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sabato, Luglio 13, 2024

    ANPI, per il Giorno della Memoria 2024

    Per il Giorno della Memoria, la sezione ANPI di Caselle e Mappano ha presentato la serata “Memoria”.
    La ricorrenza del 27 gennaio, Giorno della Memoria, è stata istituita in Italia con la Legge 211 del 2000 “in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

    “ L’ANPI rimane fedele al giuramento di Mauthausen, incentrato sui valori della pace, della libertà e della giustizia sociale “– dichiara la presidente Giusy Chieregatti- ”Da questo deriva la solidarietà internazionale ben presente nella nostra memoria, ed è per questo che l’associazione ANPI è da sempre impegnata nella ricerca della costruzione del dialogo, del cessate il fuoco e delle trattative diplomatiche al fine di realizzare l’obiettivo fondamentale: la pace.“

    Chieregatti e il sindaco Giuseppe Marsaglia, intervenuto in apertura di serata, hanno ricordato Piero Martin presidente onorario della sezione ANPI casellese, recentemente scomparso. Martin fu, durante gli anni della guerra e della Resistenza, giovane testimone della fucilazione dello zio avvocato Vincenzo Boschiassi a Traves.
    Nel corso della serata è stato proiettato il video “Il viaggio della memoria” che testimonia il viaggio della sezione ANPI Santina Gregoris di Caselle al memoriale di Auschwitz, in occasione dell’ottantesimo anniversario della Resistenza.
    Il tema centrale della seconda parte della serata è stato “Il canto di Ulisse”, tratto dal libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Alla lettura del brano, a cura di Andrea De Venuto e Debora Parisi, è seguito il commento letterario del Professore Enrico Mattioda, docente del dipartimento studi umanistici di Torino.
    “Il canto di Ulisse” narra la storia dell’amicizia di Levi con Jean, detto Pikolo, entrambi prigionieri ad Auschwitz. Una mattina i due erano di corvée per il trasporto del rancio, una marmitta di cinquanta chili retta da due stanghe di legno che doveva essere ritirata a un chilometro di distanza: un duro lavoro che, tuttavia “comportava una gradevole marcia di andata senza carico”. Pikolo aveva “scelto accortamente la via in modo che avremmo fatto un lungo giro, camminando almeno un’ora, senza destare sospetti”.

    “Ecco, attento Pikolo, apri gli orecchi e la mente, ho bisogno che tu capisca:

    Considerate la vostra semenza:
    Fatti non foste a viver come bruti,
    Ma per seguir virtute e conoscenza.

    Come se anch’io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono. Pikolo mi prega di ripetere. Come è buono Pikolo, si è accorto che mi sta facendo del bene. O forse è qualcosa di più: forse, nonostante la traduzione scialba e il commento pedestre e frettoloso, ha ricevuto il messaggio, ha sentito che lo riguarda, che riguarda tutti gli uomini in travaglio, e noi in specie; e che riguarda noi due, che osiamo ragionare di queste cose con le stanghe della zuppa sulle spalle“.
    Attraverso il Canto di Ulisse, Levi recupera quell’umanità e quella dignità sistematicamente negate nel campo di sterminio e testimonia che il recupero della memoria è condizione essenziale della conoscenza.

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