Prescrivere cultura. Una provocazione? Non proprio. In alcuni paesi è già possibile che un medico di famiglia possa prescrivere una visita al museo ai propri pazienti affetti da sindrome depressiva o da patologie croniche. A Bruxelles i medici possono prescrivere ai loro pazienti delle visite gratuite nei musei per combattere i disagi psichici conseguenti alla pandemia. Già dal 2018 in Canada i medici possono prescrivere visite gratuite alle collezioni e alle mostre del Museo d’arte di Montreal ai loro assistiti affetti da patologie croniche o da depressione, come complemento alle terapie farmacologiche tradizionali.
Già nel periodo 2014-2017 a Londra è nato il progetto “Museums on Prescription” che ha consentito alle persone anziane, sole ed a rischio di emarginazione sociale, di accedere a numerosi musei gratuitamente.  E ancora prima, nel 2007, il famoso museo MoMA di New York ha organizzato il “MoMA Alzheimer’s Project”, un progetto che permette ai pazienti affetti da demenza di poter accedere gratuitamente alle varie collezioni museali.  Nel 2017 nel Regno Unito, è stato un simile progetto denominato “Arts on Prescription project” che ha dimostrato che nei soggetti affetti da ansia e da depressione vi era stata una riduzione rispettivamente del 71% e del 73% dei sintomi nei soggetti che avevano partecipato ai laboratori artistici proposti. Ed anche il Louvre, nel 2020, ha firmato una collaborazione con l’ospedale universitario psichiatrico di Parigi per realizzare programmi ed attività di “arte terapia”.  Molteplici studi epidemiologici hanno infatti dimostrato in modo statisticamente significativo che l’utilizzo costruttivo del tempo libero si associa a un prolungamento dell’aspettativa di vita e a una riduzione di alcune patologie degenerative, come la malattia di Alzheimer e le neoplasie. La cultura è talvolta però considerata come un intrattenimento, quasi come fosse qualcosa di superfluo e di non necessario. L’attività culturale rappresenta invece un importante strumento in grado di prevenire il declino cognitivo, ridurre le principali condizioni di stress e contribuire al benessere psico-fisico delle persone.
Proprio per migliorare la qualità di vita dei pazienti e di conseguenza il loro benessere, anche in Italia si stanno facendo molti passi in avanti. I primi progetti sono stati avviati circa dieci anni fa a Napoli, Roma e Firenze città nelle quali le attività museali per le persone con demenza e per i loro caregiver non sono più una novità. In Toscana sono più di 50 i musei e una decina le biblioteche che propongono attività per le persone con demenza e i loro caregiver. E anche a Torino si muovono i primi passi. Lo studio del Medico di Famiglia Dr Ravazzani Romano, non potendo (per ora) prescrivere visite ai musei, ha fatto che trasformare il suo ambulatorio di Torino in un vero e proprio museo che ha definito “ambulatorio dell’arte”. E non è raro trovare opere d’arte, sculture e quadri nelle sale d’attesa degli ambulatori medici e degli ospedali. Dal mese di maggio infine alcuni medici di famiglia effettueranno le visite dentro i musei, a partire dal Museo Egizio, grazie al progetto “Well Impact” della Compagnia di San Paolo. La bellezza e l’arte (tutte le arti) producono benessere grazie ad un aumento di alcuni ormoni quali il cortisolo e la serotonina. Dedichiamo quindi più tempo al bello, alle arti ed al benessere in generale. Come disse Dostoevskij “la bellezza ci salverà”.

Stefano

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Torino nel 2008, ho partecipato a numerosi protocolli di ricerca in ambito endocrinologico, quattro dei quali pubblicati su riviste internazionali. Mi sono specializzato in Medicina Generale nel 2014. Ho collaborato con l’associazione PCOS-Italy gestendo l’ambulatorio multidisciplinare specifico per donne con sospetta diagnosi di PCOS c/o la Fondazione Tempia di Biella. Sono stato Direttore Sanitario della casa di riposo “Madonna delle Grazie” di Cintano (To), Medico Prelevatore c/o la CDC di Torino, Medico Fiscale e Medico Necroscopo in ASL TO3, Medico Sociale per diverse società sportive tra le quali i Giaguari di football americano ed i Bassotti di calcio a 5. Ho lavorato inoltre per l’istituto di Medicina dello Sport di Torino avendo il privilegio di visitare parte della prima squadra della Juventus FC e del Torino FC. Ho lavorato per vari Juventus Summer Camp (Madonna di Campiglio, Procida e Vinovo), in RAI come medico di struttura durante la registrazione di diversi programmi televisivi, per la Piccola Casa della Divina Provvidenza “Cottolengo” di Mappano, per l’RSA “Casa Serena” a Torino, come Consulente Medico per la Scuola Superiore di Osteopatia Italiana e occasionalmente come docente per corsi di Primo Soccorso BLS per aziende pubbliche. Attualmente sono Medico di Medicina Generale a Caselle T.se, via Roma 19. Ho infine l’onore di essere il Presidente del Lions Club Caselle Torinese Airport e membro del Comitato Medico Scientifico dell’Associazione Italiana Cuore e Rianimazione “Lorenzo Greco” Onlus.

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