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lunedì, Giugno 17, 2024

    Transumanze

    Non è cosa di tutti i giorni avere notizia della nascita di un nuovo giornale. In particolare, di un nuovo giornale su carta stampata, quando, secondo alcuni, il destino delle pubblicazioni su carta è quello della sparizione. È quindi con grande piacere che presentiamo Transumanze, la nuovissima pubblicazione, a cadenza trimestrale, delle Pro Loco di Abruzzo.  La sua imminente uscita era stata preannunciata, proprio da noi a Caselle, nell’incontro GEPLI di un anno fa. A settembre, in attesa del disbrigo delle pratiche burocratiche di registrazione al Tribunale, era uscito il numero zero. Ora a marzo è stato stampato il numero 1, di cui riportiamo copertina e indice degli articoli.
    A spiegare il significato dell’evocativo nome della testata è il professore Gabriele Di Francesco, docente all’Università di Chieti/Pescara e direttore responsabile della testata.

    Transumanze
    Transumare, attraversare, transitare per terre e suoli, andare, girare, volgersi, andare e tornare: di animali ma soprattutto di popoli, di genti, di nazioni, di uomini infine. Un percorso primordiale connaturato all’essenza umana, fatta di infinite ricorrenti migrazioni, di curiosità, di visioni, aspettando sorprese oltre il filo dell’orizzonte impastato d’humus e di sudore, di crescita e di ricerca di sé e di altro da sé sotto la spinta della speranza, della fame di conoscenza e di sacro.
    La transumanza è un’antica pratica della pastorizia che consiste nella migrazione stagionale del bestiame nel Mediterraneo e nelle Alpi. Si tratta di una tradizione che affonda le sue radici nella preistoria e che si sviluppa in Italia anche tramite le vie erbose dei “tratturi” che testimoniano, oggi come ieri, un rapporto equilibrato tra uomo e natura e un uso sostenibile delle risorse naturali.
    Nel 2019 l’Unesco l’ha inserita nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale, riconoscendone il valore sulla base di una candidatura transnazionale presentata da Italia, Austria e Grecia. La transumanza, uno dei metodi di allevamento del bestiame più sostenibili ed efficienti, è anche razionalmente una riflessione sugli equilibri ecologici, sul rapporto simbiotico tra uomo e animale. È infine coscienza dell’imponderabilità del destino, sentimento espresso nel pervasivo senso del sacro che animano ancora oggi i “riposi”, i luoghi di sosta – già mitologici tributi all’Ercole custode e pastore delle mandrie di Gerione – oggi dedicati a San Michele, a San Rocco, a San Nicola lungo il cammino.
    Transumare è peraltro un viaggio comunitario, alla scoperta di una identità sociale che ha molte facce, molti simboli, molti tratturi su cui respirare e incontrarsi, avvicinando altre genti sconosciute, talora con diffidenza e timore, quindi scambiando il sale delle conoscenze che fomenta l’aggregarsi, la fusione dei gruppi sociali, lo scambio di beni, competenze, abilità e tecniche relative a tutti i tipi di artigianato e produzione alimentare.
    Transumare è un percorso faticoso, spesso fatto di stenti, ma anche di ricchezze, alla scoperta del gran libro del mondo e dell’universale.
    Le transumanze pongono in evidenza l’importanza culturale dell’interscambio di tradizioni che hanno modellato le relazioni tra comunità, animali ed ecosistemi, dando origine a riti, feste e pratiche sociali che costellano l’estate e l’autunno, segni di ricorrenze che si ripetono da secoli con la ciclicità delle stagioni in tutte le parti del mondo.
    Ancora oggi i pastori all’inizio dell’estate si trasferiscono sui pascoli e sugli stazzi dell’Appennino Abruzzese, sistemando le greggi nei procoi, recinti di reti all’aperto. In inverno scendono nelle capanne e sui pascoli della Maremma romana o del Tavoliere di Puglia.
    Vivere in transumanza è anche trasmettere uno specifico know-how identitario alle generazioni più giovani, attraverso le attività quotidiane, garantendo la vitalità delle pratiche e dei pensieri. È infine anche turismo culturale esperienziale, per apprendere modi e stili di vita.
    Transumanze è dunque tutto questo, ma vuole anche testimoniare lo spirito – certo tutto abruzzese – e il coraggio di chi su ben altri sentieri ha condotto la sua vita, verso inesplorati e lontani lidi tentando la sorte. Emigranti mai più tornati, altri che hanno fatto fortuna, altri ancora (Ennio Flaiano, John Fante, Sergio Marchionne tanto per citarne alcuni) che hanno mostrato l’ingegno della nostra terra.
    Di tutto questo e di ogni altra forma di abruzzesità, attraverso la voce delle Pro-Loco, da queste pagine si intende infine dare testimonianza.

    Gabriele Di Francesco

    Nell’indice del numero 01/2023:

    – Pro Loco storiche: Campli, Pro Loco aperta

    – La Sagra della Porchetta giunta nel 2022 alla 51ª edizione

    – Pro Loco storiche: Civita d’Antino

    – San Salvo e l’infiorata all’uncinetto

    – Il Carnevale castiglionese

    – La Štorie: canto carnascialesco in versi dialettali

    – La Tradizione dei talami di Orsogna

    – L’Abruzzo visto da fuori: la regione nello sguardo di Gadda e Piovene

    – Il culto di Santa Scolastica a Corropoli

    – Un’ancestrale via e l’attacco delle enormi formiche

    – Il cammino dei Saraceni

    – Dalla viva voce del popolo: Emiliano Giancristofaro

    – L’Aquila Capitale della maldicenza agnesina

    – Lu Sande Martine

    – La Cantina Sociale San Nicola

    – Il Servizio Civile Universale (SCU)

    – Vale ancora la Legge 398/1991 per le Pro Loco iscritte al RUNTS?

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    Paolo Ribaldone
    Paolo Ribaldone
    Dopo una vita dedicata ad Ampere e Kilovolt, ora dà una mano a Cose Nostre

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