“Il solito caffè decaffeinato, Francesco?”
“Certo Anna, mi devo rassegnare. Il caffè-caffè, come dici tu, lo riserviamo alla domenica. È’ quello della festa”, replicò rassegnato Francesco.
Anna si accinge a preparare il caffè, come ormai ogni giorno fa da anni, a Francesco avventore consueto del bar.
“Senti Anna, poco fa ho ascoltato in tv un grande filosofo che spiegava cosa è questa scienza. Tu sei donna saggia e, diciamolo, un po’ filosofa. Dimmi cosa è per te la filosofia?”, chiese il suo interlocutore. “E proprio a me lo chiedi?”, rispose la donna.
“Dai non fare la modesta, so che hai qualche idea in proposito.”
“Mah, – fece Anna – la parola filosofia è impegnativa e importante. Io non ho studiato molto. Figuriamoci la filosofia. Posso dirti cosa ne penso e cosa ho potuto capire.
A mio avviso la filosofia è conoscenza. È quella cosa che ci permette di capire le cose che ci consentono di esistere con coscienza. Ovvero come sono capitati quegli avvenimenti che ci hanno permesso di vivere assieme agli altri e che tramite il nostro impegno nell’osservare la natura ed i fenomeni, ci hanno permesso di migliorare le nostre condizioni di vita.”
” Il tuo discorso si fa interessante. Dai siediti, e spiega bene, tanto non ci sono clienti ora”, la incalzò Francesco.
Anna si sedette e continuò:” Prendiamo la ruota, ad esempio. Pensa a come migliorò la vita di quei nostri lontani avi alleviando la fatica. Mica è nata per caso? Qualcuno, in quei lontanissimi tempi, avrà notato che mettendo un tronco sotto qualcosa di pesante si faceva meno fatica. La cosa però non finisce lì. Altri migliorarono quell’intuizione facendone uno strumento utilissimo. Vedi Francesco, ogni generazione aggiunge qualcosa a quello che c’è. Anche noi facciamo così.
Noi siamo il risultato di ciò che hanno pensato e costruito coloro che ci hanno preceduto.
Anche questo è filosofia. Apparentemente pare solo un progresso tecnologico. non è così perché si inserisce in un percorso di vita e progresso, quindi, filosofico.”
“Caspita Anna, – rispose Francesco – hai capito tutto, più chiaro di così? –
Anna è una donna tranquilla e dolcissima. Si aggira leggera e sorridente per il bar che gestisce assieme al marito e ai famigliari. Osserva e ascolta con curiosità ciò che dicono gli avventori. Fa molta attenzione alle parole che sente e che lei stessa pronuncia. “Le parole sono importanti e sono lame affilate”, dice.
Veste secondo uno stile sobrio e antico. Uno stile che rende le persone familiari e a modo. Indossa sempre la gonna, come le donne di una volta. Non manca di qualche nota civettuola come una semplice ed elegante collana. Anna ha l’aspetto di una donna da cui, siamo sicuri, non usciranno parole sgradevoli.
Il suo aspetto è quello consueto di quelle donne e uomini cui possiamo rivolgerci con fiducia. Gente che difficilmente emette sentenze inappellabili e foriere di verità dogmatiche come si legge soprattutto sui social.
Anna parla con calma e con saggezza perché, dice, “bisogna andare al cuore dei problemi se vogliamo capirne la natura e le conseguenze”.
Questo modo di agire di Anna fa andare la nostra memoria a quelle persone, donne e uomini, di una volta. Gente capace, armata unicamente da parole intrise di pacatezza, di riuscire a risolvere situazione familiari e di diverso tipo complicate. Facendo uso, appunto di quella saggezza e pacatezza, che poggiano su parole vere cercando di capire il travaglio che c’è dietro ogni vicenda. Quello stile di vita era figlio di una vita umile e fatta di fatica. Quella fatica di vita e lavoro che cementa e rende solidali.
Quelle persone antiche, inconsapevolmente, avevano lo stesso prestigio e autorevolezza dei capi tribù. Quegli uomini, che frettolosamente definiamo selvaggi, per governare dovevano fare affidamento unicamente sulla loro saggezza. L’unica fonte da cui emanava la loro autorevolezza.
Basta leggere qualche discorso di qualche capotribù pellerossa per rendersene conto.
Non si pensi che la saggezza di cui fa sfoggio la nostra barista sia frutto di una nostalgia, sicuramente presente, fine a se stessa, figlia del rimpianto per i bei tempi andati.
C’è in lei una curiosità innata che la spinge a interessarsi di tutte quelle novità e problemi che emergono dai fenomeni naturali e sociali.
Ama porsi quesiti importanti e domande che esigono risposte non occasionali come: cosa è e come funziona il DNA; come nascono e si diffondono i virus; quale ruolo ha avuto la scienza nella storia evolutiva e altro ancora.
” Se non ci fosse stata la scienza, – dice – saremmo ancora vestiti con pelli e la nostra casa sarebbe una grotta.”
Anna esplica la sua concezione di vita mentre accudisce il bar, per questo motivo potrebbe essere definita una filosofa socratica. Questo accostamento non risulti irriverente. Anche Socrate parlava mentre si aggirava per il mercato e le strade di Atene ponendo domande e incalzando gli ateniesi.
La presenza di queste persone dalla saggezza antica è fondamentale, anzi vitale.
Fanno sì che la filosofia continui a esercitare quel ruolo di guida morale delle comunità.
Compito cui ha abdicato da molto tempo. Confinata come è nelle università e in dibattiti specialistici.
Dovrebbe riacquistare quel ruolo centrale nel governo della morale comunitaria.
Platone diceva:” Il governo spetta all’epistocrazia, ovvero i migliori. Coloro che sanno.” Il fondatore della filosofia intendeva dire che spetta ai sapienti orientare le persone.
Inconsapevolmente Anna esplica questo ruolo di guida.
Se volete scambiare due chiacchiere con lei andate a prendere un caffè al Garibaldi.

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