Genitori stressati

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FortissimaMente

Dalla notte dei tempi esiste il mito per cui, anche se essere genitori è stancante ed impegnativo, ne vale la pena per le soddisfazioni che ne conseguono. Ma è davvero sempre così? Da qualche anno si sta studiando quello che è stato definito “burnout genitoriale”, una sindrome che impedisce ai genitori di provare quella serenità nell’occuparsi dei figli di cui si da per scontata l’esistenza. Il termine “burnout” arriva dall’inglese e significa “essere bruciati”. È stato usato dagli psicologi dalla fine degli anni sessanta per riferirsi alle conseguenze dello stress cronico sul lavoro. Questa parola indica la sensazione di esaurimento, stanchezza e perdita di interesse che provano molti lavoratori nell’ambito sociale e assistenziale. Ammalandosi, i professionisti provano distacco verso la loro professione e perdono efficienza lavorativa. Gli studi più recenti indicano che pure molti genitori entrano in burnout nell’occuparsi dei figli.

I primi studi sul burnout genitoriale risalgono agli anni ottanta. Questi studi dimostravano che i genitori che si occupavano di figli malati con il tempo sviluppavano uno stress cronico. Solo negli ultimi dieci anni le ricerche hanno invece concluso che qualunque genitore può essere colpito dallo stress cronico se si trova ad affrontare un periodo di crisi e non abbia la possibilità di proteggersi dallo stress, ad esempio avendo altre figure che possano dargli un supporto.

Alcuni genitori entrano in stress perché cedono alla pressione della società di essere dei genitori perfetti. Per tanti secoli i bambini sono stati indifferenti nella società mentre attualmente ne sono al centro delle preoccupazioni, tanto che nel 1989 è stata pubblicata la Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia, dove si dichiara che la responsabilità per la salute e la felicità dei figli ricade sui genitori. Nel caso di insuccesso in questo compito, lo stress diventa insopportabile: non aver creato una famiglia felice o non essere un genitore perfetto viene vissuto come un fallimento. Puntare alla famiglia ideale è un elemento decisivo nell’insorgere del burnout genitoriale: se si vuole essere genitori perfetti, quando si sbaglia diventa insopportabile. Ad esempio, è troppo ambizioso per una coppia di genitori che lavorano a tempo pieno, volere anche accompagnare sempre i figli nelle attività sportive, cucinare cibi sani ad ogni pasto e proporre ogni sera un gioco educativo per non stare davanti alla televisione o al computer. Lo stress genitoriale può presentarsi in qualunque momento e non dipende dall’età dei figli, può riguardare quindi genitori con figli già adulti. I sintomi principali per riconoscere questa sindrome sono tre. Il primo è la sensazione di esaurimento: ci si sente senza forze. Il secondo è il distacco affettivo: il genitore presta sempre meno attenzione ai figli. Il terzo sintomo è la perdita di efficacia: non si ha più entusiasmo nel fare i genitori e non ci si sente più capaci nel farlo. Una volta comparso il burnout, i genitori hanno la sensazione di non sopportare più i figli e si irritano facilmente davanti alle loro richieste, possono comportarsi con negligenza o maltrattarli, ad esempio si dimenticano di dargli da mangiare, lavarli, sorvegliarli ed in certi casi possono essere aggressivi con schiaffi oppure insulti. La situazione di stress cronico può portare il genitore a comportamenti di dipendenza, come eccedere nel consumo di caffè per stare sveglio, oppure esagerare con sigarette e alcolici per rilassarsi. In un clima così teso, aumenta anche il rischio di divorzio. Ci sono anche conseguenze per la salute fisica, perché una situazione di stress cronico indebolisce il sistema immunitario predisponendo le persone ad ammalarsi con più facilità. È possibile uscire da tutto questo? Per prima cosa si deve prestare attenzione ai segnali di allarme, come la sensazione di stanchezza, di sconforto. Bisogna poi superare il tabù di parlarne per il timore di essere giudicati cattivi genitori e chiedere aiuto.

Non esistono farmaci che facciano superare questa sindrome ma è utile un lavoro sulla sfera psicologica. Bisogna capire quali sono i fattori che alimentano questa situazione: si è visto che spesso sono legati al rapporto di coppia, alle strategie educative oppure a fattori di personalità del genitore. Bisogna infine pensare a nuove soluzioni per risolvere i problemi quotidiani: meglio accettare di mangiare una sera a settimana la pizza surgelata e chiedere ai nonni di portare i ragazzi a nuoto piuttosto che sperimentare la frustrazione per dovere fare tutto da soli in modo impeccabile. È poi importante svolgere con i figli attività che piacciano anche ai genitori e non costringersi a fare cose che si detestano: è preferibile fare una passeggiata rilassante tutti insieme che trascorrere ore con noiosi giochi educativi. È quindi possibile superare il burn-out e ritrovare la gioia di essere genitori.

Per ulteriori informazioni visita il sito: www.psicoborgaro.it

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