“Viaggiate, che viaggiare insegna a dare il buongiorno a tutti” Gio Evan, scrittore e cantautore italiano.

 


Con questo racconto il pensiero corre a un Amico, Claudio Bussolino, purtroppo recentemente scomparso, che mi ha accompagnato più volte in questo tempio facendomi da guida. Premetto che sono stato alcune volte in questi luoghi, e ogni volta incontrare Claudio, nato a Susa e trapiantato in Cambogia e tifoso del Toro, mi faceva sentire quasi in famiglia. Claudio, uomo di grande cultura, era la massima autorità in lingua italiana della storia dell’Indocina, tanto che il FAI lo aveva nominato loro docente. Nel 2014 anche Anja Wenger ha conosciuto Claudio che le ha fatto una dedica su uno dei numerosi libri scritti da lui su questa splendida regione.

Una visita al complesso di templi di Angkor, Patrimonio Unesco dell’Umanità, in Cambogia, è nella lista dei sogni di molti viaggiatori. Angkor Wat è la massima espressione del genio khmer, un tempio impressionante che è magnifico sia per la sua grandezza che per i suoi dettagli incredibili.
Angkor Wat, costruito da Suryavarman II, re dell’impero khmer dal 1113 al 1150 circa, è la rappresentazione terrestre del Monte Meru, il monte Olimpo della religione hindu e dimora di antiche divinità. Tutti i re-dio cambogiani si sforzavano di migliorare le strutture dei propri antenati in dimensioni e ricchezza di decorazioni, raggiungendo il culmine in quello che è il più grande edificio religioso al mondo.
Questo tempio è l’anima della Cambogia e fonte di orgoglio nazionale raffigurato sulla bandiera del Paese. A differenza degli altri monumenti di Angkor, non fu mai abbandonato ed è stato utilizzato praticamente sempre dalla sua costruzione.
Orientato a ovest, la direzione del tramonto del sole e quindi della morte, portò un discreto numero di studiosi a concludere che Angkor Wat esistesse principalmente come tomba. Quest’idea è supportata dal fatto che i magnifici bassorilievi del tempio erano stati progettati per essere guardati in senso antiorario, una pratica che ha dei precedenti negli antichi riti funerari hindu. Adesso è accettato che Angkor Wat molto probabilmente servì sia da tempio che da mausoleo di Suryavarman II.
Angkor Wat è famoso per avere raffigurate più di 3000 apsara – ninfe o danzatrici celesti-  scolpite sulle pareti. Ciascuna di loro è unica con oltre 30 diverse acconciature dei capelli. Molte di queste splendide apsara sono state restaurate dai gruppi del German Apsara Conservation Project.


I visitatori di Angkor Wat vengono colpiti dalla sua imponente grandezza e dalle sue elaborate decorazioni: una bellissima serie di bassorilievi si estende per 800 metri lungo l’esterno del complesso del tempio centrale, incisioni che rappresentano eventi storici e racconti dalla mitologia.
La studiosa Eleanor Mannikka spiega che la dimensione di Angkor Wat rispecchia la lunghezza delle quattro epoche del pensiero classico hindu. Dunque, il visitatore che cammina lungo la strada verso l’ingresso principale e attraverso i cortili fino alla torre centrale principale sta viaggiando verso la creazione dell’universo.
Come gli altri templi-montagna anche Angkor Wat rappresenta un universo in miniatura. La torre centrale è il Monte Meru con le sue vette più piccole che lo circondano, delimitate a loro volta dai continenti, i cortili inferiori, o oceani rappresentati dal fossato. Il naga a sette teste, un serpente mitico, diventa un ponte simbolico per l’umanità per raggiungere la casa degli dei.
Sebbene Suryavarman II abbia progettato Angkor Wat come il proprio tempio funerario o mausoleo, non vi ci fu mai seppellito in quanto morì in battaglia durante una spedizione fallimentare per sottomettere il regno vietnamita di Champa.
I blocchi di arenaria con cui fu costruito Angkor Wat vennero estratti dalla montagna sacra di Phnom Kulen, a più di 50 chilometri, e trasportati lungo il fiume Siem Reap su delle zattere. Secondo le iscrizioni, la costruzione di Angkor Wat coinvolse 300.000 lavoratori e 6000 elefanti.
Il tempio è circondato da un fossato, che si riempie durante le piogge monsoniche: largo oltre 150 metri, forma un gigantesco canale che misura più di 4500 metri di lunghezza e oltre all’aspetto simbolico diventa una enorme riserva di acqua utile nella stagione secca.
Le mura esterne, che misurano 1025 metri di lunghezza e 800 metri di larghezza, hanno un ingresso su ogni lato, ma quello principale, un ampio porticato di 235 metri, riccamente decorato con incisioni e sculture, è sul lato occidentale. C’è una statua di Vishnu, alta oltre 3 metri e scolpita in un solo blocco di arenaria; le otto braccia di Vishnu tengono in mano una mazza ferrata, una lancia, un disco, una conchiglia e altri oggetti.
Il viale lungo 475 metri e largo circa 10 è fiancheggiato da balaustre raffiguranti i naga, che conducono dall’ingresso principale al tempio centrale, passando tra due graziose librerie e poi due vasche. Quella a nord è il punto ideale per guardare il sorgere del sole.
Il complesso del tempio centrale consiste di tre piani, ciascuno fatto di laterite, che racchiude una piazza circondata da intricate gallerie. La Galleria dei Mille Buddha ospitava centinaia di immagini di Buddha prima della guerra, ma molti di queste furono rimosse o rubate, lasciandone solo alcune oggi visibili.
Gli angoli del secondo e terzo piano del cortile centrale sono contrassegnati da torri, ciascuna con in cima sculture a forma di fiori di loto. La torre centrale arriva a 31 metri dal terzo livello e a 55 metri da terra, conferendo all’intero complesso la sua maestosità.
Le scale per il piano superiore sono estremamente ripide dal momento che raggiungere il regno degli dei non era un compito facile. Conosciuto anche come il santuario di Bakan, l’ultimo piano di Angkor Wat è aperto ad un numero limitato di visite al giorno con un rigido sistema che regola le code di visitatori.
Come già detto, Angkor è uno dei più grandi siti archeologici in funzione al mondo. Sono stati intrapresi molti progetti di ricerca per una migliore conoscenza della storia del sito e dei suoi attuali abitanti noti per essere particolarmente conservatori delle tradizioni e pratiche culturali antiche che altrove sono scomparse. Gli abitanti venerano le divinità del tempio e organizzano cerimonie e rituali in loro onore, con preghiere, musiche e danze tradizionali.
Inoltre, il Parco è ricchissimo di piante medicinali, utilizzate dalla popolazione locale, la quale prepara queste piante per poi portarle in diversi siti del tempio per la benedizione degli dei.

Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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