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martedì, Maggio 21, 2024

    La Giornata della Smemoratezza


    Il 27 gennaio di ogni anno si ricordano gli orrori dell’olocausto della seconda guerra mondiale. L’avvento del nazismo è ancora una ferita aperta per l’umanità. Ancora oggi se ne studiano nascita e sviluppo, e ci si interroga sul perché Hitler odiava gli ebrei al punto di organizzare e gestire il loro sterminio. Si cercano ancora le fondamenta dell’odio razziale. “La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme” è un libro del 1963 ancora attualissimo. Hannah Arendt, filosofa e scrittrice, aveva seguito il processo a carico di Eichmann. Questi, come tutti sanno, era uno dei funzionari del regime nazista, responsabile del trasporto di migliaia di ebrei verso i campi di concentramento. L’autrice è arrivata a una conclusione inaspettata: l’uomo può compiere azioni di malvagità inaudita senza essere responsabile e avere coscienza delle proprie intenzioni. Quello che emergeva dalla vicenda di Eichmann era il suo distacco dalla natura disumana delle sue azioni e dalle conseguenze che queste avevano. Il funzionario eseguiva gli ordini che gli venivano imposti, in modo superficiale e quasi automatico. Arendt descrisse Eichmann come mediocre e ordinario. L’uomo conduceva un’esistenza quasi banale. Banalità che applicava anche alle sue azioni, nonostante queste fossero causa di immenso male. L’assurda messa in pratica tecnologica della follia della “soluzione finale”, dell’annientamento di un popolo, lo sterminio degli ebrei e di tutti coloro che il regime considerava alieni: omosessuali, zingari, testimoni di Geova, antifascisti e dissidenti. Si calcola che nei lager nazisti morirono circa 17 milioni di persone, tra i quali 6 milioni di religione ebraica. Purtroppo, questo non fu l’unico genocidio, né il primo, né quello che ha realizzato il maggior numero di morti nella storia degli stermini dei popoli. La modernità occidentale si fonda su un altro genocidio, ormai praticamente dimenticato: quello dei nativi americani, 80 milioni di persone sterminate dalle armi e dalle malattie dei conquistatori europei, a partire dal 1492. Il Giorno della Memoria oggi non può essere un rito di purificazione da un male assoluto, ormai passato; non può riguardare solo la memoria di un’immane tragedia storica. Qui e ora rivivono elementi di quel male e di quella storia contro i quali bisogna ancora lottare. Non solo il ritorno in Italia e Europa di organizzazioni che sempre più esplicitamente hanno il nazismo e il fascismo come riferimento ideologico, mietendo consenso tra i più giovani; ma anche le guerre, la corsa agli armamenti, le pulizie etniche, i lager che in gran parte del pianeta citano direttamente o indirettamente quell’orrore infinito. Dalla Siria al Myanmar, dalla Palestina alla Libia, dal Congo all’Eritrea, dai naufragi dei disperati nel Mediterraneo ai profughi congelati lungo le rotte dei Balcani: questi giorni del nostro presente saranno i giorni della memoria dei nostri figli domani. E alla nostra generazione sarà chiesto, com’è stato fatto con chi si è girato dall’altra parte dei fumi neri dei camini dei lager: -Ma voi dove eravate?-
    Siamo qui, impotenti, mentre la Giornata della Memoria 2023 cade in un momento storico assai particolare: c’è una guerra, per il momento limitata al territorio ucraino, ma che viene continuamente foraggiata con mezzi bellici sempre più potenti dagli U.S.A. e dai Paesi U.E, compreso il nostro, purtroppo. Una guerra alimentata da politici avidi, succubi della potente industria delle armi; una guerra che sta scivolando tragicamente verso l’utilizzo di ordigni nucleari. Oggi ci si ricorda del genocidio degli ebrei, ma ci si dimentica della devastazione di Hiroshima e Nagasaki. E ci si dimentica che esistono, ancora oggi, campi di concentramento ovunque: in Corea del Nord come in Cina, dalle colonie penali australiane all’inferno libico, sino agli Stati Uniti d’America. Oggi come 80 anni fa, milioni di persone sono private della loro libertà per motivi politici, etnici e religiosi. Rinchiusi in strutture detentive in cui non esiste l’ombra di diritti umani. Pensate che mentre noi ricordiamo gli orrori di 80 anni fa milioni di persone, in tutto il mondo, questa mattina si sono svegliati vivendo quello stesso orrore. L’hanno vissuto ieri e lo vivranno domani. Nel Giorno della Memoria dovremmo ricordarci anche di loro. La banalità del male persiste e vegeta in decine di potenti, che non hanno coscienza delle proprie azioni. Questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, perché implica che questo tipo di criminale, commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi che agisce male.

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    Ernesto Scalco
    Ernesto Scalco
    Sono nato a Caselle Torinese, il 14/08/1945. Sposato con Ida Brachet, 2 figli, 2 nipoti. Titolo di studio: Perito industriale, conseguito pr. Ist. A. Avogadro di Torino Come attività lavorativa principale per 36 anni ho svolto Analisi del processo industriale, in diverse aziende elettro- meccaniche. Dal 1980, responsabile del suddetto servizio in aziende diverse. Dal '98 pensionato. Interessi: ambiente, pace e solidarietà, diritti umani Volontariato: Dal 1990, attivista in Amnesty International; dal 2017 responsabile del gruppo locale A.I. per Ciriè e Comuni To. nord. Dal 1993, propone a "Cose nostre" la pubblicazione di articoli su temi di carattere ambientale, sociale, culturale. Dal 1997 al 2013, organizzatore e gestore dell'accoglienza temporanea di altrettanti gruppi di bimbi di "Chernobyl". Dal 2001 attivista in Emergency, sezione di Torino, membro del gruppo che si reca, su richiesta, nelle scuole.

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