“Non si può attraversare l’oceano se non si ha il coraggio di lasciare la riva” Cristoforo Colombo

 

Oggi vi racconto di dove ho incontrato la nostra Anja Wenger la prima volta: ebbene sì, è stato in Vietnam. Quindi lei ci accompagnerà in questa gita tra le meraviglie vietnamite.

Dal 1994 la Baia di Halong è stata iscritta dall’Unesco nell’elenco come “Patrimonio dell’Umanità”. Sono circa duemila isole del Golfo del Tonchino nel nord-est del Vietnam, alcune piccole come scogli, altre grandi come la nostra isola d’Elba. Tuttavia le parole come “area di eccezionale bellezza naturalistica ed esempio unico di processi biologici”, usate dall’Unesco nella motivazione, non rendono giustizia della spettacolarità, della vastità e del mistero che circondano questo arcipelago. Un tempo queste isole a centosettanta chilometri da Hanoi venivano considerate sacre.
La leggenda voleva che fossero state create da un drago gigantesco che, inabissandosi nell’acqua, avrebbe fatto emergere le isole a colpi di coda. Il nome Ha-Long, che vuol dire letteralmente “drago che si inabissa”, ricorre anche in un’altra leggenda. Nel Medioevo, i cinesi, eterni nemici di tutte le popolazioni dell’Asia orientale, tentarono di invadere il Vietnam. La nazione, che già aveva una sua identità, provò senza riuscirci a resistere ai potenti usurpatori; in aiuto dei vietnamiti intervenne allora una famiglia di draghi che sputò pietre preziose contro i guerrieri cinesi. Quei gioielli lanciati dall’alto che scacciarono il nemico si conficcarono nel mare creando le duemila isolette di Halong Bay, divenute da allora simbolo di pace e dell’indipendenza nazionale.
Arrivando da Hanoi, la magia dell’arcipelago sembra irraggiungibile, non solo per la nebbiolina che lo circonda da sempre, ma anche perché il lungomare di Halong City è pieno di pullman di turisti accolti da venditori ambulanti che sorridono e dicono di aver inventato loro, e non i cinesi, l’ombrello, in tempi lontanissimi, non per ripararsi dalla pioggia, ma per proteggersi dai raggi del sole, che per molti mesi dell’anno è fortissimo.
Il modo migliore per visitare l’arcipelago è affittare una cabina in una delle numerose giunche di legno che si allontanano dal porto e gettano l’ancora al largo, tra le isole. Altro luogo dove sostare è l’isola di Cat Ba, la più grande dell’arcipelago con il Cat Ba National Park, vicino alla bellissima Baia di Lan Ha.
Una delle meraviglie dell’arcipelago sono le grotte, se ne trovano in ogni isola. La più spettacolare è quella di Hang Dau Go, la Grotta dei Pali, chiamata così perché il generale Tran Hung Dao, nel XIII secolo, durante una delle ripetute invasioni cinesi, raccolse qui migliaia di pali di bambù per contrastare dal mare gli invasori. La grotta è composta di tre grandi ambienti con stalattiti e stalagmiti.
Una stalagmite venerata dai vietnamiti è quella della grotta di Hang Sung Sot, Grotta della Sorpresa: ha una forma fallica considerata da sempre simbolo della fertilità. Misteriosi suoni sono offerti invece dalla grotta Hang Trong (Grotta dei Tamburi). Il vento entrando negli ambienti cavi crea un effetto sonoro che in tempi remoti si credeva generato da misteriosi e invisibili abitanti delle caverne.
La storia della grotta di Thien Cung, Palazzo del Paradiso, è interessante poiché era stata un luogo di miti e leggende. Sebbene avessero esplorato la grotta in passato, in anni più recenti la giungla era cresciuta sopra l’imboccatura della grotta e la gente del posto aveva dimenticato come trovarla. Tuttavia, la grotta è sempre stata ricordata nelle storie raccontate. Per fortuna, nel 1993, alcuni pescatori sorpresi da una tempesta la riscoprirono mentre cercavano riparo. La leggenda dice che fosse l’antica dimora di un re drago e della sua regina che qui celebrarono il loro matrimonio a cui parteciparono ogni sorta di creature magiche e mitiche. Dopo il matrimonio, ebbero 100 figli che quando furono cresciuti, metà di loro rimase nella baia di Halong come guardiani e protettori, e l’altra metà se ne andò per proteggere il resto del Vietnam.
Una vista spettacolare si gode dalla sommità dell’isola di Dao Titop, da qui l’arcipelago sembra senza fine, le isole visibili a perdita d’occhio assomigliano, piatte e scure, ad una scenografia teatrale. Le loro forme, spesso bizzarre, spiegano molti dei nomi attribuiti dalla tradizione popolare: alcune sono state chiamate “cane”, altre “gatto”, altre “gallina”, due isolette sono state battezzate “galline che si baciano”.
Halong Bay non è popolata solo di turisti, esistono anche abitanti veri in sette villaggi di pescatori, costruiti su piattaforme galleggianti. Sulle zattere ci sono case con tanto di numero civico e antenna televisiva, scuole elementari, ambulatori, piccoli templi e mercati di frutta e verdura.
I piccolissimi centri abitati – in complesso i residenti sono in totale un migliaio- si spostano a seconda delle stagioni per evitare i monsoni. L’isola dell’arcipelago cara alla storia recente del Vietnam è quella di Dao Tuan Chau: abitata, con qualche strada, è l’unica collegata alla terraferma da un ponte. Qui venne dal 1959 a passare qualche estate Ho Chi Minh, il padre della patria.
Per chi ha la fortuna del pernottamento a bordo della giunca è possibile ammirare il tramonto e l’alba sulla baia, ascoltare il suono dell’onda e sentire il sapore del mare per una esperienza indimenticabile.
Si possono pescare i calamari, l’attività serale per molti visitatori. Quando scende la notte, dopo aver gustato una deliziosa cena – a bordo si mangia veramente bene- vengono fornite le canne da pesca, normalmente non si pesca nulla ma la serata è divertente lo stesso.
Un’altra delle cose da fare è scoprire il posto con un kayak, l’acqua color smeraldo e molti tunnel nascosti sono l’ambiente perfetto. La stessa esperienza si può avere semplicemente nuotando.
La lezione mattutina di Tai Chi è una esperienza da non dimenticare.
Venendo alla Baia di Halong per ammirare con i propri occhi il meraviglioso paesaggio, si rimane sorpresi dalla bellezza che conferisce la natura. È un momento meraviglioso la mattina presto immergersi nella natura pura a guardare l’alba abbagliante, i raggi del sole del mattino che si proiettano sull’acqua e la sera vedere il tramonto sulla Baia tra la bellezza incontaminata della montagna come in un affascinante pittura.

Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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