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martedì, Maggio 21, 2024

    Climbing Iran: un film documentario per raccontare la “Resistenza” delle donne iraniane

    ANPI e 80 anni di Resistenza

    Nella sala polifunzionale di Via Bona a Caselle è stato proiettato il film documentario Climbing Iran della regista Francesca Borghetti e a seguire un dibattito sulla situazione delle donne iraniane. Una serata tutta al femminile nella quale sono intervenute alla discussione: Giuliana Aghemo Vicesindaco della Città di Caselle torinese, Valentina Cera consigliere delegato alle Pari Opportunità della Città Metropolitana di Torino, Giovanna Pentenero Assessore al Lavoro della Città di Torino, e Nadia Bergamini giornalista de La Stampa. La serata è stata organizzata dalla sezione ANPI di Caselle-Mappano e presentata dalla Presidente Giusy Chieregatti. La Pentenero ci ricorda che “bisogna parlarne e tenere alta l’attenzione”, la Cera aggiunge che “le donne iraniane sono un esempio di Resistenza a cui appellarsi” e tutte sono state concordi sull’importanza di far sentire loro la nostra vicinanza. L’avvocato Giuliana Aghemo ci racconta che proprio il 24 Marzo ricorre la giornata degli “avvocati in pericolo”: minacciati, imprigionati, perseguitati per aver svolto la propria professione.Il film documentario Climbing Iran, girato tra il Trentino Alto Adige, la città di Theran e le falesie iraniane, ci racconta la ricerca di libertà della climber iraniana Nasim Esqhi attraverso l’arrampicata e la montagna. L’unica donna capace di “aprire nuove vie” sulle montagne iraniane. La climber spiega: ”In città accetto le regole di condotta, ma qui in montagna è diverso. Non ha importanza se sei ricco o povero, nero o bianco, iraniano o italiano, uomo o donna. La gravità attira tutti giù con la stessa forza. E questo mi ha dato un grande senso di libertà e uguaglianza”. Il progetto del film, oltre che testimoniare la condizione delle donne iraniane attraverso il racconto di Eshqi, è filmare la climber mentre apre una nuova via sulle Alpi, con l’aiuto di Gianni Trepin, alpinista trentino.  La condizione di oppressione della donna nella Repubblica islamica dell’Iran torna di forte attualità con il caso di Masha Amini, deceduta qualche giorno dopo il suo arresto a causa di percosse. La ragazza ventiduenne curda è stata arrestata il 13 Settembre 2022 dalla polizia morale di Theran, per aver indossato in modo scorretto l’Hijab o velo islamico, che pare fosse troppo allentato. La morte di Masha Amini ha suscitato indignazione e una serie di proteste costate più di cinquecento vite e quasi ventimila arresti. Una notizia ANSA del 31 Marzo riporta una dichiarazione del Ministero dell’Interno di Theran: ”Il velo è fondamento di civiltà, resta obbligatorio. Nessuna tolleranza”. La Sharia, legge sacra islamica, impone alle bambine compiuti i nove anni d’indossare l’Hijab per coprire i capelli e il collo. Le donne che non indossano il velo rischiano: multe, detenzioni, frustate, torture e nei casi più drammatici la vita. Nasim Eshqi in una intervista del mese scorso su Rainews ha dichiarato: “Non mi è mai piaciuto indossare l’hijab mentre faccio sport perché lo trovo pericoloso, sia quando gareggiavo per il kickboxing che per l’arrampicata, e poi perché non volevo essere uno strumento di propaganda per la religione islamica, perché non l’ho mai voluta sposare come religione, è oppressiva per le donne. Non tornerò in Iran perché se torno là con il film e ora il podcast che mi è stato dedicato, sarebbe la via diretta per la prigione, quindi non voglio andare in prigione ed essere zittita, voglio che la mia voce sia ascoltata”.
    Nasim Eshqi, che oggi vive in esilio in una località segreta, continua a praticare e insegnare il climbing: un perfetto sport di “Resistenza”.

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