Il robot nella nostra società

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FortissimaMente

Ormai da decenni i robot sono entrati a far parte della nostra vita. Ci aiutano a cucinare e a pulire con molta meno fatica rispetto ai nostri nonni, che erano costretti a fare tutto da sé. Ci aiutano anche nelle industrie, sveltendo e aumentando le nostre capacità produttive, così come in agricoltura, nei viaggi…

Gli scienziati di svariate materie stanno studiando come perfezionare i robot, per renderli più efficienti, più economici, più semplici ed intuitivi da usare ma anche per renderli simili nell’aspetto agli esseri umani. Si stanno già costruendo dei robot che assomigliano a delle persone e che addirittura riescono ad imparare in autonomia delle cose: alcuni di loro sono in grado di fare dei ragionamenti che possono simulare quelli del cervello umano. Si sta investendo davvero tanto in questo ambito perché l’obiettivo è quello di creare una società dove i robot possano sempre più supportare l’uomo nella vita quotidiana e soprattutto possano fornire assistenza in una comunità dove gli anziani non autonomi saranno in continuo aumento. Quali saranno le conseguenze?

Ha fatto molto scalpore la notizia per cui l’Arabia Saudita ha accordato la cittadinanza ad un robot. Proprio così, il 30 ottobre dello scorso anno l’Arabia Saudita ha nominato come suo cittadino Sophia, un robot all’avanguardia costruito con le fattezze di una donna (è stato preso a modello Audrey Hepburn). Sophia riesce a riconoscere la mimica del volto umano ed è in grado di esprimere delle emozioni. Può conversare ed analizzare le intenzioni dei suoi interlocutori. Le copie future di Sophia potrebbero diventare delle cameriere o delle assistenti per gli anziani. Questa notizia può sembrare un ottimo segno di progresso ma in realtà apre delle questioni delicate sia dal punto di vista etico che giuridico.

Sophia è un robot dall’aspetto occidentale ed è stata accolta come cittadina in una società orientale, dove le donne non godono di diritti pari agli uomini. Ad esempio, Sophia può andare in giro a capo scoperto e senza accompagnatori, cosa che non viene concessa ad una donna in carne ed ossa saudita. Solleva inoltre discussioni il fatto che un robot abbia ottenuto la cittadinanza in un paese dove circa il 30% della popolazione è costituita da lavoratori immigrati a cui non verrà mai concessa la cittadinanza.

Per ottenere la cittadinanza una “creatura” dovrebbe essere un soggetto, non un oggetto. Dovrebbe provare delle emozioni, avere una coscienza e avere la possibilità di prendere delle decisioni in autonomia. Il robot per diventare un cittadino dovrebbe avere dei diritti, ad esempio poter far valere la propria opinione, potersi cercare un lavoro, decidere da sé dove abitare. Tutto questo contrasta con l’idea di “robot”. Perché allora Re Salman, il monarca dell’Arabia Saudita, ha deciso che Sophia deve essere un cittadino a tutti gli effetti? Sembrerebbe per motivi economici. In Arabia Saudita, come prima vi ho accennato, vivono circa 9 milioni di persone straniere impiegate nei lavori più umili e faticosi. Questi lavoratori non sono riconosciuti come cittadini e non hanno nessun diritto civico: ricevono un basso compenso permettendo ad alcuni settori dell’economia di fondarsi sullo sfruttamento di manodopera a basso prezzo. L’introduzione di robot in settori quali l’edilizia, le pulizie, l’assistenza agli anziani potrebbe portare in un paese conseguenze che si sono già sperimentate nel secolo scorso. La storia ci insegna che negli anni quaranta del ‘900 negli stati meridionali degli Stati Uniti furono introdotte le prime macchine a motore termico nelle piantagioni di cotone, dove lavoravano i discendenti degli schiavi. Si trattava di lavoratori con salari bassissimi che offrivano manodopera poco qualificata. In questo scenario quei lavoratori si ritrovarono dall’essere sfruttati ad essere inutili: una sola macchina poteva fare il lavoro di 50 uomini. Lo sconvolgimento fu di grande portata: 5 milioni di lavoratori furono costretti a migrare al nord per cercare posti nell’industria. Purtroppo non c’era lavoro per tutti loro e la maggior parte fu costretta a trasferirsi nei ghetti dove proliferava la disoccupazione e di conseguenza la criminalità.

I macchinari agricoli erano ingombranti, ma robot come Sophia sono altamente sofisticati e potrebbero sostituire il lavoro umano in ambiti in cui prima sarebbe stato inimmaginabile. Ci sarebbero conseguenze negative per quel che riguarda tantissimi lavoratori che svolgono queste mansioni. Inoltre, se un robot ha addirittura la cittadinanza, come ci si dovrà comportare con lui a livello giuridico? Se Sophia, mentre lavora come badante per un’anziana signora, le versa addosso il brodo bollente ustionandola, nel processo che ne conseguirà, chi verrà chiamato in causa? Il costruttore di Sophia o Sophia stessa? L’evolversi veloce della nostra società ha sicuramente tanti vantaggi, ma purtroppo ha anche conseguenze negative e problematiche sempre più complesse da affrontare.

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