EDITORIALE n. 497

Più o meno la solfa è sempre la stessa: qualche illuminato esponente della tribù dei “clicca clicca, banna banna”, gli attivisti che all’ombra odiano tutto e tutti, ti chiedono di usare la penna come il paletto da conficcare nel cuore di questo, ai loro occhi, orrendo paese, dove non c’è una sola cosa che funzioni.

Oddio, magari proprio tutti questi torti non li hanno i professionisti della protesta in conto terzi, perché da anni certi errori si reiterano.

Vogliamo parlare della impunità riservata agli autori della sosta selvaggia? O di certe discariche abusive bellamente tollerate e lungamente ignorate? Impossibile, anche volendo, difendere l’indifendibile.

Ciò che non va è immaginare che i media debbano trasformarsi in una sorta di gogna e che chi scrive debba maramaldeggiare ad oltranza, pena l’essere tacciato di connivenza e d’esser prezzolato dal potere.

Guai a dire che qualcosa  funziona: nel mondo dei “clicca clicca, banna banna” questa è una realtà non contemplata.

Recentemente invece è successa una bella cosa. Sono tra quelli che si son sempre lamentati del fatto che a Caselle non ci fosse un vero e bel teatro. Quello dell’oratorio? Cara grazia che ci sia, però, se non è cambiato, fa di vetustà virtù e poi contiene poca gente. Il Palatenda? Conosco il mazzo che si fanno gli  uomini e le donne di “Nonsoloimprovvisando” e della Pro Loco per chiudere al meglio le inesistenti pareti laterali e cercare di migliorare un’acustica terribile. I saloni della Pro Loco? Uno su due ha un’acustica migliore, ma contiene un numero limitato di persone. Rimaneva “Sala Cervi”, della quale s’è sempre detto “troppo piccola per essere grande, troppo grande per essere piccola”, acustica così così e quel palco giù in fondo che sembrava più un catafalco.

Andate a vedere adesso che cosa è diventata “Sala Cervi”. In occasione della chiusura dell’anno accademico, quelli della nostra Unitre hanno fatto un regalo grandissimo a Caselle:  col supporto di un Assessorato attento, hanno dotato la sala di riloghe, tende e sipario. Tutta di blu vestita, “Sala Cervi” non solo sembrava più bella e più grande, ma ci è apparsa, per la prima volta, come un vero teatro.

Onore alle donne e agli uomini dell’Unitre che ancora una volta ci hanno dimostrato come la vera forza, la vera spina dorsale rimasta di questo Paese siano i volontari.

I ragazzi e le ragazze dell’Unitre – perché questo sono in corpo e spirito – ci hanno detto  che se si vuole si può, proprio come sempre a Caselle accade se ad occuparsi di un particolare sono, di volta in volta, gli instancabili soci della Pro Loco, i sempre presenti Alpini, i difensori del nostro patrimonio culturale, quali sono quelli dei Battuti, o gli attivi attivisti  della Forgia o i soci di una a caso tra le  mille nostre attività di volontari.

Poterne scrivere per dire che questa è l’Italia, la Caselle in cui credere e sperare è un privilegio ed un onore.

Per questo clicco “mi piace” con giusto gusto.

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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