FortissimaMenteNel mio studio possono arrivare dei pazienti che hanno bisogno di aiuto per superare il dolore per la perdita di una persona cara. Solitamente il processo di lutto avviene in modo naturale: appena avvenuta la perdita la sofferenza pare essere intollerabile ma con il passare del tempo essa si attenua.

Al termine del periodo di lutto si torna ad essere allegri, si ha di nuovo voglia di divertirsi e, perché no, di innamorarsi ancora. Purtroppo per una minoranza di persone le cose non stanno così e, nonostante passi molto tempo, proprio non ce la fanno a trovare un senso ad una vita senza il caro che non c’è più.

Gli psicologi hanno a lungo studiato il lutto per poter aiutare le persone in questa situazione. Si è visto che le fasi del lutto sono simili in tutte le culture. La prima fase del lutto viene chiamata “shock”, dura due-tre giorni: si ha la sensazione di avere preso un pugno nella pancia, ma si nega il dolore. Per questo motivo si può arrivare al funerale in stato confusionale, come se il fatto non riguardasse.

Passati i primi giorni si entra in una nuova fase chiamata disorganizzazione: si gira a vuoto, si dimenticano le cose, non si pianifica e non si portano a termine i compiti. Dura una settimana. Da questo punto in poi iniziano a susseguirsi una serie di emozioni negative che rendono prigioniero chi è in lutto. Si può sentire aggressività, rivolta contro sé stessi: “non ho capito, non gli davo retta quando diceva di stare male”oppure contro gli altri: “i medici non hanno saputo impedire la morte”. Addirittura la rabbia può essere rivolta verso il morto “verrebbe da dirgliene quattro per il caos in cui mi ha lasciato”oppure verso Dio.

Ci sono persone che dopo un lutto perdono la fede, questo fa sentire ancora più soli. Quando si è in lutto si può provare invidia verso chi non è nella stessa situazione: può essere intollerabile per una giovane vedova vedere una coppia di anziani che passeggiano insieme. Altre volte ci si sente così tristi che ci si vergogna di farsi vedere dagli altri e si preferisce isolarsi.In certi momenti, ci si comporta come se il defunto potesse tornare, si tengono i suoi oggetto o i suoi abiti, non ci si siede sulla sua sedia preferita. In questa fase si possono avere dei comportamenti di ricerca del defunto ad esempio andando da medium o cartomanti per tentare un contatto con chi non c’è più.

Dopo tante fasi in cui cambia il tipo di sofferenza e le emozioni, dopo aver cercato spiegazioni all’inspiegabile, essersi sentiti in colpa, in ansia, aver pianto, lentamente succede qualcosa per cui si intravvede un cambiamento. Finalmente si entra nell’ultima fase del lutto che si chiama reintegrazione: è un processo lento, la persona un po’ alla volta inizia a stare meglio, ad accettare davvero ciò che è successo e a fare nuovi progetti perché riesce a guardare al futuro.

In questo numero ho deciso di parlarvi di questo argomento perché proprio poco tempo fa è venuto a chiedermi aiuto Federico, un signore che è rimasto vedovo da circa tre anni ma è bloccato nella sua fase di lutto. Federico ha perso la moglie dopo una storia d’amore durata oltre 40 anni. Lui e la moglie si erano conosciuti ancora adolescenti, avevano un bellissimo rapporto, erano amici, amanti, complici, confidenti. All’improvviso la moglie inizia ad avere comportamenti strani, inspiegabili.

Su consiglio di amici esegue degli esami e, inaspettatamente, viene diagnosticato un tumore al cervello: avrebbe solo pochi mesi di vita. Federico tenta per la moglie ogni tipo di cure e riesce a tenerla con sé tre anni ancora, anziché i pochi mesi che erano stati preventivati. Trascorrono gli ultimi tre anni in modo ancora più coinvolgente di prima, viaggiano, passano insieme più tempo possibile, vogliono godersi appieno ciò che resta. Lei nell’ultimo mese peggiora e Federico l’assiste con amore immenso, fino a che è costretto a lasciarla andare.

La vita senza di lei per lui non ha più senso, nonostante sia circondato dall’affetto di figli, nipoti e tanti amici. Cade in una depressione profonda, tanto da essere costretto a chiedere di andare in anticipo in pensione: non è più in grado di lavorare. Federico sa che la vita può essere ancora bellissima, prova a viaggiare, a coltivare nuovi hobby ma la tristezza che ha dentro è intollerabile, sembra che nulla gli possa portare sollievo. Per questo chiede un aiuto terapeutico.

Dopo alcune sedute Federico inizia a sentirsi più leggero, quella tristezza opprimente che da tre anni gli pesa sullo stomaco e sulle spalle comincia ad andare via. Federico aveva quello che viene chiamato dagli psicologi “lutto complicato”, ovvero era bloccato nel processo di lutto e da solo non riusciva ad arrivare a quella che prima ho chiamato “fase di reintegrazione” che permette di tornare a guardare al futuro dopo aver accettato la perdita della persona amata.Per maggiori informazioni visita il sito: www.psicoborgaro.it

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