Vanni Cravero e Anja Wenger nella grotta di Lascaux

“La conoscenza parla, la saggezza ascolta”, frase attribuita a Jimi Hendrix.

 

Da tanto tempo sentivo parlare di questa meraviglia, avevo visto graffiti e pitture rupestri in Libia, Argentina, Namibia, Australia e molti altri luoghi, eppure questi erano relativamente vicini a casa: quale migliore occasione di una breve vacanza in compagnia di Anja Wenger per andarli a vedere di persona!

La grotta di Lascaux è una delle più importanti grotte dipinte del Paleolitico, per il numero e la qualità delle opere in essa contenute. Talvolta è chiamata la Cappella Sistina del Paleolitico secondo un’espressione attribuita a Henri Breuil, detto “il Papa della preistoria” per i suoi studi sull’arte rupestre preistorica. I dipinti non sono stati oggetto di datazione diretta e risalirebbero ad un periodo compreso tra i 18.000 e i 17.000 anni fa, datazione a cui gli studiosi sono giunti analizzando gli oggetti scoperti nella caverna. La grotta si trova nella regione della Dordogna, all’interno del comune di Montignac.
Prima della scoperta, il nome Lascaux era attribuito ad una signoria la cui presenza risale agli inizi del XV secolo. Questo piccolo dominio comprendeva un casale, una fattoria e un mulino. Una descrizione, datata 1667, indica che la zona era coperta da vigneti e da un bosco di castagni. La proprietà passò di mano svariate volte nel corso dei secoli, iniziando dalla famiglia Lascaux per finire alla famiglia La Rochefoucauld, possessori delle terre al momento della scoperta della grotta.
Sono state riportate diverse versioni della scoperta della grotta di Lascaux. Secondo la versione più frequente, il giorno 8 di settembre del 1940 Marcel Ravidat scoprì, casualmente inseguendo il proprio cane, l’ingresso della cavità durante una passeggiata con i compagni Jean Clauzel, Maurice Queyroi e Louis Perier. Il cane di Ravidat, inseguendo un coniglio, si fermò nei pressi di una buca situata dove un albero era stato sradicato; si trattava di un’apertura di circa 20 centimetri di diametro che non permetteva l’esplorazione. Lo stesso ragazzo, lanciando sassi per stanare il coniglio, scopre che il foro comunica con una grande cavità. Quattro giorni dopo, il 12 settembre, Ravidat tornò sul luogo insieme agli altri ragazzi muniti di picconi e pale. I giovani entrarono per la prima volta nella grotta scoprendo le pitture sulle pareti. Dopo diverse visite uno dei ragazzi rivelò la scoperta ai genitori, che si erano preoccupati vedendolo tornare coperto di polvere. La notizia giunse al professore dei ragazzi, Leon Laval, che il 16 settembre eseguì una prima esplorazione. Laval decise di avvertire immediatamente lo studioso di preistoria Henri Breuil, che fu il primo studioso ad entrare ed ammirare le pitture rupestri di Lascaux.
Dopo la prima visita Breuil chiese ai ragazzi di controllare la grotta giorno e notte per evitare qualsiasi degrado. Per questo motivo allestirono un campo nei pressi dell’ingresso. I ragazzi pensarono di poterci guadagnare ed offrirono l’ingresso alla grotta per 2 franchi. Nel 1947 il proprietario della grotta, la famiglia La Rochefoucauld, fece installare una porta iniziando i lavori per rendere accessibile al pubblico la meravigliosa scoperta. L’entusiasmo fu tale che oltre un milione di persone visitarono il sito tra il 1948 ed il 1963. A partire dal 1955 gli studiosi notarono segni di deterioramento dovuti all’eccesso di anidride carbonica prodotta dal respiro dei visitatori.
Nel 1957 fu istituito un sistema per rigenerare l’aria e stabilizzare la temperatura. Le visite non diminuirono, crescendo sino all’incredibile cifra di 1000 persone al giorno. Nel 1960 comparve la malattia verde: le emissioni di anidride carbonica provenienti dalle visite, la temperatura troppo elevata e l’illuminazione artificiale provocarono la diffusione di una colonia di alghe sulle pareti. Nel 1963 Lascaux fu chiusa al pubblico permettendo il restauro delle pitture e nel 1983 fu aperta alle visite la replica che assunse il nome di Lascaux 2.
Vediamo quali sono i motivi per cui la grotta di Lascaux rappresenta la cappella Sistina del paleolitico. Una degli spazi più famosi è la grande Sala dei Tori. Le pareti di questa sala presentano dipinti di dimensioni impressionanti, alcune arrivano a misurare anche cinque metri di lunghezza. Nella grande Sala dei Tori sono raffigurati gli uri, disposti su due file che si fronteggiano. L’uro è un grande bovino estinto, diffuso originariamente in Europa.
L’ultimo uro visto vivo, una femmina, morì nel 1627 nelle foreste della Polonia. Tornando all’interno della grotta di Lascaux, gli uri sul lato nord sono accompagnati da una dozzina di cavalli e da un grande animale enigmatico recante due linee rette sul davanti, motivo per cui venne soprannominato Il Liocorno. All’interno delle altre stanze sono rappresentati felini, cervi, mucche e bisonti. Tra questi animali vi è la figura di un cavallo visto di fronte, raffigurazione inconsueta per il paleolitico dove gli animali erano dipinti di profilo.
Nella scena del pozzo è presente la figura più enigmatica di Lascaux, un uomo schematizzato che appare di fronte a un bisonte con un giavellotto conficcato nel ventre, vicino alla figura umana vi è un rinoceronte.
Alcuni temi, come i bisonti incrociati e i cervi che nuotano, sono peculiari di Lascaux, dove abbondano i graffiti sopra gli animali, forse giavellotti, o i segni su cui affondano le zampe di alcuni animali, come i felini dell’ultima parte del sito. In rapporto alla grande varietà di figure, esiste una certa unità di stile: sembra trattarsi di una cavità in cui, durante un periodo relativamente breve, sono state prodotte una grande quantità di figure.
Dal 1983 è aperta Lascaux 2, la replica della Sala dei Tori e della galleria dipinta, situata a 200 metri dalle grotte originali. Lascaux 2 dal 2008 è divenuta la principale meta di visita, dopo la chiusura del complesso originario. Dal 1983 la replica della grotta ha attirato oltre 8.000.000 di visitatori.
Un nuovo progetto hi-tech, una immensa replica di 900 metri quadrati denominato Lascaux 4, molto più completo, aperto nel dicembre del 2016 conta oltre 400.000 visitatori all’anno.
I rilievi e i dipinti sono stati riprodotti in scala 1:1 in un anfratto della stessa montagna dove si trova l’originale, 800 metri più in basso. Un progetto costato 57 milioni di euro e che ha richiesto tre anni di lavori, nei quali un team di oltre 30 tra pittori, scultori e archeologi ha letteralmente rimodellato la montagna sulla falsariga dell’originale. All’uscita della grotta, vari spazi digitali e interattivi consentono ai visitatori di ampliare la loro conoscenza dell’arte e della civiltà dell’uomo di Cro-Magnon.

Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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