C’è una parola che negli ultimi tempi è diventata centrale nelle discussioni. Ad ogni livello: la pace.
A far diventare centrale questa parola è stata senza dubbio la vicenda ucraina. La gravità di quest’ultima vicenda, ma ricordiamoci anche di tutte le altre, ha fatto sì che invocare la pace sia diventato un mantra che si ode a ogni angolo.
Urge, porsi una domanda cruciale: cos’è la pace e, soprattutto, esiste?
E se dicessi che la pace, come la si intende non esiste? Vediamo.
La parola pace significa assenza di conflitti tra stati, città, comunità, famiglie ed individui. Ovvero presenza di concordia e condivisione. Come costruire questo stato di concordia?
Facciamo un passo indietro.
Bisogna partire da una parola chiave: competizione.
La competizione è quel meccanismo che è alla base del processo evolutivo che caratterizza ogni aspetto della vita biologica: vegetale e animale. In sostanza, ogni forma di vita entra in competizione con quelle simili o diverse. Questa competizione comincia subito, nello stesso istante in cui comincia un processo vitale.
Un esempio per tutti: pensate all’affannosa gara tra gli spermatozoi, diverse migliaia, che corrono velocissimi verso l’ovulo da fecondare. Uno solo vincerà. Un istante dopo tutti gli altri spermatozoi, potenziali individui, verranno soppressi. La lotta per la vita ha dato la sua inappellabile sentenza.
Sostanzialmente è lo stesso meccanismo che, inconsapevolmente mettiamo in pratica tutti: dagli stati al singolo individuo.
Un altro esempio, Se madre natura avesse dotato la donna di maggior prestanza fisica, sarebbe stata la donna a prevalere sul maschio.
Alla base della voglia di potere e potenza c’è proprio questo aspetto: l’istinto di sopravvivenza e di potere, presente da sempre.
È questo il meccanismo che è alla base dell’instabilità che caratteristica i rapporti tra gli enti.
Gli imperi più potenti hanno sempre esercitato il loro imperialismo per assoggettare e, quindi, dominare.
Anche la città di Atene, culla della cultura, era una potenza imperiale.
Pensiamo alle innumerevoli guerre di successione, coloniali e chi più ne ha più ne metta. Ogni potenza ha tentato di diventare imperialista. anche l’Italia.
E allora? Quando due enti entrano in conflitto come si può tornare alla concordia, cioè la pace?
Due sono le condizioni. La prima è la pax romana. Se una delle parti in causa è decisamente più forte impone il suo imperialismo. Come faceva Roma.
Oppure i due contendenti, constatato che nessuno può prevalere, ci si accontenta e si fa un accordo di pace. Meglio chiamarla tregua.
Questa tregua durerà finché non subentreranno nuove cause che scateneranno un nuovo conflitto. E allora? Si riprende a guerreggiare. Quello che l’uomo ha sempre fatto perché è inscritto nel suo DNA.
Domanda: quando due persone litigano, cosa fanno? Tentano l’imperialismo. Demoralizzante, vero?

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