Premesso che:
1. Ogni guerra, sotto ogni forma, è una mostruosità inaccettabile
2. Che una sola vittima, militare o civile, è un abominio
3. Che colpe pregresse, ingiustizie, patti disattesi, limitazioni alle libertà personali, etc., non possono mai giustificare l’uso della violenza.

proviamo a capire come sia facile, anche oggi, con l’apparente disponibilità infinita di mezzi di informazione, distorcere la realtà dei fatti, perdere la memoria storica di ieri e cadere inevitabilmente in una diffusa, squallida ipocrisia.

A seguito dell’attacco russo all’Ucraina, improvvisamente e drammaticamente, la quotidianità di noi europei si è intrisa di immagini sconvolgenti, di dolore, di violenza, di morte, immediatamente sono riemersi ricordi e parallelismi con le catastrofi mondiali che insanguinarono il mondo agli inizi e a metà del Novecento. Rimbombano nuovamente parole come massacro, bombardamento, strage, profughi, dispersi, vittime innocenti, fame… olocausto.

La guerra è tra noi, la guerra è alle porte.

Già, ma intanto dimentichiamo o peggio ancora ignoriamo che, mentre guardiamo l’ennesimo talk show sull’Ucraina o il reportage tra gli spari in Kiev, nel mondo ci sono in atto circa 70 (settanta!) guerre, e più precisamente:

31 Stati coinvolti in Africa ( in particolare le guerre in Libia, Burkina Faso, Mali e Somalia)
16 Stati in Asia ( in particolare Afghanistan, Birmania, Filippine, Pakistan)
7 Stati in Medio Oriente ( in particolare Iraq, Israele, Siria, Yemen)
9 Stati coinvolti in Europa ( in particolare Cecenia, Ucraina, Daghestan e Artsack)

Mentre in Ucraina ( ad oggi, 21 marzo) ci sono state quasi 900 vittime civili (difficile avere dati precisi sui morti tra i due eserciti), come facciamo a dimenticare al tempo stesso  che:

nella guerra in Siria si contano, per ora, in 11 anni di conflitto, non meno di 500.000 morti civili
Nelle due guerre cecene si stimano tra le 50.000 e le 150.000 vittime
180.000 i morti, tra militari e civili, nel conflitto afghano
Almeno 50.000 le vittime nella guerra senza fine, arabo-israeliana, dal 1950 ad oggi
Più di 3.000 le vittime della guerra civile in Libia

Quanti bombardamenti, quante stragi, quanta fame, quanti profughi… Eppure rischiano di cadere nel più ipocrita degli oblii; ci stiamo persino dimenticando che dal 2014, proprio in Ucraina, si combattè, per otto lunghissimi anni, una guerra civile nel Donbass che trascinò con sé non meno di 14.000 vittime. Ma chissà come mai, per noi europei quella era una “guerra diversa”, talmente diversa che fatichiamo a ricordarci cause e scenari apocalittici.

Persino la parola ‘profugo’ sta assumendo connotazioni diverse, anche sulla disperazione di chi cerca di fuggire da guerra, fame e distruzione si fanno dei distinguo,  così sulla disponibilità di accoglienza e sostegno, quasi che il passaporto o, peggio ancora, la pigmentazione della pelle  possano determinare il giusto livello di disperazione… eppure siamo giunti anche a questo!

A quando una mina antiuomo sarà più spregevole se esploderà a latitudini diverse o a più o meno chilometri dai nostri confini?

Eppure sta accadendo.

Spero con tutto il cuore che possiate leggere questo mio articolo (ad un mese scarso dalla sua stesura) con la pace nel cuore perché, a quel tempo, sulle tragedie del popolo ucraino sarà scesa la mano benevola di una mediazione politica che avrà posto fine a questa immonda guerra.

Se sarà così, vediamo allora di alzare la testa e pretendere che i talk show mettano pianta stabile in tutti gli altri conflitti, che gli inviati con il caschetto ci innondino di immagini dal Burkina Faso alle Filippine e che la Comunità Europea si faccia carico di un impegno senza termini di scadenza, perché la pace non sia locale ma universale.

Dante, nella Divina Commedia, associa alla lupa, che gli sbarra il passo verso la salvezza,  il peccato della cupidigia, dell’avarizia, il peggiore dei mali, la fonte di tutti i mali. Fosse qui tra noi, oggi, forse opterebbe per l’ ipocrisia, una gran brutta bestia. Proprio brutta.

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