Evelyn e Paul avevano gli occhi fissi, sbarrati sulla statua del Cristo Velato scolpito da Giuseppe Sanmartino nel 1753 ed esposto nella chiesa di Sansevero di Napoli, quella chiamata anche della Pietatella.
Non riuscivano a staccare gli occhi da quel pezzo di marmo che lo scultore aveva trasformato in un’immagine magnetica che, inesorabilmente, ti calamita e ti attira. Non puoi staccare gli occhi.
Cerchi di capire. Vuoi bucare quel velo che nasconde e mostra. Non riesci a capire cosa cela: solo una figura? Le domande si affastellano: perché il Sansevero aveva voluto quella statua, cosa si prefiggeva? Perché quella chiesa era stata concepita in quel modo?
Più che un luogo sacro sembrava un enigmatico luogo destinato a nascondere più che svelare. Un sacello che il principe Raimondo de Sangro di Sansevero aveva pensato, da quel grande studioso alchemico che era, per sé e per nascondervi enigmi degni della sfinge e per spingere le persone a interrogarsi.
Paul ed Evelyn erano giunti da qualche giorno a Napoli. L’ultima tappa del loro Gran Tour.
Erano due giovani studiosi di storia dell’arte. Si erano laureati alla Brown Univesity, nei pressi di Boston qualche anno prima.
Appena laureati il loro prof aveva detto loro :” Avete conseguito la laurea con ottimi voti. Non pensate però di sapere già tutto. L’arte è cosa enigmatica, oscura e affascinante. Va scoperta poco a poco. Vi consiglio di fare subito il Gran Tour in quell’incredibile scrigno che è l’Italia. Da lì si parte. Chi vuol comprendere l’arte deve cominciare visitando i due luoghi cardine della cultura e storia, l’Italia e la Grecia. Dovete fare il Gran Tour come lo facevano i rampolli delle grandi famiglie secoli fa. Cominciate dall’Italia.”
Caricatisi gli zaini, erano partiti entusiasti alla volta dell’Europa. Nel corso di due mesi avevano visitato le maggiori città e siti del Belpaese. Erano stanchi ma felici.
L’enigmatica e affascinante Napoli li aveva accolti con il suo paesaggio dominato dal Vesuvio. Con calma stava svelando loro i suoi millenari segreti come una suadente donna. Tuttavia davanti a quella statua erano disorientati. Il loro prof li aveva avvisati:” Davanti al Cristo Velato si rimane spaesati. Io, dopo tanti anni, ancora non sono riuscito a penetrare i segreti dei messaggi che sono nascosti in quella figura. Voi siete giovani e colti. Forse riuscirete dove io ho fallito.”
Evelyn e Paul rimasero un bel po’ ad osservare anche le altre opere presenti come il “Disinganno”, una scultura stupefacente, o la “Pudicizia velata”. Rimasero frastornati e sbigottiti di fronte alle tetre macchine anatomiche.
Uscirono dalla cappella con gli occhi pieni di meraviglia, bellezza e molti interrogativi da sciogliere.
A sera, mentre cenavano in una trattoria dei Quartieri spagnoli, discutevano animatamente con davanti un fritto misto del Golfo. Erano talmente presi che la voce andava su senza che se ne accorgessero.
Evelyn diceva:” Quella statua nasconde troppe cose. Del resto mi sono resa conto che in questa città il mistero si cela in ogni angolo. È sfuggente.”
“È proprio così, – incalzava Paul – qui non bastano gli studi. Ci va qualcuno del luogo che ci accompagni a svelare l’anima di questa città, caotica, misteriosa e maliarda.”
Il cameriere che li stava servendo aveva udito e si intromise, cosa normale a Napoli: ” Scusate se mi permetto, – disse – ma posso darvi un consiglio?” “Certo!”, risposero i ragazzi. “Vedete, – riprese il cameriere – qui di persone studiose come voi ne passano molte. Si fanno le stesse domande. Se non vi fate accompagnare da un napoletano che conosce l’anima profonda di Napoli non ne verrete a capo. Vi do il cellulare di un mio amico che conosce la città meglio di tutti. È uno dei pochi che può accompagnarvi in questo percorso.”
Il giorno dopo, Carminuccio, l’amico del cameriere, fu puntuale come un orologio, come sempre. Infatti, llo chiamavano ” ‘O Tedesch”. Andò subito al sodo:” Peppino mi ha spiegato tutto, ora faremo un giro assieme e poi torneremo a Sansevero.”
Carmine condusse i suoi amici in un lungo giro per i luoghi dell’anima profonda di Napoli. Spesso oscuri e misteriosi.
Visitarono il cimitero delle Fontanelle, la chiesa del Purgatorio ad Arco, S. Pietro ad Aram, la Città dei Sangui, Castel dell’ Ovo. Fece loro osservare con attenzione le edicole con le anime purganti. Un giro approfondito.
Poi tornarono davanti al Cristo Velato.
” Vedete, – cominciò – tutti hanno in testa Napoli come una città allegra e scanzonata: canzoni, pizza, allegria. “ ‘O pazziariell” e tanto altro. Tuttavia come avete visto è una città che ha il mito nei suoi natali. Inoltre è costantemente in bilico tra il sacro e il profano. Il suo rapporto con il mondo dei morti è costante. Alle Fontanelle ci sono teschi che vengono adottati dai fedeli. Nelle edicole ci sono le anime purganti dette “pezzentelle”. Queste pregano per i vivi e chiedono preghiere per sé. Ogni edicola è curata da una famiglia. Anche il rapporto con i santi è particolare, sono i fratelli e sorelle che stanno al nostro fianco. Però è un mondo di cui non si può conoscere tutto: è il mondo profondo dell’animo umano. È quella dimensione spirituale che ci abita ma di fronte alla quale siamo come disarmati. È il limite che non possiamo superare e che solo attraverso i morti e l’umiltà possiamo sperare di incontrare.
Il Cristo Velato è coerente con tutto ciò e lo riassume.
Il velo che copre il Cristo è il limite che bisogna superare per accedere al mondo della trascendenza e del mistero. Quel velo ti spinge a superare il tuo limite. Devi cercare di vedere nel tuo inconscio, e nel profondo della tua anima, ciò che ti ostini a rimuovere
Anche la statua del Disinganno fa parte di questo percorso, descrive la fase successiva al Cristo Velato: l’uomo si può liberare solo dopo l’incontro con Cristo. Ha superato il suo limite e può accedere alla fase successiva: può liberarsi della rete che lo avviluppa.
Questa chiesa traccia un percorso. Così la volle il principe di Sansevero. Di ciò era consapevole.”
Rimasero ancora a discutere per molto. Carmine aveva loro aperto gli occhi. si congedò dicendo:” Non basta studiare l’arte solo dal punto di vista accademico. Bisogna anche penetrare l’anima profonda di chi l’ha generata. Altrimenti è incomprensibile.
Evelyn e Paul ringraziarono Carmine dicendo:”Torneremo, siamo solo all’inizio.”
Compresero che, in realtà, l’arte è una delle tante vie che conducono all’uomo.

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