Storie di ricerca e di donne

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Doveroso iniziare con un caloroso ringraziamento a chi ha contribuito alla riuscita dell’ “Azalea della Ricerca”, dedicata alla prevenzione, ricerca e cura dei tumori femminili. In una domenica di maggio, un pallido sole prima, più piacevole e caldo poi, ci ha permesso di smaltire tutte le coloratissime e tantissime azalee nel giro di poco. Quindi, un grazie speciale a: Don Claudio, l’Amministrazione Comunale, tutti i volontari e coloro che regolarmente e costantemente come noi ci credono e danno un contributo che è stato interamente versato ad A.I.R.C., l’Associazione Italiana Ricerca Cancro.

Ci lusinga sapere, e lo estendiamo a tutti, che siamo una delle piazza più “vecchie” del Piemonte e Valle d’Aosta. Non ci fermeremo e, finché sarà possibile, ci saremo e poi speriamo che qualcuno raccolga il testimone e vada avanti. Non dobbiamo fermarci perché, nonostante l’avanzare della ricerca, il cancro è sì più curabile ma è in continua progressione, con ancora poca prevenzione, poca consapevolezza che alcuni semplici controlli potrebbero evitarci amare e tardive sorprese.

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Parlarne quindi, raccontare e ascoltare, sollecitare i nostri medici di base (alcuni molto attenti altri…meno), a fare il possibile per arrivare “in tempo”.

Pochi giorni dopo l’evento in Piazza Boschiassi è iniziato il Salone del Libro, al Lingotto, mi sono ritrovata, il giorno in cui era presente Michela Murgia, in un lungo serpentone due ore prima della sua conferenza che si snodava fra gli stand dell’Oval. Mi sono intrufolata con il pass e ho ascoltato alcuni passaggi: il suo parlare in modo enfatico quasi euforico non può lasciare indifferenti. Ascoltarla mi ha lasciato un senso del tempo che va oltre il presente, quello che ti fa mordere la vita fino alla fine, calare ogni maschera.

Si potrebbe discutere sul modo di affrontare quest’ultimo capitolo, di questo è assolutamente convinta, sulla forza e sul senso della condivisione, sugli insegnamenti, sui paragoni che nascono spontanei con le nostre esperienze personali, dirette e indirette. Si può differire dal livello di spettacolarizzazione e di coinvolgimento, “dal fine giustifica i mezzi”, a “fa che la morte mi trovi vivo/a” e questa è sicuramente la considerazione più significativa quando arriviamo davanti a certe sentenze. Mi viene da fare un paragone come quando si parte per una salita e le gambe sembrano non reggerci, abbiamo il timore di non arrivare sulla cima, il nostro traguardo, quello che ci siamo prefissati, che ci ricorderemo sempre e ogni volta ci diciamo che potrebbe essere l’ultimo.

Potremmo invece decidere che siamo stanchi e preferiremmo rinunciare alle sue emozioni ma anche alla stanchezza che potrebbe procurarci. Di fronte alla malattia questi sono i due atteggiamenti che spesso si presentano, che scegliamo di assumere, difficili da prevedere e ancora più difficili da modificare, ma possono fare la differenza per noi e per le persone che di noi si prendono cura.

In contemporanea alla Murgia in uno stand lì vicino, ironia della sorte, c’era Conchita De Gregorio, capelli corti in fase di leggera crescita dopo avere sconfitto la malattia, affrontata in modo più discreto, da combattente che preferisce buttarsi nella lotta di un obiettivo comune anziché personale. Senza mancare alcuni riferimenti, non troppo privati, parlarne senza approfondire, trarre forza dalla guarigione e con stimoli sempre maggiori per andare avanti. Sempre incisiva e passionale, Conchita ha affrontato il tema del presente con le sue povertà di contenuti e di cultura, la deriva a destra, le responsabilità mancate verso le nuove generazioni. Uno spirito indomito, condivisibile o meno, ma mai banale.

Storie di donne, abituate a non arrendersi mai, con i loro mezzi, fino alla fine, per sé e per gli altri.

Tornando agli eventi dedicati alla ricerca…alla prossima, con le Arance della Salute, ultimo sabato di gennaio 2024.

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Nata a Ciriè il 20/11/1955 Giornalista pubblicista inizia a scrivere su Cose Nostre e altri giornali locali da inizio anni 90 su temi legati all'ambiente. L'interesse e la passione per la botanica sono il motivo conduttore principale dei suoi scritti e delle sue attività. Con l'Associazione Vivere il Verde inizia la manutenzione del giardino del vecchio Baulino a Caselle, durata 20 anni, coinvolgendo la scuola primaria locale. L'attività editoriale collegata ha permesso la partecipazione al circuito Gran Tour del comune di Torino e la collaborazione con Gardenia. "Emozioni saperi sapori..... " è un progetto che sta prendendo forma sul web e sui social: partendo dalle "verdi" emozioni si arriva in cucina con i saperi della tradizione per esprimere i sapori che ne derivano.

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