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giovedì, Febbraio 29, 2024

Pompei: la vita sepolta dalla cenere

Secondo la tradizione mitologica Pompei sarebbe stata fondata da Eracle al suo ritorno dalla Spagna e dopo aver fatto sfilare i buoi sottratti a Gerione in un corteo trionfale (pompa). Dalle fonti archeologiche e letterarie invece, veniamo a conoscenza che furono gli Osci, antica popolazione di origine campana dell’VIII secolo a. C., a far  nascere la città. Successivamente Pompei divenne un possedimento in mano a gente di origine greca e dopo ancora finì sotto il controllo degli Etruschi. Strabone, geografo greco, narrò che gli Osci occupavano sia Neapolis sia Pompei e che quest’ultima fu in seguito presa dai Tirreni (gli Etruschi appunto), dai Pelasgi e in ultimo dai Sanniti. La sua posizione strategica a lato del fiume Sarno, che a quel tempo era navigabile, faceva di Pompei un territorio particolarmente favorevole allo stanziamento di varie popolazioni. Inoltre l’interesse nei confronti della città campana veniva incrementato dal fatto che il territorio era molto fertile e permetteva la produzione di vino, olio, lana e grano. Plinio il Vecchio, storico naturalista romano morto durante l’eruzione, esaltava alcune prelibatezze della zona tra cui il garum, una salsa di pesce prodotta in città.
Il dominio etrusco durò fino alla battaglia di Cuma del 474 a.C. quando Pompei cadde in mano dei Greci. Ma già nel 425 a.C. la città veniva occupata dai Sanniti i quali mantennero la loro influenza fino agli inizi del III secolo a.C. quando vennero sconfitti dai romani. Sotto Roma, Pompei mantenne la propria autonomia per quanto riguarda le istituzioni e la lingua usata in cambio della fornitura di navi e soldati durante eventuali guerre. Questo periodo di parziale indipendenza alla corte di Roma coincise con un periodo di fermento sotto l’aspetto economico ed edilizio. L’alleanza con Roma andò in frantumi agli inizi del I secolo a.C. quando Pompei, insieme ad altri centri campani, tentò di ribellarsi al dominio capitolino ma dovette cedere all’assedio condotto da Silla nell’89 a.C. La città subì l’occupazione dell’esercito romano e nell’80 a.C. fu ridotta a tutti gli effetti a colonia con il nome di Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum. Dopo la riduzione a colonia, Pompei assunse l’aspetto tipico di un centro urbano romano, con la costruzione di grandi edifici pubblici, con lo sviluppo di botteghe di vario tipo e con l’edificazione di tipiche ville nobiliari. La città si espanse oltre le cinta murarie originali e divenne un centro commerciale di riferimento nella regione.
Nel 62 d. C. Pompei era in piena espansione quando un violento terremoto la colpì insieme a molte altre città campane. I lavori di ricostruzione degli edifici colpiti dal sisma erano ancora in corso quando il 24 agosto del 79 d.C. l’intera città venne completamente sepolta dai materiali piroclastici provenienti da un’eruzione del Vesuvio. Dopo l’eruzione l’intero abitato si trovò sotto una coltre di pomice e di cenere dello spessore di 4 o 5 metri. Con il trascorrere del tempo sopra questa coltre si depositarono strati e strati di humus che resero l’area nuovamente fertile portando all’installazione di sporadici agglomerati rustici, che però non avevano nulla a che vedere con una vera e propria rifondazione della città. Tutta l’area vesuviana fu in realtà abbandonata dalla presenza umana, venne ricoperta da una fitta vegetazione e le zone attorno al fiume Sarno divennero paludose.
Le prime testimonianze riguardanti la scoperta dei resti dell’antica Pompei risalgono alla fine del Cinquecento e furono rinvenimenti del tutto casuali dovuti all’aumento demografico di Napoli e alla conseguente costruzione di un canale che avrebbe dovuto far convogliare le acque dal Sarno ai mulini di Torre Annunziata. Per assistere a scavi sistematici bisognerà attendere il 1748, quando la scoperta di Pompei avveniva di pari passo a quella di Ercolano e degli altri centri vesuviani sepolti. A inizio Ottocento con l’occupazione francese del regno di Napoli si ebbero nuovi impulsi alle attività di indagine e recupero dei reperti grazie soprattutto al profondo interesse culturale di Carolina Bonaparte, moglie di Gioacchino Murat. Con il ritorno dei Borboni sul trono di Napoli il progetto di recupero archeologico di Pompei subì una  battuta d’arresto che riprese solo all’indomani dell’Unità d’Italia. Il periodo più florido per Pompei fu dai primi anni Venti fino agli anni Sessanta del Novecento quando si procedette sia al dissotterramento stratigrafico (tecnica secondo la quale si procedeva a levare gli strati orizzontali di terreno dall’alto verso il basso) sia alla colata di gesso nelle impronte lasciate sulla cenere.
Se l’eruzione ha determinato la fine di Pompei, al contempo ne ha preservato gli edifici e il tessuto urbano nel suo complesso, consegnando ai posteri tutta una serie pressoché intatta di elementi che ci ha permesso di venire a conoscenza di vari aspetti della vita quotidiana e di ricostruire la storia di questo tesoro unico al mondo.

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