Ci si ferma un momento, a Natale. Un attimo di eternità. Anche per guardarsi dentro, o anche solo per leggere un libro. E mentre leggi viaggi, mentre viaggi vedi, mentre vedi ti decolla la fantasia.  Poi t’accorgi che la realtà la troviamo tra le prossime stelle di Natale: che  la pandemia  imperversa ancora, la guerra in Ucraina  non finisce mai  e  che oltretutto  fa triplicare le bollette di luce e gas, un’inflazione che continua a galoppare, ecc.ecc.
Di solito non  occorrono   parole stellate per fermare il lieto evento, ma c’è un fatto che  riguarda Caselle che è stato segnalato in questi giorni nel numero scorso di Cose Nostre, a pagina 23 dal titolo “La grande opera di Matteo”, una nota dalla Caritas firmato da Valter Leonarduzzi. Nel nostro Natale questa notizia deve trovare posto e parole, deve  rimbalzare  sulle nostre feste, farci voltare la testa.
Il responsabile locale della Caritas segnala che Matteo Iacovelli ormai non ce la fa più, per motivi di salute,  a portare tutti i santi giorni, come faceva da oltre 10 anni, alla mensa della Caritas di  Ciriè il pane e l’eventuale  pizza avanzati, un bagagliaio pieno,  e donati con generosità dalle nostre  cinque panetterie locali. Questo  assicurava ogni giorno il pane a numerose persone che non possono  permettersi di comprarselo.
A Matteo Iacovelli,  Caselle dovrebbe fare un monumento alto come la Mole. Merita un grazie grande, molto grande,  per quello che ha dato ogni giorno della sua vita –  già di per sé  non facile-   a diverse  associazioni di volontariato, alla chiesa, alla comunità tutta.  Incredibile la sua generosità, la sua mitezza,  la sua bontà,  il suo rispetto verso gli  altri.
Ebbene dopo un ancora enorme grazie a Matteo  che ha dato  tutto se  stesso,  sappiamo dalla Caritas che  il sevizio in questione del trasporto quotidiano del pane è stato sospeso in attesa di trovare  un volontario a  Caselle o a  Ciriè.
Alla fin fine viene spontanea una domanda: Caselle 14mila, Ciriè 18mila, in tutto  fanno 32 mila abitanti eppure non  si trova un volontario  giornaliero a portare del pane a chi ne ha bisogno, a 7 chilometri da qui. Ma  non è sconsolante? Tra l’altro a Caselle è in atto  un progetto per  costruire ”gentilezza”, con tanto di panchine viola e   relativo assessore.  L’augurio sincero è che tra le luci del Natale che ormai è dentro di noi si risolva in qualche modo e si trovi la persona che  riannodi il tutto, che insomma si  riesca a spezzare il pane insieme.
Dunque, ancora una volta andiamo incontro al Natale. Siamo partiti dalla pastorizia e siamo arrivati a navigare su Internet. Come dire dal lombrico al computer. Sono passati più di venti secoli. Eppure anche stavolta questa bella storia d’amore sarà “patrocinata” dal figlio di un piccolo falegname ebreo che spaccò la storia in due: avanti Cristo, dopo Cristo. Ci insegnerà – lo fa da due millenni –che occorre varcare la soglia. Ripeterà – anche a chi non crede – che come in quel tempo anche oggi, bisogna liberare gli schiavi, rimettere i debiti, far riposare la terra. Per migliorare il mondo. Per cercare di andare verso l’unico posto dove la vita c’è ancora come una volta, dove c’è l’acqua e c’è ancora il verde e i “prati dopo di noi”.
Buon Natale!

Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

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