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domenica, Febbraio 25, 2024

Una Spremuta di… Falegnami!

In quel tempo Gesù insegnava nella sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname?”
Così disse un vecchio faccendiere della Galilea, circa duemila anni fa, stigmatizzando un evento a suo dire riprovevole riguardante appunto il figliolo di un falegname del luogo che, invece di seguire le orme paterne in campo lavorativo, pare stesse vagando per il territorio a predicare e fare miracoli. Cose dell’altro mondo!
Più o meno quello che accadde milleottocento anni più tardi, quando un altro faccendiere inorridì nell’apprendere della pubblicazione di un libro per ragazzi, Pinocchio era il titolo, che narrava le gesta di un burattino parlante, opera prima di un altro falegname, mandato, anzi, obbligato dallo stesso padre putativo ad andare a scuola! Sì, a studiare, lui figliolo di un umile e utile artigiano. Incredibile!
Ma ancor più assurdo fu scoprire, da parte di un terzo faccendiere, circa sessant’anni fa, che il primo uomo lanciato nel cielo infinito all’interno di una capsula spaziale, il primo cosmonauta del genere umano, il russo Jurij Gagarin, era figlio di Aleksej Ivanovič Gagarin, falegname in una fattoria collettiva… Un eroe della storia umana letteralmente strappato via alla nobilissima arte del piallare. Non se ne poteva più!
Per salvare le nobilissimi sorti umane, “Magnifiche e progressive” , di leopardiana memoria,  in questi giorni è venuto in nostro aiuto un nobile discendente dei precedenti faccendieri, sua Eminenza Flavio Briatore, che dopo aver visitato personalmente, in religioso raccoglimento, uno “studio” di falegnami ha testé sentenziato: “Tutti i falegnami nello studio avevano più di cinquant’anni. Perché non avendo aziende che possono sopravvivere da sole, ai figli fanno fare altre cose, tipo mandarli a scuola o all’università. Noi ci ritroveremo tra vent’anni dove non ci saranno più falegnami, muratori o gente che fa controsoffitti.”
Finalmente una voce nel deserto, finalmente qualcuno che ha avuto il coraggio di dire la verità: la società umana, per funzionare, deve essere non solo classista, ma dinastica: padre avvocato, figliolo avvocato, madre pediatra, figlia pediatra, padre falegname… figliolo falegname. Facile, intuitivo…logico!
Quanti problemi risolti: classi scolastiche più snelle, corsi universitari senza numero chiuso, niente più stressanti gare meritocratiche, sempre meno persone con capacità critica e analitica e quindi meno rotture di scatole a livello sociale, fantastico!
E poi diciamocelo, quanti pastrocchi con tutte quelle famiglie di operai, agricoltori, pastori, lattonieri, elettricisti, barbieri, lavandaie, sartine e falegnami, appunto, che si facevano in otto pur di poter mandare i propri figli a scuola con quell’insulso desiderio che diventassero, un giorno, Avucat e Prufesur, Maestre e Duturesse… Quante utili braccia tolte alle nobili esigenze dei faccendieri di cui sopra, che con acume e grande senso di praticità hanno più volte, nel corso della storia umana,  colto l’insensatezza della scuola per tutti.
Già…
Più o meno come diceva il sociologo Alberoni… o forse no…: “L’istruzione è completa solo quando la teoria si confronta con l’esperienza. Io sogno una scuola in cui si studiano rigorosamente tutte le materie letterarie e scientifiche, ma poi si fa anche sport, teatro, musica, e si imparano lavori manuali come l’elettricista, il falegname, il cuoco, il giardiniere e ci si confronta con il risultato. È solo coltivando una rosa reale che mi rendo conto di quante nozioni devo conoscere e di quanta cura, quanta vigilanza devo avere. È solo facendo le cose concrete e di fronte ai risultati che imparo la responsabilità. Un insegnamento che mi servirà qualsiasi mestiere, qualsiasi professione poi io faccia.”
Proprio così, anche il falegname. Ma per tutti, faccendieri e non.
Insomma, come affermava Albert Einstein: “La scuola dovrebbe avere sempre come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti. Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell’attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente, dovrebbe sempre essere al primo posto, e non l’acquisizione di conoscenze specializzate.”
Perché “L’istruzione è il grande motore dello sviluppo personale. È attraverso l’istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, che il figlio di un minatore può diventare dirigente della miniera, che il figlio di un bracciante può diventare presidente di una grande nazione.” E non lo dice il proprietario del Billionaire, ma un più umile premio Nobel come Nelson Mandela…
Vi lascio con le parole, ancora più umili, del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nulla, ovviamente, al confronto con le sublimi esternazioni del Briatore nazionale.
Ecco il Presidente in occasione del centenario della nascita di Don Milani: “Testimone coerente e scomodo per la comunità civile e per quella religiosa del suo tempo. Battistrada di una cultura che ha combattuto il privilegio e l’emarginazione, che ha inteso la conoscenza non soltanto come diritto di tutti ma anche come strumento per il pieno sviluppo della personalità umana. Essere stato un segno di contraddizione, anche urticante, significa che non è passato invano fra noi ma, al contrario, ha adempiuto alla funzione che più gli stava a cuore: fare crescere le persone, fare crescere il loro senso critico, dare davvero sbocco alle ansie che hanno accompagnato, dalla scelta repubblicana, la nuova Italia.
Il motore primo delle sue idee di giustizia e uguaglianza era proprio la scuola. La scuola come leva per contrastare le povertà. Non a caso oggi si usa l’espressione “povertà educativa” per affermare i rischi derivanti da una scuola che non riuscisse a essere veicolo di formazione del cittadino. La scuola per conoscere.
Il merito non è l’amplificazione del  vantaggio di chi già parte favorito. Merito è dare nuove opportunità a chi non ne ha, perché è giusto e per non far perdere all’Italia talenti preziosi se trovano la possibilità di esprimersi, come a tutti deve.”
Come piallare un faccendiere…
Amen.

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