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Comune di Caselle Torinese
domenica, Febbraio 25, 2024

L’ultima processione

1Luglio, come sosteneva il mio corregionale Peppino Marotta, è il mese del sonno e delle mosche. Ed è anche il mese del grande caldo. Chi può, magari soltanto per lo spazio di un fine settimana, si accomoda sulle spiagge nostrane, oppure con maggior tempo e maggiori risorse a disposizione si avventura in paradisi lontani nel nome di una ritrovata normalità che consentendo finalmente di abbandonare paure reali, vaccini assortiti e fastidiose mascherine, ci consegna nuovamente a questo immancabile appuntamento estivo come al risveglio dopo un brutto sogno.
Altri tempi quando noi giovanissimi nel pieno della calura ci offrivamo al sole pallido di casa nostra tentando di abbronzarci gratuitamente sulle spiagge della Stura nelle cui onde, improbabili Tarzan, ci tuffavamo lanciandoci da improvvisati e pericolosi trampolini di pietra.
Ora, una mosca più insistente delle altre, ignorando i miei adulti, pazienti tentativi di scostarla, e soprattutto la non trascurabile circostanza che insistere a Caselle può esserle fatale, continua a volteggiarmi intorno.
Chissà. Vorrà ricordarmi che giugno è appena passato, che il nostro sindaco ha festeggiato il primo compleanno del suo nuovo mandato circondato dalle solite immancabili promesse ai cittadini e dai tanti noti problemi che, custoditi per anni nei sicuri cassetti del palazzo, hanno atteso pazientemente il suo ritorno.
Oppure vorrà ricordarmi che esattamente a giugno di trentotto anni fa, sull’assolata piazza Boschiassi appositamente allestita per l’imminente sacra celebrazione, le due realtà religiose dell’allora comune di Caselle, dando il benvenuto ad un giovane Don Claudio, sancivano l’unificazione delle due parrocchie dalle quali si congedavano per sempre l’arciprete Don Miniotti per raggiunti limiti di età, e l’ancora giovane Don Benente arrivato alla parrocchia di Santa Maria nel giugno del ’55 per sostituire l’ormai vecchio e polveroso canonico Don Rossetti.
Era l’atto conclusivo che esauriva la lunga epoca delle due chiese, dei due oratori e soprattutto dei due schieramenti di fedeli caratterizzati dalla marcata appartenenza territoriale che, se non fosse troppo irriverente, potremmo oggi definire tifosi di due squadre ostinatamente impegnati a difendere i propri colori evitando religiosamente di amarsi e perciò di cercare possibili occasioni di cammino comune.
Faceva eccezione, e per l’occasione vi confluivano congiuntamente fede e risorse, la festività del Corpus Domini celebrata solennemente nel giovedì di giugno dopo la Pentecoste con una processione interparrocchiale della quale ad anni alterni le due comunità assumevano l’onere della responsabilità religiosa e della organizzazione logistica.
Si trattava di un lunghissimo e variegato corteo, eccezionalmente diurno. La filarmonica, che per noi era semplicemente “La” musica, occupava i primi posti della sfilata. Diretta dal maestro Giuseppe Campasso prematuramente scomparso, accompagnava canti e lodi che avevano il pregio di risultare incomprensibili sia per le parole scarsamente popolari che per l’inevitabile discordanza tra voci e strumenti musicali.
Seguivano le bambine con l’abito della prima comunione già simile, e vagamente augurale, a quello delle spose. Anch’esse presenti, in compagnia dei loro mariti, dopo la vittoriosa lotta con l’abito nuziale indossato nei mesi precedenti e diventato improvvisamente troppo stretto, finalmente potevano farne di nuovo faticoso, seppur breve, sfoggio precedendo il lussuoso e ricamato baldacchino sorretto da volontari compunti e accaldati sotto il quale il parroco reggeva, mostrandolo alla folla, il simbolo della religiosa ricorrenza.
Dietro, prima delle altre autorità locali i priori della festa, solitamente coniugi presenti alle normali funzioni religiose, erano per l’occasione anch’essi addobbati a festa, comprese le iniziali in oro del nome appuntate sulla cravatta dell’uomo e la fresca arricciatura della signora. Reggevano pesanti candele accese evitando con fatica che la cera sciolta provocasse dolorose ustioni alle mani, mentre già pensavano all’abituale rinfresco da offrire alla banda nei locali dell’oratorio.
La folla dei fedeli con i bambini muniti di fiori o petali di rosa chiudeva la lunga sfilata che, attraversate le strade di Caselle secondo la rigorosa competenza territoriale delle due parrocchie, si avviava in chiesa per la conclusione dell’evento.
Ora, nuovamente nel mese di giugno, consegnata definitivamente alla memoria anche l’ultima processione del Corpus Domini, e senza particolari clamori, la unificata comunità religiosa di Caselle sta vivendo un nuovo passaggio spirituale.
A Don Claudio, che con diverso e meno oneroso incarico continua a rimanere tra noi, un grazie sincero che vale più di mille complimenti.
E domani sarà agosto. Torneremo a sentir parlare di spiagge brulicanti, di autostrade rincarate e gremite, di tormentoni musicali che illudono e rattristano.
Anche se tutto questo, forse, non ci appartiene più, è comunque piacevole sentirsi augurare “buone vacanze” .

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