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martedì, Aprile 16, 2024

     Hiroshima, tra storia e memoria 

    “Persone dal valore inestimabile e persone la cui utilità consiste nel dimostrarmi che i miei valori sono diversi: grazie a tutti”, Anja Wenger

    Questa volta con Anja Wenger andiamo a cercare “gli alberi sopravvissuti” gli hibaku jumoku.

    Sul finire della seconda guerra mondiale, il 6 agosto 1945, Hiroshima divenne la prima città della storia ad essere obiettivo di un attacco nucleare. La memoria della devastazione e della sofferenza causata dalla bomba atomica è custodita nel Parco della Pace, all’interno del quale si trova il Museo della Pace con reperti ed immagini ad alto impatto emotivo.
    Davanti al museo si trova il monumento dedicato a Sadako Sasaki, una bambina morta a soli 12 anni per una leucemia causata dalle radiazioni della bomba. Secondo una leggenda giapponese, se si realizzano 1000 origami a forma di gru si può esprimere un desiderio e farlo avverare. La bambina iniziò a intrecciare fogli colorati senza sosta, ma morì senza aver raggiunto il suo obiettivo.
    Tra il verde dei prati e degli alberi del Parco della Pace spunta la cupola dell’A-Bomb Dome, l’unico edificio rimasto in piedi durante la detonazione che ha raso al suolo la città. Era una sala d’esposizione industriale e la cupola Genbaku non è stata volutamente restaurata per mantenere il ricordo. L’A-Bomb Dome è stato dichiarato Patrimonio Umanitario dell’Unesco per il suo grande valore simbolico e umano.
    La ricostruzione della città iniziò subito dopo la fine della guerra: in poco tempo ritornò ad essere un importante centro economico del Giappone, ricco di vitalità e portabandiera nella lotta alla proliferazione delle armi nucleari nel mondo.
    Giardini Shukkeien
    Una oasi verde nel cuore della città è sicuramente rappresentata dai Giardini Shukkeien, il cui nome tradotto letteralmente dal giapponese significa “scenario rimpicciolito”.
    Il giardino venne commissionato nel 1620 da Asano Nagakira, governatore della provincia dove si trova Hiroshima. La realizzazione del giardino fu affidata a un anziano servitore del governatore, Ueda Soko, noto maestro delle cerimonie. La sua grande maestria ha dato origine a un luogo d’incanto, dove viene riproposto, in miniatura, un vero e proprio mondo verde fatto di valli, foreste e laghi.
    Questo parco fu chiuso al pubblico fino al 1940 e durante la seconda guerra mondiale divenne un luogo di rifugio per gli abitanti della città, ma la violenta detonazione dell’agosto ’45 non lasciò scampo alla vegetazione di questo parco. La fitta nube di cenere che si levò dall’esplosione bruciò tutti gli alberi e i cespugli e le costruzioni intorno al laghetto furono profondamente danneggiate. I Giardini Shukkeien furono sottoposti a un lungo periodo di ristrutturazione e finalmente negli anni ’50 riaprirono al pubblico, dando un grande segnale di speranza e di rinascita a tutti gli abitanti di Hiroshima.
    Hibaku jumoku, gli alberi sopravvissuti.
    Dopo la bomba che ha distrutto Hiroshima, Harold Jacobsen, scienziato del Manhattan Project sostenne che i luoghi colpiti sarebbero rimasti senza forme di vita per 75 anni. Ma la natura è sorprendente, già nella primavera successiva iniziarono a spuntare dei germogli ad alberi che si trovavano a poca distanza dall’epicentro dell’esplosione.

    Adesso quegli alberi sono registrati ufficialmente come “alberi colpiti dalla bomba atomica”: sono chiamati hibaku jumoku, ossia albero sopravvissuto, e sono tutti identificati con una apposita targa. A Hiroshima sono circa 170 di 32 specie differenti. L’albero più vicino alla zona dell’esplosione è un salice piangente, rinato dalle sue radici dopo essere stato quasi completamente distrutto.
    L’isola di Miyajima
    Luogo sacro di fronte alla città di Hiroshima immerso nella natura e considerato tra i paesaggi più belli del Giappone, Il santuario sull’isola è stato costruito in parte sul mare in uno scenario che cambia in base all’alta e bassa marea. Miyajima è uno dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
    Sull’isola girano liberi numerosi cervi che si possono vedere anche sulle spiagge; essendosi abituati alla presenza delle persone alcuni di loro si lasciano avvicinare senza problemi.
    Il Santuario Itsukushima, sull’isola, è uno dei luoghi più suggestivi di tutto il Giappone, si tratta di un santuario dedicato a tre divinità scintoiste.
    Appena si arriva sull’isola di Miyajima l’occhio è attratto dal cancello torii, tradizionale portale d’accesso, uno dei simboli della cultura giapponese staccato dal resto dell’edificio che sembra galleggiare sull’acqua. Il portale è stato costruito insieme al resto del complesso nel XII secolo, ma quello che si trova oggi è una ricostruzione che risale al 1875.
    Quando c’è la bassa marea le acque si ritirano lasciando la possibilità di avvicinarsi al torii per ammirarne tutta la sua grandezza; attraversato il portale ci si trova davanti all’edificio del santuario vero e proprio, una serie di strutture a palafitta unite da passerelle coperte da tetti di paglia e circondate da edifici associati allo scintoismo e al buddismo. La struttura interna è composta da una pagoda a cinque piani e da una pagoda a due piani, alcune sale di preghiera e da un centro di teatro Noh, risalente al 1590, espressione di una forma di teatro originaria del XIV secolo.
    L’isola si chiamava originariamente Itsukushima, proprio come il santuario, ed era considerata un’isola sacra, per cui per molto tempo è stata chiusa al pubblico. Visto il grande successo riscosso dal santuario l’isola ha aperto le porte ai fedeli, che venivano appositamente per visitare questo particolare luogo di culto, e ha cambiato il suo nome in Miyajima, che in giapponese significa appunto “isola del santuario”.
    L’isola di Miyajima, con il Monte Misen, sono venerati dai giapponesi dal VI secolo. L’isola era quindi già considerata sacra prima ancora che venisse costruito il santuario voluto da Taira no Kiyomori, all’epoca uno degli uomini più potenti in Giappone, che nel 1168 decise di farlo costruire per onorare il suo clan e la sua famiglia. Lo stile architettonico è quello della tarda epoca Heian, con l’uso del colore vermiglio e la costruzione dei tetti in paglia. L’edificio fu pensato per raccogliere i pellegrini in un luogo vicino all’isola sacra, ma senza farli entrare in contatto con la sua natura incontaminata.

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    Giovanni Cravero
    Giovanni Cravero
    Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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