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venerdì, Aprile 19, 2024

    Il calendario e i barbieri


    Gli appuntamenti più importanti e le principali ricorrenze  di famiglia fino a qualche anno addietro, con molta diligenza le annotavamo, scritte a matita, sul calendario appeso in cucina solitamente a fianco dei fornelli tra i santi del giorno, le fasi lunari, utili sia per portare serenate che per imbottigliare vino, e qualche antico, saggio proverbio. Eravamo lontani dall’immaginare che un giorno avremmo sostituito il vecchio e caro calendario di colore giallo  dei fratelli Carli di Oneglia con moderni e freddi compagni di viaggio dai quali non riusciamo più a separarci.  Stretti e branditi  costantemente nella mano come un trofeo, o malamente custoditi nella borsa di qualche signora fra chiavi di casa e costosi prodotti di bellezza,  con un trillo ci informano del compleanno di una vecchia zia o della scadenza di qualche bolletta.
    Fortunatamente però molti di noi apprezzano ancora quei calendari che, negandosi quasi totalmente alle immagine pubblicitarie di negozi e supermercati, ci propongono mese dopo mese l’illustrazione di fatti salienti della vita di enti o associazioni specialmente di volontariato oppure, con innegabile nostalgia  maschile, ci riportano al singolare e gradito regalo che in prossimità  delle feste di fine anno i barbieri della Caselle di allora, alcuni dei quali si stanno ora affacciando alla mia mente, riservavano ai loro migliori clienti soprattutto  adulti.
    Era una sottilissima bustina profumata contenente alcune paginette illustrate che piegate a metà e  assicurate da un sottile cordino colorato ricco di un civettuolo e un po’ ardito fiocchetto, diventavano un ambitissimo calendario da custodire gelosamente nel portafoglio. Insieme alla indicazione dei giorni feriali e festivi mostrava o permetteva di immaginare le grazie di giovani fanciulle, per l’occasione scarsamente vestite, che  si incaricavano di popolare i sogni di molti mariti ai quali erano poi puntualmente riservate sia la tagliente ironia che la bonaria comprensione delle consorti.
    Anche per il taciturno e quasi incomprensibile Battista con bottega prima in Via Carlo Cravero, dove successivamente Antonino Morabito per molti anni cucirà e risuolerà scarpe, e poi in Via Capucino, quel pensiero tra il segreto e il confidenziale costituiva il  miglior augurio di buone feste  ai propri clienti i quali, nel caso dello stanco ed apatico barbiere, riuscivano  quasi sempre a leggere interamente la “Domenica del Corriere”, illustrazioni del grande Walter Molino comprese, prima di potersi accomodare sulla vecchia poltrona girevole.
    Non molto diverso era il clima nel modesto salone di Via Torino quasi angolo Via Mazzini. Da  Michele, anziano barbiere  piccolo e tarchiato, viso pieno e rubicondo di  provenienza meridionale;  quando l’ho conosciuto si accomodavano ormai sempre meno persone finché  decise di cedere l’attività al giovane aiutante Agostino che la trasferì sempre in Via Torino di fronte alla chiesa di S. Giovanni.
    Sulla Via Leiny, tra Via Gibellini e Via Bianco di Barbania c’era il negozio di Gennaro, occhialuto e per la verità non simpaticissimo barbiere campano. Apparteneva alla primissima ondata immigratoria il cui  seguito, per anni ininterrotto, gli garantiva per  una sorta di comprensibile vicinanza campanilistica,  una sicura  e redditizia occupazione che Gennaro allocò successivamente nei pressi della stazione . Un giorno di tanti anni fa, mentre   con pettine e forbici rovistava tra la mia chioma giovanile  ancora nera e folta, con il suo solito severo approccio, mi informò che non avrei tardato a congedarla. Fu purtroppo un facile profeta.
    Il negozio di Rino anch’esso in Via Torino era accogliente ed elegante, certamente  vantava arredi di qualità superiore alla media scadente degli altri saloni di Caselle. Personaggio cordialmente furbo e cortese, disposto come  tutti i barbieri a fingere di non sentire i discorsi spesso banali dei clienti, fra un taglio di capelli ed una rasatura non era infrequente trovarlo  intento a litigare con qualche capricciosa imbastitura testimone dell’attività di sarto che Rino sapeva svolgere altrettanto bene.
    Alla sua corte prese confidenza con forbici e rasoio anche il futuro ciclone Gianni Mantovani, approdando poi con giovanile ed innovativa irruenza nei locali della tranquilla Via Roma dove iniziò  ad aggiustare e sfoltire con notevole perizia le abbondanti capigliature in uso negli Anni Sessanta, circondato dal crescente favore  del pubblico che del giovane coiffeur dimostrò presto di apprezzare anche le non comuni doti canore capaci di accompagnare per anni, e  portare  al successo non soltanto locale, il gruppo musicale  dei Bolds .
    In un recente filmato celebrativo , dopo tanti anni ho rivisto Gianni, il barbiere. Barba e capelli lunghi color della neve per un attimo mi hanno ingannato. Poi, con un pizzico di malcelata invidia, ho preferito pensare che non possono essere i segni di una malinconica resa; sono la migliore pubblicità per la sua ineguagliabile arte.

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