Questo dice un viaggio: liberatevi dai fantasmi dell’abitudine”. Fabrizio Caramagna, autore

L’instancabile Anja Wenger, che non può mancare, mi accompagna nuovamente nel sud della Spagna, in Andalusia.

Nel 169 a.C., il generale romano Claudio Marcello costruì un accampamento militare su una collina del Guadalquivir, dando luogo al primo insediamento della zona. Questo piccolo nucleo portò presto alla fondazione della città romana di Corduba.
La moschea-cattedrale
Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1984, è il monumento più visitato della città grazie al suo minareto, al Patio de los Naranjos e alla sala della preghiera, con più di 800 colonne di marmo.
Inoltre rappresenta alla perfezione la fusione dell’arte arabo-omayyade con elementi cristiani.
La moschea di Cordova cominciò ad essere costruita nel 786, per volontà del primo emiro omayyade di Cordova, Abd al-Rahman I, sui resti dell’antica basilica visigota. Durante i primi anni i musulmani adibirono uno spazio affinché i cristiani potessero praticare la loro religione.
La moschea divenne cattedrale cristiana nel 1236, dopo la Reconquista da parte di Ferdinando III Il Santo. A partire da questo momento, i musulmani furono espulsi da Cordova e nella moschea si costruirono cappelle, altari e altri elementi cristiani.
La Moschea-Cattedrale impressiona dal primo momento in cui si attraversa una delle sue cinque porte principali. Se oggi le dimensioni del tempio lasciano di stucco chiunque, nell’epoca in cui fu costruito la grandezza del monumento costituiva un motivo di stupore ancora più grande.
La parte più affascinante della Moschea-Cattedrale è il bosco di colonne che costituisce la sala della preghiera, che è formata da varie navate composte da colonne e archi a ferro di cavallo bicolori.
Oltre alle arcate, l’elemento più interessante della moschea è il mihrab. Questa nicchia è lo spazio più intimo della moschea, essendo il luogo dal quale l’imam dirige la preghiera. Il mihrab della moschea di Cordova è decorato con iscrizioni del Corano e un grande arco a forma di ferro di cavallo decorato con motivi vegetali.
Il Patio de los Naranjos fu il centro della vita islamica, in questo spazio aperto fiancheggiato da varie gallerie e portici si tenevano lezioni, processi e si risolvevano questioni amministrative.
L’attuale minareto fu costruito nel X secolo da Abd al-Rahman III, ma con la Reconquista l’antico minareto islamico fu coperto con elementi di arte barocca, dando vita a un campanile tipico delle cattedrali cristiane.
Curiosità
La moschea è mal orientata differenza del resto dei templi islamici del mondo, la qibla della moschea di Cordova non è rivolta verso La Mecca, ma verso il fiume Guadalquivir. Si pensa che questo curioso fatto sia dovuto a un errore di calcolo degli architetti che non tennero conto della posizione della città nella mappa.
Nel Patio de los Naranjos non sempre ci sono stati aranci, solo nel XVIII secolo vennero piantati nel cortile principale della moschea; fino a quel momento, il cortile aveva palme e ulivi e cipressi.
La colonna dell’unghia: tra due cappelle della cattedrale si trova la colonna del prigioniero o colonna dell’unghia, famosa per una croce incisa da un detenuto cristiano durante la sua prigionia.
C’è qualcosa della moschea di Cordova ad Hiroshima: dopo la distruzione di Hiroshima, durante la Seconda Guerra Mondiale, un monaco giapponese portò dei semi d’arancia della moschea di Cordova per creare un giardino dedicato alle vittime della catastrofe.
La juderia
In pieno centro di Cordova, si trova la judería, il quartiere che è stato il fulcro della cultura ebraica, musulmana e andalusa per secoli, ed è un tassello importante della storia di Cordova.
Il quartiere più antico della città è un labirinto di stradine strette e acciottolate in cui scoprire la storia e comprendere lo stile di vita delle tre culture che vivevano in questo quartiere.
Durante il medioevo, ebrei, cristiani e musulmani convissero nella judería, che si trasformò nel quartiere più importante di Cordova. Qui, infatti, nacquero importanti filosofi dell’epoca, come Averroé o Maimonide.
Questo labirinto di strade ospita numerose attrazioni che lo rendono uno dei luoghi più affascinanti della città.
La sinagoga è una delle quattro sinagoghe storiche rimaste in Spagna. Sebbene la sua architettura sia molto marcata dall’influenza dell’arte islamica, le sue pareti sono colme di iscrizioni in ebraico.
La cappella mudéjar di San Bartolomé, Si tratta di una piccola cappella annessa alla facoltà di Lettere e Filosofia, esempio di stile gotico-mudéjar.
Una delle strade più famose di Cordova è la Calleja de las Flores, dove è possibile contemplare gli edifici bianchi del quartiere e i loro vasi blu e il campanile della moschea sul fondo.
Calleja del Pañuelo, si tratta di una delle strade più strette di Cordova, la sua larghezza, infatti, misura quanto un fazzoletto aperto.
Madinat Al Zahara
A circa 8 chilometri da Cordova si trova quello che fu il luogo più importante di Al-Andalus: Madinat al-Zahra. I resti visibili sono una chiara testimonianza dello splendore del califfato cordovese e del desiderio di Abd al-Rahman III di dimostrare il suo potere in Occidente.
Dopo l’istaurazione del califfato il leader politico e religioso, Abd al-Rahman III, ordinò la costruzione della città nel 936 come simbolo del suo potere. Secondo la tradizione orientale, il suo nuovo status di califfo gli imponeva la costruzione di una città che riflettesse la sua superiorità sui nemici e che simboleggiasse la dignità della sua condizione di monarca.
Circa diecimila persone lavorarono quotidianamente alla costruzione di questa città che, secondo la leggenda, deve il suo nome alla preferita del califfo, Zahra.
Il luogo scelto per l’edificazione della città fu il fianco di una montagna ai piedi della Sierra Morena. Madinat al-Zahra, infatti, presenta tre terrazzamenti che seguono la forma del terreno. Nelle due terrazze superiori sono situati la residenza reale del califfo, ovvero l’Alcázar, e la sede del governo, mentre nella terza terrazza è situata la città, composta da una moschea, case ed altri edifici civili.
L’Alcázar era la residenza del califfo, nonché una delle zone meglio conservate di Madinat al-Zahra. Quì troviamo il Salón Rico, una delle sale con la decorazione più dettagliata della città in cui si svolgevano i ricevimenti politici.
Il Jardín Alto, il giardino, si divideva in zone separate da canali che raccoglievano l’acqua piovana dalla sierra per alimentare le quattro piscine.
La moschea Aljama, qui la parte più interessante è il sahn o cortile delle abluzioni. Nella maggior parte delle sale recuperate della struttura originale si possono contemplare i marmi bianchi e rossi con ornamenti bizantini.
Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2018, la città califfale di Madinat al-Zahra è uno dei siti archeologici più importanti della Spagna.

Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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