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martedì, Aprile 16, 2024

    Il nodo filosofico della violenza

    Gli interessi occidentali in Africa

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    L’estate 2023 ha visto aggiungersi un altro evento destabilizzante per il blocco euroatlantico nell’Africa occidentale saheliana: il colpo di stato di fine luglio in Niger. “La crisi in Niger giunge in un momento particolarmente complesso per il Sahel. La politica stessa di Bazoum è stata influenzata dall’arrivo al potere di Assimi Goïta in Mali e di Ibrahim Traoré in Burkina Faso, gli altri due colpi di Stato saheliani che hanno anticipato quello nigerino”, ha scritto Pollichieni su “Limes”. Da una parte il potere civile che sosterrebbe il presidente legittimo eletto nel 2021, Mohamed Bazoum, dall’altra l’apparato coercitivo che, viceversa, sostiene il generale Abdourahmane Tchiani, in mezzo una popolazione dalla quale è difficile estrarre una maggioranza definita al riguardo, ma sulla quale si può asserire un diffuso sentimento antifrancese, e antieuropeo per riflesso, che dura ormai da anni. «Formalmente, il CNSP (Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria) ha motivato la propria decisione come reazione all’aggravamento delle condizioni socioeconomiche del paese e al deterioramento della crisi securitaria, causata dalla presenza di gruppi jihadisti sia nella regione sud-occidentale sia in quella sud-orientale», come afferma Di Martino. Similmente si pronunciò il “Movimento patriottico per la salvaguardia e la restaurazione”, autore del primo colpo di stato in Burkina Faso nel gennaio del 2022. Un’altra fra le motivazioni dell’azione è certamente il tornaconto personale di svariati ufficiali delle forze di sicurezza – che vantano una lunga tradizione di coinvolgimento col malaffare locale: dal traffico di stupefacenti e di medicinali contraffatti, a quello d’esseri umani – derivante dagli aiuti internazionali e dai diritti sulla vendita dell’uranio. O ancora l’elemento etnico-tribale, che cozza con le intenzioni e pressioni di Francia e Stati Uniti per una “democratizzazione”, perché Bazoum è d’origine araba mentre consuetudinariamente il paese è stato governato dalla tribù Hausa. Una cifra certa è comunque la ferma posizione del neoistituito Cnsp che s’è fatto un baffo delle sanzioni della Comunità Economica degli Stati dell’Africa occidentale e dell’ultimatum lanciato da Francia e Stati Uniti di rimetter Bazoum al potere entro una settimana dal rovesciamento, pena l’uso della forza in caso d’inadempimento, minaccia ormai decisamente poco credibile. Non basta; l’astio evidente verso la maggior parte delle potenze euroatlantiche e seguaci è stato confermato dalla decisione della giunta militare del 26 agosto di espellere gli ambasciatori di Francia oltre al corpo diplomatico di Germania, Nigeria e Stati Uniti dando loro 48 ore per lasciare il Paese». Ovviamente, ma fino a un certo punto, diplomatici e militari per il momento sono ancora lì e probabilmente non se ne andranno, ma cosa conta davvero di questa vicenda come in quella del 2021 in Mali? La presenza francese sotto egida europea al fine di abbattere le milizie islamiste in Niger è un cosmetico alla difesa delle miniere d’uranio, gestite esclusivamente dalla compagnia francese Orano. A ciò, importante per quanto concerne gli interessi euroatlantici e gli equilibri nella regione, s’aggiunge la sempre minore disponibilità a combattere degli europei che genera sfiducia e pruriti nel Sahel. Così si espandono i russi con la Wagner, russi che non cambieranno molto dopo la morte di Prigozhin, esattamente com’è avvenuto in Mali nel 2021 quando il governo eversivo rifiutò il rinnovo dell’operazione Minusma delle Nazioni Unite per stringere accordi con la Russia, considerata, grazie alla Wagner, decisamente più credibile per garantire la sicurezza. Dice bene l’ex generale Giuseppe Cucchi a proposito dell’evanescenza “occidentale”, ma soprattutto europea e italiana: “È chiaro quanto questa realtà geopolitica sia dannosa per noi europei. Ma perché ciò avviene? Succede perché il rispetto e l’influenza in ambito internazionale si guadagnano spendendo due monete fondamentali e universalmente riconosciute, oro e sangue. Di oro in Europa se ne trova ancora, anche se non più come un tempo. Ciò che scarseggia è il sangue. Serve disponibilità di reparti militari solidi da impiegare ogni volta che i nostri interessi sono in gioco nel mondo e che sia chiaro che quattro scapaccioni conterebbero molto di più che una marcia della pace, un’iniziativa diplomatica, una preghiera in Piazza San Pietro o un convegno sull’argomento”. Ma a sostegno è indubbiamente necessaria un’opinione pubblica, e quindi un apparato intellettuale, la quale accetti che la pace e il benessere non sono frutti dell’autoconvincimento.

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