L’ultimo numero dell’anno è sempre caratterizzato da due fattori.

Tirando le somme, si è sempre combattuti tra il considerare maggiormente ciò che il futuro e la speranza possono portarci di buono oppure farlo con ciò che il passato prossimo e il presente ci lasciano tra le mani.

Quanto in questo momento possediamo, francamente, non è molto. Abbiamo, a governarci, una classe politica davvero scarsa, ma è quello che forse ci meritiamo. Anche se al peggio dovremmo trovare un limite, giorno dopo giorno l’asticella del rovinoso rotolamento, per assurdo e contro ogni legge fisica,  continua ad alzarsi. Ci attendono a brevissimo nuove elezioni e ad avanzare è il vecchio. Impressionante scoprire che, politicamente, 25 anni sono trascorsi invano.

Se non ci fosse stata una capocciata a frantumare il naso d’un giornalista a Ostia la lente d’ingrandimento manco si sarebbe appoggiata su nuove pazzesche infiltrazioni mafiose e il Palazzo avrebbe continuato ad ignorare il truce avanzamento di una destra ignorante e nazista.

Ma ciò che abbiamo non è null’altro che una serie di vuoti politici che vengono riempiti da pericolosi rigurgiti.

Sarebbe tempo di porre all’attenzione di tutti una nuova “questione morale” ma, guardandomi attorno, di Enrico Berlinguer non ne intravedo manco uno.

Meglio quindi volgere lo sguardo speranzoso su quanto avverrà.

Intanto, devo dire che il numero di novembre di Cose Nostre ha colto nel segno: mai ricevuti tanti complimenti per quanto ho scritto in #Caselle2050 e Paolo Ribaldone ha ottenuto un confortante plauso raggiungendo un numero notevole di visualizzazioni per le sue inchieste sul futuro delle Aree ATA e sull’abbattimento di quell’ecomostro che è sempre stato il cavalcavia di Corso Grosseto. A far da grande cassa di risonanza è stato sicuramente il nostro nuovo sito web che, a quanto ci consta, è sempre più gradito: la sua interconnessione con i “social” ha ampliato e moltiplicato la nostra possibilità di raggiungere il pubblico che, di giorno in giorno, si sta facendo sempre più vasto.

Una maggior circolazione di idee e proposte tornerà di sicuro utile quando, tra breve, cominceremo a dar corso al progetto #Caselle2050, perché di questo si tratta.

Checché se ne dica, il Caselle Open Mall, il faraonico progetto, prenderà vita sulle ben note Aree ATA.

A Cannes, al Mapic, non è stato presentato il solito plastico: annunciando una partnership con National Geographic, Aedes, la società chiamata a costruire, ha preso un impegno solenne verso lo sviluppo non già d’un ennesimo polo votato agli acquisti, ma piuttosto verso qualcosa di inusitato per le nostre parti: la creazione d’un parco tematico di altissima qualità e di grandissimo interesse.

E noi a Caselle Centro cosa proporremo, per non vedere scorrere la vita altrove? Le navette da e per il Caselle Open Mall serviranno solo per sottrarre clientela locale ad un già asfittico commercio nostrano?

Per ciò occorre già da oggi pensare ad una serie di progetti a breve, medio e lungo termine per dire che siamo vivi e propositivi.

Raccogliamoci a coorte e stiliamo programmi e cartelloni che non siano il solo bolso “Settembre Casellese” che da anni rantola e non ha più ragione d’essere.

Scavando nel nostro tessuto potremmo scoprire che in campo musicale, artistico e culturale abbiamo risorse per poter mettere su un cartellone da poter campare per anni.

A patto che ci sia una consulta delle associazioni, che ci sia una regìa.

Il 2018 potrebbe essere l’anno del decollo. Se vogliamo, possiamo.

Siano delle Buone Feste e delle feste buone: è un augurio di cuore.

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