Vacanze…

Mai come quest’anno mi sono sembrate un miraggio. Sarà il momentaccio.
Sarà la voglia sempre più impellente di dimettersi, almeno per una quindicina di giorni, da tutta questa canea che ci gira attorno.

Davvero sembrava che non dovessero arrivare mai, ‘ste benedette vacanze.

E adesso che sono praticamente qui, si tratta di scegliere: dove andare?

Non mi dispiacerebbe finire in qualche landa dove un gioiellino come la nostra amata ferrovia Ciriè-Lanzo viene valorizzato e non mortificato.

Dico, ma è per agevolare il rilancio del turismo nelle Valli che durante l’estate il treno non va oltre Cirié? Mica per becera esterofilia, ma in qualsiasi altra nazione un percorso ferroviario così, con quelle stazioncine “svizzere”, sarebbe un percorso turistico d’eccellenza. Da noi invece è il contrario: si castra, invece di incentivare.

Magari rifaremo una capatina a Champorcher, in Valle d’Aosta. Lì, invece di pensare a togliere le “griglie” per i merenderos del fine settimana, come si vorrebbe attuare a Borgata Francia, hanno ideato una cosa diversa che, volendo,  potrebbe essere praticabile anche dalla nostra Amministrazione e dal Comitato della nostra borgata: a Champorcher l’area pic nic è gestita da addetti; tavoli, griglie e legna per le stesse sono usufruibili ma solo dopo il pagamento d’una modesta tassa. Perché invece di smantellare non provare anche noi ad attuare una cosa simile? Cos’hanno di diverso le rive dell’Ayasse rispetto a quella della Stura?

Di certo una visita che farò sarà quella che mi riporterà a rivedere il Timavo, un fiume carsico tra i più misteriosi al mondo.
Dove vada e cosa combini il Timavo durante il suo lungo viaggio sotterraneo, prima di riemergere vicino a Trieste e buttarsi nell’Adriatico, è una sciarada non ancora risolta.
Come ha definito Paolo Ribaldone nell’articolo che leggerete a pagina 3, in fondo mi sembrerà di essere a casa, ricollegandomi ai capitoli riguardanti le nostre Aree ATA, che di quando in quando riemergono per poi inabissarsi in silenzi che preoccupano e lasciano appena  intuire una  carsica attività.

Così a Est, mi spiace, ma non potremo raggiungere Aigues Mortes, al fondo della Provenza, per andare a  vedere la targa che si sono finalmente decisi a mettere a perpetuo ricordo del massacro dell’agosto del 1893, che portò all’uccisione di dieci italiani, la maggior parte  nostri conterranei. Aigues-Mortes si animava solo durante la raccolta del sale quando venivano assunti  molti emigranti italiani, per lo più piemontesi , quasi sempre ingaggiati tramite caporali che operavano oltre confine.

Nell’estate del 1893 il clima era teso anche perché la stampa francese alimentava la psicosi dell’invasione, ripetendo ad ogni piè sospinto che la manodopera italiana “toglieva il pane dalla bocca, aggiungendo ritratti razzisti degli italiani “sporchi, straccioni, capaci di formare intere tribù emigranti verso il Nord”.
I giornali parlavano di un’invasione silenziosa e della minaccia che la patria venisse “sommersa”. Parlavano alla pancia e non alla testa della gente, e il buio della ragione prese il sopravvento.

Ci ricorda qualcuno, qualcosa o sbaglio?

Comunque buone vacanze, se potete. Ci rivediamo a settembre.

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