lo Stabat Mater di Rossini, con Anastasia Bartoli, Marianna Pizzolato, Dmitry Korchak, Mirco Palazzi, dirige Michele Spotti, Coro del Teatro Regio.

Concerti Lingotto: (https://www.lingottomusica.it/) Il 21 marzo, serata dei Dodici Violoncellisti dei Berliner Philharmoniker. Il 12 aprile, per la stagione dei giovani, recital del pianista Mikhail Bouzine.

Teatro Regio: (https://www.teatroregio.torino.it/) Fino al 26 marzo Norma di Bellini, con Gilda Fiume, Dmitry Korchak, Fabrizio Beggi, Annalisa Stroppa, direttore Francesco Lanzillotta, regia di Lorenzo Amato.

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